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mercredi 31 mai 2017

“La Russia sarà cattolica” | CR – Agenzia di informazione settimanale

"La Russia sarà cattolica" | CR – Agenzia di informazione settimanale

"La Russia sarà cattolica"

(di Roberto de Mattei) "La Russia sarà cattolica": è questa l'iscrizione che fu apposta sulla tomba del padre Gregorio Agostino Maria Šuvalov nel cimitero di Montparnasse a Parigi. Per questa causa il barnabita russo si immolò come vittima (Antonio Maria Gentili, I Barnabiti, Padri Barnabiti Roma 2012, pp. 395-403).

Il conte Grigorij Petrovič Šuvalov, nacque a Pietroburgo il 25 ottobre 1804 da una famiglia di antica nobiltà. Uno zio, generale dell'esercito, ebbe l'incarico di accompagnare Napoleone sconfitto all'isola d'Elba, un altro suo antenato aveva fondato l'università di Mosca. Studiò dal 1808 al 1817 nel collegio dei gesuiti a Pietroburgo finché, espulsi i gesuiti dalla Russia,  continuò gli studi prima in Svizzera e poi all'università di Pisa, dove apprese perfettamente la lingua italiana. Fu influenzato però dal materialismo e dal nichilismo allora imperante nei circoli liberali che frequentava. Nominato dallo Zar Alessandro I ufficiale degli ussari della Guardia, a vent'anni, nel 1824, sposò Sofia Soltikov, una donna, profondamente religiosa, ortodossa, ma «cattolica nell'anima e nel cuore», che morirà a Venezia nel 1841. Da essa avrà due figli:  Pietro e Elena.

La morte di Sofia spinse Šuvalov a studiare la religione. Un giorno si imbatté nel libro delle Confessioni di sant'Agostino: fu per lui una rivelazione. «Lo leggevo incessantemente, ne copiavo intere pagine, ne stendevo lunghi estratti. La sua filosofia mi riempiva di buoni desideri e di amore. Con quale trasporto di contentezza trovai in quel grand'uomo sentimenti e pensieri che fino allora avevano dormito nell'anima e che quella lettura ridestava». Trasferitosi a Parigi, il conte Šuvalov frequentava un gruppo di aristocratici russi convertiti alla Chiesa cattolica, grazie soprattutto al conte Joseph de Maistre (1753-1821), che dal 1802 al 1817 era stato ambasciatore del Re di Sardegna a Pietroburgo.

Tra questi erano Sophie Swetchine (1782-1857), il principe Ivan Gagarin (1814-1882) e il principe Teodoro Galitzin (1805-1848). Quest'ultimo, accorgendosi della profonda crisi spirituale dell'amico, lo aiutò a ritrovare la verità, consigliandogli la lettura e la meditazione del Du Pape di Joseph de Maistre. Leggendo l'opera del conte savoiardo, Šuvalov comprese come la prima nota della Chiesa è l'unità, e questa esige un suprema autorità, che non può essere altro che il Romano Pontefice. «Signore, tu dici: la mia Chiesa, e non le mie chiese. D'altra parte, la Chiesa deve conservare la verità; ma la verità è una; dunque la Chiesa non può essere che una. (…) Quando conobbi che non può esistere se non una sola vera Chiesa, compresi pure che questa Chiesa deve essere universale, cioè cattolica».

Šuvalov si recava ogni sera a Notre Dame per ascoltare le prediche del padre Francesco Saverio de Ravignan (1795-1858), un dotto gesuita che sarebbe diventato la sua guida spirituale. Il 6 gennaio 1843, festa dell'Epifania, Šuvalov abiurò l'ortodossia e fece la sua professione di fede cattolica nella Chapelle des Oiseaux. Egli aspirava però ad una più profonda dedicazione alla causa cattolica. Per mezzo di un giovane liberale italiano, Emilio Dandolo, incontrato per caso in treno, aveva conosciuto il padre Alessandro Piantoni, rettore del collegio Longone dei Barnabiti a Milano, che nel 1856 lo accolse nel noviziato dei Barnabiti a Monza, con il nome di Agostino Maria.

