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dimanche 26 mars 2017

XXVI anniversario della morte di monsignor Marcel Lefebvre. Il testo della conferenza che Monsignore tenne ai seminaristi di Ecône il 20 dicembre 1984 – di Carlo Manetti | Riscossa Cristiana

XXVI anniversario della morte di monsignor Marcel Lefebvre. Il testo della conferenza che Monsignore tenne ai seminaristi di Ecône il 20 dicembre 1984 – di Carlo Manetti | Riscossa Cristiana

XXVI anniversario della morte di monsignor Marcel Lefebvre. Il testo della conferenza che Monsignore tenne ai seminaristi di Ecône il 20 dicembre 1984 – di Carlo Manetti

Nel XXVI anniversario della sua morte ricordiamo monsignor Marcel Lefebvre, la cui figura e la cui opera appaiono oggi ancor più importanti di quanto siano apparse durante la sua vita. La sua grandezza è tutta racchiusa nella sua fedeltà a Nostro Signore Gesù Cristo: l'evitare ogni saggezza umana, ogni accomodamento pratico che fosse o, anche solo, apparisse come un cedimento, una deviazione, un annacquamento di quanto la Chiesa ha sempre infallibilmente fatto e detto; la sua vita, soprattutto nell'ultima parte, si può racchiudere nel passo paolino «noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani»[1]. E per i modernisti, al tempo stesso neo-giudei[2] e neo-pagani[3], egli rappresentò e rappresenta sia scandalo che stoltezza: era definito «ribelle», «testardo», «pervicace», «scismatico», «fomentatore di discordie»… ma Nostro Signore non lo ha abbandonato ed ha premiato la sua fedeltà con una lungimiranza ed una preveggenza ogni giorno più chiare ed impressionanti.

A proposito del gran parlare che, ciclicamente (e oggi in maniera particolare), si fa, da varie parti, a riguardo di un possibile ed imminente "accordo" tra FSSPX e Santa Sede ai fini di una sua regolarizzazione canonica, ci pare opportuno pubblicare la sottostante conferenza che Monsignore tenne ai seminaristi di Ecône il 20 dicembre 1984, all'indomani della pubblicazione del motu proprio «Quattuor abhinc Annos» (3 ottobre 1984) di Giovanni Paolo II (1920-2005), con cui veniva concessa una timidissima liberalizzazione della Santa Messa di sempre. Ci pare opportuno ricordare che non c'era ancora stato il primo blasfemo incontro interreligioso di Assisi (27 ottobre 1986).

di Carlo Manetti

(note, sottolineature e grassetti dell'Autore)

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Il testo della conferenza che Mons. Lefebvre tenne ai seminaristi di Ecône il 20 dicembre 1984

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Prima della vostra partenza per le vacanze, voglio approfittarne per dirvi qualche parola a proposito della situazione attuale nella Chiesa e dei nostri gruppi tradizionalisti, dopo il decreto di Roma del 3 ottobre scorso. Penso che ci vorrà ancora qualche mese, forse anche un anno prima di poter fare il bilancio di questo decreto, ma è ugualmente importante situarlo nel suo contesto storico. Non dobbiamo dimenticare la lotta che abbiamo condotto che continuiamo condurre, e che questa è innanzi tutto una lotta per la fede, per conservare la fede cattolica.

Rifiutiamo coraggiosamente, definitivamente gli errori liberali, errori condannati costantemente da numerosi Papi. Vogliamo essere fedeli alla voce di Dio, la voce della Chiesa, che si è manifestata attraverso tutti questi Papi: a partire da Pio VI, Pio VII, fino a Pio XII, i Papi hanno condannato tutti gli errori liberali: libertà di pensiero, di coscienza, di culto, di religione, di stampa e tutto questo spirito libertino, di licenza; i Papi li hanno condannati in nome della legge di Dio, in nome dell'obbedienza a Dio; hanno condannato le due costituzioni dei diritti dell'uomo, perché sono contrarie alla legge di Dio, sono contrarie al Regno di Nostro Signore Gesù Cristo; allora, poiché ci siamo trovati, a partire dal Concilio Vaticano II, di fronte ad un'invasione di idee liberali all'interno della Chiesa, fino ai più alti vertici della Chiesa, ebbene abbiamo voluto resistere, combattere e rifiutare assolutamente di sottometterci a questa invasione di falsi principi, che stanno distruggendo la Chiesa e che distruggono tutta la società, tutta la cristianità.