Nell'ordine fondato da sant'Antonio Maria Zaccaria (1502-1539) trovò un ambiente di profonda spiritualità. Scriveva al padre Ravignan:  «Mi credo in Paradiso. I miei padri sono altrettanti santi, i novizi altrettanti angeli». Tra i giovani confratelli era Cesare Tondini de' Quarenghi (1839-1907) che, più di ogni altro, avrebbe raccolto la sua eredità spirituale. Il 19 settembre 1857 Agostino Šuvalov fu ordinato sacerdote a Milano da monsignor Angelo Ramazzotti, futuro patriarca di Venezia. 

Il giorno dell'ordinazione, all'elevazione del calice, innalzò a Dio questa supplica. «Mio Dio, fatemi degno di dare la vita e il sangue in unione al vostro per la glorificazione della beata Vergine Immacolata nella conversione della Russia». Fu questo il sogno della sua vita, che affidò all'Immacolata, di cui l'8 dicembre 1858 Pio IX proclamò il dogma. Ricevuto in  udienza dal Papa, padre Šuvalov gli manifestò il desiderio di dedicare la sua vita al ritorno degli scismatici alla Chiesa di Roma. Nel memorabile incontro, «Pio IX mi parlò della Russia con quella fede, con quella speranza e con quella convinzione che hanno per appoggio la parola di Gesù, e con quella carità ardente da cui era mosso pensando ai suoi figli traviati, poveri orfani volontari. Queste sue parole mi infiammavano il cuore».

Padre Šuvalov si dichiarò pronto a fare il sacrificio della sua vita per la conversione della Russia. «Orbene, disse allora il Santo Padre, ripetete sempre dinanzi al crocifisso tre volte al giorno questa protesta; siate certo il vostro volere si compirà». Parigi fu campo del suo apostolato e della sua immolazione: vi si prodigò instancabilmente conquistando innumerevoli anime e dando vita alla Associazione di preghiere per il trionfo della beata Vergine Immacolata nella conversione degli scismatici orientali, e specialmente dei Russi, alla fede cattolica, detta comunemente l'Opera del padre Šuvalov.

Pio IX l'approvò con un breve del 1862 e padre Cesare Tondini ne fu l'infaticabile propagatore. Ma padre Šuvalov era morto a Parigi il 2 aprile 1859. Aveva appena terminato di scrivere la  autobiografia Ma conversion et ma vocation (Parigi 1859). Il libro, che nell'Ottocento ebbe traduzioni e ristampe, è stato presentato in una nuova edizione italiana a cura dei padri Enrico M. Sironi e Franco M. Ghilardotti (La mia conversione e la mia vocazione, Grafiche Dehoniane, Bologna 2004) e da qui abbiamo tratto le nostre citazioni. Il padre Ghilardotti si è inoltre adoperato per riportare in Italia le spoglie del padre Šuvalov, che ora riposano nella chiesa di San Paolo Maggiore a Bologna, costruita nel 1611 dai padri Barnabiti. Ai piedi di un altare sormontato da una copia della Santa Trinità di Andrei Rublev, il più grande pittore russo di icone, padre Gregorio Agostino Maria Šuvalov attende l'ora della resurrezione.

Nella sua autobiografia il barnabita russo aveva scritto: «Quando l'eresia minaccia, quando la fede languisce, quando i costumi si corrompono e i popoli si addormentano sull'orlo dell'abisso, Dio, che tutto dispone con peso, numero e misura, per risvegliarli apre i tesori della sua grazia; e ora suscita in qualche oscuro villaggio un santo nascosto, la cui efficace preghiera trattiene il suo braccio pronto a punire; ora fa apparire sulla faccia dell'universo una splendida luce, un Mosé, un Gregorio VII, un Bernardo; ora ispira, per il concorso di qualche fatto miracoloso, passeggero o permanente, il pensiero di un pellegrinaggio o di qualche altra nuova devozione, nuova forse per la forma ma sempre antica nell'essenza, un culto commovente e salutare. Tale era stata l'origine della devozione al Sacro Cuore di Gesù. questo culto nato in mezzo a mille contraddizioni in un piccolo chiostro del villaggio di Paray-le-Monial…».

Tale, potremmo aggiungere, è l'origine della devozione al Cuore Immacolato di Maria, di cui la Madonna ha chiesto la propagazione cento anni fa, in un piccolo villaggio del Portogallo. A Fatima la Madonna annunciò la realizzazione del grande ideale di padre Šuvalov: la conversione della Russia alla fede cattolica. Un evento straordinario che appartiene al nostro futuro, e che farà risuonare nel mondo le misteriose parole della Scrittura che padre Šuvalov applica alla propria conversione: Surge qui dormis, surge a mortuis et iluminabit te Christus, «Alzati, tu che dormi fra i morti e Gesù Cristo ti illuminerà» (Ef 5, 14). (Roberto de Mattei)

lundi 29 mai 2017

Conveniencia de que las mujeres utilicen velo o mantilla durante la Misa – Biblia y Tradición

Conveniencia de que las mujeres utilicen velo o mantilla durante la Misa – Biblia y Tradición

Conveniencia de que las mujeres utilicen velo o mantilla durante la Misa – Biblia y Tradición

Título: Conveniencia de que las mujeres utilicen velo o mantilla durante la Misa

Autor: R. P. Christopher Hathaway, FSSP (Fraternidad Sacerdotal de San Pedro)

Tomado de la homilía del domingo después de la Ascensión del 23 de mayo de 2004

Traducción: Alejandro Villarreal -sept. 2011- Imágenes añadidas

El uso de la mantilla sobre la cabeza durante la santa Misa es una antigua tradición. San Pablo escribe sobre esta práctica en el capítulo undécimo de su primera carta a los corintios. El comienza su explicación de esta manera:

San Pablo

«Sed imitadores míos tal cual soy yo de Cristo. Os alabo de que en todas las cosas os acordéis de mí, y de que observéis las tradiciones conformes os las he transmitido. Mas quiero que sepáis que la cabeza de todo varón es Cristo, y el varón, cabeza de la mujer, y Dios, cabeza de Cristo. Todo varón que ora o profetiza con la cabeza cubierta, deshonra su cabeza. Mas toda mujer que ora o profetiza con la cabeza descubierta, deshonra su cabeza; porque es lo mismo que si estuviera rapada. Por donde si una mujer no se cubre, que se rape también; mas si es vergüenza para la mujer cortarse el pelo o raparse, que se cubra. El hombre, al contrario, no debe cubrirse la cabeza, porque es imagen y gloria de Dios, mas la mujer es gloria del varón. Pues no procede el varón de la mujer, sino la mujer del varón, como tampoco fue creado el varón por causa de la mujer, sino la mujer por causa del varón. Por tanto, debe la mujer llevar sobre su cabeza (la señal de estar bajo) autoridad, por causa de los ángeles. Con todo, en el Señor, el varón no es sin la mujer, ni la mujer sin el varón. Pues como la mujer procede del varón, así también el varón (nace) por medio de la mujer; mas todas las cosas son de Dios. Juzgad por vosotros mismos: ¿Es cosa decorosa que una mujer ore a Dios sin cubrirse? ¿No os enseña la misma naturaleza que si el hombre deja crecer la cabellera, es deshonra para él? Mas si la mujer deja crecer la cabellera es honra para ella; porque la cabellera le es dada a manera de velo.» [Traducción bíblica de Mons. Straubinger -TMS-]

Finalmente, ¿alguno encontrará alguna razón para argumentar lo contrario?, San Pablo escribe:

«Si, con todo eso, alguno quiere disputar, sepa que nosotros no tenemos tal costumbre, ni tampoco las Iglesias de Dios.» [TMS]

Siguiendo a San Pablo y a la antigua práctica de la Iglesia, el Código de Derecho Canónico de 1917 requería que las mujeres usasen velos o mantillas durante las funciones litúrgicas:

«Los varones, ya sea dentro o fuera de la Iglesia [al pasar por el frente, por ejemplo], mientras asisten a los ritos sagrados, deben llevar la cabeza descubierta, a menos que las costumbres locales lo aprueben o se den circunstancias particulares, no se determinará otra cosa. Las mujeres, sin embargo, deberán cubrirse la cabeza y vestirse con modestia, especialmente cuando se aproximan a la mesa del Señor.» [Can. 1262, par. 2]

En  tiempos recientes el cubrirse la cabeza no ha sido una práctica común, ¿qué sucedió? En 1976, la Sagrada Congregación para la Doctrina de la Fe emitió el decreto Declaración sobre la Admisión de Mujeres al Ministerio Sacerdotal (Inter insigniores), el cual subrayaba la razón por la cual las mujeres no pueden ser sacerdotes (o sacerdotisas). En este decreto leemos:

«Pero hay que notar que esas prescripciones, probablemente inspiradas en las costumbres del tiempo, no se refieren sino a prácticas de orden disciplinar de poca importancia, como, por ejemplo, a la obligación por parte de la mujer de llevar un velo en la cabeza; tales exigencias ya no tienen valor normativo.» [http://multimedios.org/docs/d001038/]

Mujeres en Corea portando velo o mantilla durante la Misa

Desde este tiempo, el nuevo Código de Derecho Canónico (1983) omite el requerimiento de cubrirse la cabeza… así, hoy, en gran parte de la Iglesia el que las mujeres usen el velo o mantilla sobre la cabeza al asistir a Misa es algo muy raro. Esto no debe ser así, y pienso que si el tema fuese mucho mejor entendido, las mujeres encontrarían en el uso del velo o mantilla algo bueno y digno, tanto en lo individual como para la sociedad. Al explayar mi opinión no centraré el uso del velo o mantilla en razones de modestia o sujeción, sino sólo en su referencia a un gran misterio. San Pablo nos dice que la mujer vino del hombre así como el hombre vino primero de tal manera que es cabeza de la mujer… así, ellas utilizan velo o mantilla sobre la cabeza para revelar sumisión a él. Es cierto también, sin embargo, que desde Adán  todo hombre viene de una mujer y ellas deben utilizar velo o mantilla también por esta razón.

El Arzobispo Fulton John Sheen durante un bautizo. La madre del niño portando su velo o mantilla

En cada concepción, el divino Visitante entra solamente en la mujer para crear una nueva persona, sólo en ella desciende y, como otra encarnación, toca su útero e implanta una nueva alma inmortal. Ahora, este es un gran misterio, ¿y cómo hemos de mostrar los misterios?, le ponemos velos. Una niebla cubrió a la tierra durante su creación; el humo veló el Monte Sinaí cuando Moisés recibió las tablas; una nube recibió a nuestro Salvador en Su Ascensión. Lo sagrado es velado de tal manera que podamos orientarnos hacia una realidad más profunda. Durante la santa Misa, el Tabernáculo es velado debido a que contiene a Dios, así como el cáliz es velado también puesto que lo contiene a Él también. Así como es un gran misterio el que Dios se haga presente en nuestros altares, lo cual "vemos" con la Fe; y así, el que las mujeres se cubran con un velo hace más evidente que su vida forma parte de un digno y singular papel… sólo ellas han sido escogidas como recipientes de nueva vida. Pero, ¿qué hay de aquellas mujeres quienes no portan un hijo en sus entrañas, las ancianas, las muy jóvenes y las estériles?, ¿deberían ellas portar velo o mantilla? Sí deberían. Ya que las ancianas o las muy jóvenes o las estériles comparten la naturaleza de la mujer, la cual está identificada con portar nueva vida… y la naturaleza no cambia.

«Ceremonia de recepción de la madre en la iglesia», «Bendición de las mujeres después de dar a luz» o rito «benedictio mulieris post partum»

Si seguimos esta lógica de utilizar velo o mantilla, la cual apunta al misterio de la mujer, entonces podemos comprender apropiadamente la bendición que se les da después de que han dado a luz. Este sacramental no sólo es un acto de agradecimiento, sino una purificación. Ahora, la purificación no se refiere en el sentido de limpiar un objeto sucio, sino de limpiar algo que está santificado y volverá a utilizarse. En la santa Misa, después de la Comunión, el sacerdote purifica el cáliz, él no hace esto porque el cáliz esté sucio, sino porque Dios ha estado ahí. Así la mujer es purificada, no porque esté sucia, sino porque Dios ha entrado en ella, ha tocado su útero y a través de ella ha colocado otra alma inmortal en el mundo.

Para concluir, en mi opinión todas las mujeres deberían llevar velo o mantilla sobre la cabeza durante la santa Misa, como un signo visible y testimonio de su exclusivo privilegio y dignidad. Si todas las mujeres comprendieran mejor esto, creo que ellas se valorarían más y apreciarían mejor su exclusiva naturaleza maternal… la cual ha sido muy atropellada, abandonada y combatida en nuestros días.