Io direi che il primo avvenimento del tutto sensazionale, che manifestò quest'opposizione all'interno stesso della Chiesa, all'interno della Curia Romana, tra il programma liberale, bisogna dirlo, massonico, ed il programma della Chiesa, della Tradizione, della fede della Chiesa, è l'opposizione tra il Cardinal Ottaviani e del Cardinal Bea, quest'ultimo rappresentante la corrente delle idee liberali ed il primo rappresentante della Tradizione della Chiesa, della fede della Chiesa; e questo primo avvenimento disgraziatamente è stato seguito da altri, ed i Cardinali che hanno seguito il Cardinal Bea sono riusciti a far cedere i Papi, Giovanni XXIII, Paolo VI, in favore del liberalismo, nel Concilio e nel dopo Concilio.

Allora è arrivato questo abominevole ecumenismo, che non è altro che il mezzo per far penetrare le idee liberali all'interno della Chiesa, perché è il principio della libertà religiosa, principio presente nella costituzione dei diritti dell'uomo. Una volta ammessa la libertà religiosa, principio ammesso dalla dichiarazione dei diritti dell'uomo, si ammettono pure tutte le altre libertà: libertà di pensiero, di azione, purché non si vada, per così dire, contro l'ordine pubblico, libertà di stampa… tutte le libertà!

Queste libertà conducono all'anarchia, alla distruzione della Chiesa, alla distruzione dei principi sociali ed alla distruzione, pure, dei principi naturali, di tutta la legge naturale, perché tutto ciò che è legge naturale, tutto ciò che è legge soprannaturale, tutto ciò che è legge di Dio, è contrario ai principi massonici, che vogliono distruggere tutte le vestigia di Dio, tutte le vestigia della venuta di Nostro Signore Gesù Cristo sulla terra ed anche ogni traccia della presenza di Dio nella natura intorno a noi.

Ecco perché questo mondo va verso la sua perdizione: allora, questa guerra che si fa intorno alla Chiesa continua, non bisogna credere che sia finita, non bisogna credere che, perché assistiamo a qualche misura, a qualche ritorno più conforme allo spirito tradizionale, il combattimento sia finito. Questo combattimento della fede, nel quale ci siamo impegnati, ci ha fatto prendere la decisione di non accettare le riforme post-conciliari, perché sono fatte in questo spirito ecumenico, liberale e, dunque, tutto ciò che è fatto sotto l'influenza di questo spirito di liberalismo, condannato dai Papi, non può essere accettato, perché è contrario alla nostra fede, contrario al bene della Chiesa, contrario alla salvezza delle anime, contrario alla vita umana, sociale e cristiana, alla vita della società; allora abbiamo rifiutato…

Per il fatto stesso che rifiutiamo e che la Chiesa è invasa da queste idee liberali e che gli uomini della Chiesa, che occupano i posti più importanti sono imbevuti di queste idee, siamo necessariamente una sigla che bisogna abbattere, diamo fastidio all'evoluzione ed alla pratica di tutte queste idee liberali, che devono essere applicate nella Chiesa per piacere ai massoni, ai protestanti, ai comunisti ed a tutti i nemici della Chiesa stessa. È chiaro, ora è evidente, che ci sono stati dei patti con loro, con tutti questi nemici della Chiesa; abbiamo, dunque, assistito, a partire dal Concilio Vaticano II, a tutta questa diffusione del liberalismo all'interno della Chiesa ed in tutte le manifestazioni della Chiesa.

Allora abbiamo rifiutato; questo rifiuto ha significato la persecuzione che abbiamo subito, ci ha messo evidentemente in una situazione che nella Chiesa, all'apparenza, è anormale. Poiché ci si volevano imporre queste idee per obbedienza, abbiamo pensato che bisognasse obbedire anzitutto a Dio, prima che agli uomini. Essendo noi dei disubbidienti, hanno preso, nei nostri confronti, delle sanzioni: è normale, è logico e, di conseguenza, non dobbiamo meravigliarci che i nostri sacerdoti siano considerati come interdetti, che io stesso sia considerato come sospeso; è, dunque,  normale, per il cristiano medio, che non è in grado di ricostruire questa storia, che non l'ha vissuta o che non capisce che il liberalismo è sempre stato in guerra contro la Chiesa Cattolica, non comprendere perché siamo in questa situazione; ed allora, qualche volta anche nelle file di quelli che sono con noi, che ci sono vicini, che combattono con noi, c'è questo rilassamento a trovarsi nel combattimento, ad essere considerati come delle persone che dividono la Chiesa, che sono contro il Papa, che sono contro la Chiesa e che sono contro l'autorità della Chiesa. NON È VERO! Non siamo contro l'autorità della Chiesa, anzi, al contrario, ed è in ragione della sottomissione nostra alla Chiesa che continuiamo a fare ciò che facciamo; sottomissione ai Papi, a ciò che rappresenta la Chiesa: la Chiesa non cambia. La verità della Chiesa non può cambiare e, dunque, ciò che la Chiesa ha definito durante un secolo e mezzo non può non esistere anche oggi; è, allora, in ragione della nostra obbedienza alla Chiesa che siamo considerati disobbedienti; sono, invece, gli altri che hanno preso un corso nuovo nella Chiesa, che hanno instaurato una nuova tendenza nella Chiesa, una tendenza liberale.

Bisogna conoscere bene tutto questo, averlo sempre bene e chiaramente davanti agli occhi, in modo da comprendere a fondo che questa è una situazione anormale nella santa Chiesa: perseguitare, ad opera degli uomini della Chiesa, coloro che sono fedeli alla Chiesa è una situazione anormale. Ci sono, allora, taluni che si augurano con ardore di rientrare nel quadro della Chiesa, ma sono io che me ne auguro per primo, di rientrare nel quadro ufficiale, nel quadro pubblico, nel quadro normale della Chiesa.

Ritengo che noi siamo nella Chiesa e che siamo coloro che sono della Chiesa, che siamo i veri figli della Chiesa e che gli altri non lo siano: non lo sono! Perché il liberalismo non è un figlio della Chiesa; il liberalismo è contro la Chiesa, il liberalismo mira alla distruzione della Chiesa: in questo senso, non possono dirsi figli della Chiesa. Noi possiamo dirci figli della Chiesa, perché continuiamo la dottrina della Chiesa, manteniamo tutta la verità della Chiesa, integralmente, tale e quale la Chiesa l'ha sempre insegnata. Ma ufficialmente siamo considerati disubbidienti, persone che non si sottomettono a questa corrente liberale… è vero, noi non ci sottomettiamo questa corrente liberale e, allora, siamo perseguitati e questa situazione è evidentemente penosa; allora, ci sono alcuni che sarebbero pronti a sacrificare il combattimento della fede dicendo: «taciamo i nostri problemi dogmatici, taciamo il nostro combattimento, non parliamo più della malizia della messa nuova, chiudiamo la bocca e non diciamo più nulla, non siamo più contro quelle persone, non diciamo più nulla sulla questione della libertà religiosa, dei diritti dell'uomo, dell'ecumenismo, stiamo zitti, stiamo zitti e poi, così, potremo entrare nel quadro della Chiesa, faremo piacere a quelli che sono nella Chiesa, entreremo all'interno della Chiesa ed una volta che saremo all'interno della Chiesa, vedrete che si potrà combattere, che si potrà fare questo e quell'altro…».

È assolutamente falso! FALSO!

Non si rientra in un quadro, sotto dei superiori, dicendo che si scombussolerà tutto appena saremo all'interno, allorquando questi stessi superiori hanno tutto in mano per soffocarci e ne hanno tutta l'autorità per farlo. Ciò che ci interessa, innanzitutto, è di mantenere la fede cattolica: è questo il nostro combattimento; ed allora la questione canonica, puramente canonica, esteriore, pubblica nella Chiesa è secondaria, ciò che è importante è di restare nella Chiesa, cioè nella fede cattolica di sempre e nel vero sacerdozio e nella vera Messa e nei veri Sacramenti, nel Catechismo di sempre, con la Bibbia di sempre. È ciò che ci interessa, è questa la Chiesa.

L'essere riconosciuti pubblicamente è secondario e, allora, non bisogna cercare il secondario, perdendo ciò che è primario, ciò che è il primo oggetto del nostro combattimento. È stato, per esempio, il caso di Don Cantoni, che, partendo con i suoi amici seminaristi, preferì essere – diciamo – "in regola" pubblicamente, ufficialmente, e sopprimere il combattimento della fede: stare zitto a proposito della nuova messa, stare zitto a proposito di tutti gli errori che corrono attualmente nella Chiesa e di tutti gli errori liberali. Ebbene, noi non possiamo accettare ciò, non possiamo accettare questa situazione.

Bisogna essere fermi, molto fermi. Allora attualmente, dopo questo decreto, potremmo essere tentati di dire «può darsi che se noi accettiamo le condizioni che sono in questo decreto, noi potremmo dire la Messa antica e nel caso in cui potremmo dire la Messa antica saremo graditi alla Chiesa». Questo vuol dire non conoscere quelli che ci dirigono attualmente, quelli che sono nella Chiesa attualmente.

Basta leggere questa famosa frase del Cardinale Ratzinger per essere ben informati. Vi leggo questa frase, che è essenziale, nella sua intervista (Jesus, novembre 1984):

  • «Allora c'è qualcosa che è cambiato nella Chiesa negli anni 60?» chiede l'intervistatore. Allora il Cardinale Ratzinger risponde:
  • «Sì, sì, il problema degli anni '60 era di acquisire i migliori valori espressi da due secoli di cultura liberale». Ascoltate bene. Il problema degli anni '60 era, per la Chiesa, di acquisire i migliori valori espressi da due secoli di cultura liberale. «E, infatti, ci sono dei valori che, anche se nati fuori della Chiesa possono trovare il loro posto nella Chiesa, il loro posto nella visione che la Chiesa ha del mondo, purché queste idee siano un po' depurate e corrette». E, dunque, il Cardinale Ratzinger, ammette e aggiunge: «questo si è fatto. Noi abbiamo ammesso dei valori che sono venuti dal di fuori della Chiesa e che vengono da due secoli di cultura liberale». Ecco quali sono questi principi: l'ecumenismo, con la dichiarazione dei diritti dell'uomo, la libertà religiosa, ecco i valori introdotti all'interno del Concilio, ammessi ora dalla Chiesa. E il Cardinale Ratzinger li ammette, dice: «questo si è fatto»! Ma tuttavia, «l'adattamento è un po' difficile e allora bisogna cercare un equilibrio». Ecco, non togliere le idee: ma le conseguenze di queste idee che portano un po' di turbamento nella Chiesa e, per conseguenza, bisogna trovare un equilibrio.

È di una gravità enorme, questo condanna tutto ciò che dice nella sua intervista, perché questo è il cuore delle sue idee ed è questo che noi rimproveriamo, è questo che noi non vogliamo. Non ci si può mettere sotto un'autorità che ha delle idee liberali, che ci condurrà necessariamente, a poco a poco, per la forza delle cose, ad accettare le idee liberali, che sono la nuova messa, il cambiamento della liturgia, il cambiamento della Bibbia, il cambiamento del catechismo.

E allora si dice: «Ma hanno lottato contro il catechismo (nuovo)». Questo è un semplice colpo di freno, perché si andava talmente lontano che bisognava dare un certo colpo di freno. È lo stesso a proposito della teologia della liberazione e ancora per tutto quello che succede attualmente nella Chiesa. È evidente: ciò li spaventa un po' e, allora, un colpo di freno a destra ed uno a sinistra, ma sempre decisi a conservare le idee liberali.

Ed è proprio per questo che il decreto non è per noi, perché è stato redatto per metterci da parte. Ed è quello che ha detto l'Arcivescovo di Monaco all'Abbé Schmidberger: «Questo decreto non è fatto per voi». È evidente, poiché dicono che danno l'antica Messa a quelli che accettano la nuova. A questo proposito, c'è la frase deliziosa di Madiran che, evidentemente, ha sempre delle trovate incredibili; la frase (è straordinaria) dice: «in breve, la circolare romana dà a quelli che hanno voluto sopprimere la Messa Tradizionale la facoltà di autorizzarne la celebrazione per quelli che danno prova che non hanno alcun motivo di desiderarla». È magnifica.

Ripeto: «La circolare romana dà a quelli che hanno voluto sopprimere la Messa Tradizionale», cioè i Vescovi, «la facoltà di autorizzarne la celebrazione per quelli che danno prova di non avere alcun motivo di desiderarla». È esattamente questo. È assurdo! Questo decreto è assurdo e, conseguentemente, non è fatto per noi.

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[1] 1Cor 1,23.

[2] Si pensi, a titolo di esempio, al Cardinal Angelo Bagnasco, Presidente della CEI, che sostiene, purtroppo non da solo, la prima eresia della storia della Chiesa, vale a dire quella giudaizzante, contro la quale San Paolo resistette apertamente a Pietro e che fu condannata dal Concilio di Gerusalemme. Questa dottrina afferma la sopravvivenza dell'Antica Legge, anche dopo l'avvento del Messia, dimenticando la natura assolutamente preparatoria e, quindi, transitoria delle norme del Pentateuco, almeno per la parte non richiamata da Nostro Signore e, dopo la Sua Ascensione, dallo Spirito Santo. Il Cardinale è talmente pervicace ed estremista in questa sua linea ereticale da giungere ad affermazioni involontariamente antisemite, come quando dichiara solennemente che la Chiesa italiana «non intende convertire gli ebrei», quasi che non siano anch'essi chiamati alla Fede e, conseguentemente, alla Salvezza.

[3] Uno degli aspetti più immediatamente pagani degli uomini di Chiesa dopo il Concilio Vaticano II è l'ecumenismo, chiarissima traduzione moderna del politeismo pagano che ha condotto all'edificazione del Pantheon (come non vedervi una prefigurazione degli incontri interreligiosi di Assisi!) e che tanto è stato condannato e giustamente deriso dai filosofi e dai pensatori dell'antichità, pensatori nel cui ingegno i padri della Chiesa vedevano già «semina Verbi».

[4] Qui il termine «tradizionalista» viene utilizzato nel senso di seguace della Tradizione e non in quello, più restrittivo, di seguace dell'eresia tradizionalista, che pretende di fissare un periodo d'oro della Chiesa, dal quale non bisogna discostarsi in nulla, perdendo, quindi, la distinzione tra principi, per definizione eterni ed immutabili, ed accidenti, legati alle circostanze di tempo e di luogo, dunque, destinati ad un perenne aggiustamento.