Purificación del cáliz durante la santa Misa

Además, si toda mujer reconociera este, su exclusivo privilegio, defenderían su dignidad protegiéndose contra la vestimenta inmodesta, evitando las malas compañías y los lugares perniciosos, y aborrecerían ser reducidas a ser el juguete de las bajas pasiones varoniles. Por estas razones, si toda mujer comprendiese el sagrado misterio de su condición de mujer, ellas portarían feliz, ansiosa y honrosamente el velo o mantilla cada vez que asistieran a Misa, y un gran bien retornaría hacia este pobre mundo que se encuentra sumido en profundas tinieblas, por reconocer el verdadero y feliz propósito de la vida.

Gracias a Alejandro Bernal por esta recomendación.

Traducción de Alejandro Villarreal de bibliaytradicion.wordpress.com

>>BITÁCORA<<

SOBRE la REPRODUCCIÓN del CONTENIDO de B&T: Se concede el permiso para reproducir, total o parcialmente, las traducciones originales de este blog, en otras páginas o blogs, con la condición de mencionar el origen del mismo, así como a su autor original y el nombre del traductor. El autor de B&T hace lo correspondiente al tomar material de otras páginas, sin excepción, y a pesar de no concordar totalmente con las ideas de otras webs o autores, creyendo que en esto reside un simple pero no despreciable acto de honestidad.

Le premier, Dieu nous aime (1Jn 4, 1-10)



 01 Bien-aimés, ne vous fiez pas à n’importe quelle inspiration, mais examinez les esprits pour voir s’ils sont de Dieu, car beaucoup de faux prophètes se sont répandus dans le monde.
02 Voici comment vous reconnaîtrez l’Esprit de Dieu : tout esprit qui proclame que Jésus Christ est venu dans la chair, celui-là est de Dieu.
03 Tout esprit qui refuse de proclamer Jésus, celui-là n’est pas de Dieu : c’est l’esprit de l’anti-Christ, dont on vous a annoncé la venue et qui, dès maintenant, est déjà dans le monde.
04 Vous, petits enfants, vous êtes de Dieu, et vous avez vaincu ces gens-là ; car Celui qui est en vous est plus grand que celui qui est dans le monde.
05 Eux, ils sont du monde ; voilà pourquoi ils parlent le langage du monde, et le monde les écoute.
06 Nous, nous sommes de Dieu ; celui qui connaît Dieu nous écoute ; celui qui n’est pas de Dieu ne nous écoute pas. C’est ainsi que nous reconnaissons l’esprit de la vérité et l’esprit de l’erreur.
07 Bien-aimés, aimons-nous les uns les autres, puisque l’amour vient de Dieu. Celui qui aime est né de Dieu et connaît Dieu.
08 Celui qui n’aime pas n’a pas connu Dieu, car Dieu est amour.
09 Voici comment l’amour de Dieu s’est manifesté parmi nous : Dieu a envoyé son Fils unique dans le monde pour que nous vivions par lui.
10 Voici en quoi consiste l’amour : ce n’est pas nous qui avons aimé Dieu, mais c’est lui qui nous a aimés, et il a envoyé son Fils en sacrifice de pardon pour nos péchés.

samedi 27 mai 2017

¿Unidad o legalidad?

¿Unidad o legalidad?

¿Unidad o legalidad?

Nota: La cuestión candente de la regularización canónica de la Fraternidad Sacerdotal San Pío X nos lleva a ofrecer a nuestros lectores la mejor información posible sobre qué ocurre y por qué. En este espíritu publicamos nuestra traducción del presente artículo de uno de los principales teólogos de la FSSPX que disecciona de forma concisa, pero muy precisa, su posición y postura, y que ayudará a nuestros lectores a una mejor compresión de todos los hechos acaecidos y que estén por venir.

***

1.- La Iglesia es, según Pío XII, "el Cuerpo Místico de Cristo". No sólo la expresión es legítima, sino según el Papa, es preferible a cualquier otra. "Para definir, para describir esta verdadera Iglesia de Jesucristo- la que es santa, católica y apostólica-, no se puede encontrar nada más hermoso, nada más excelente, en fin nada más divino que esta expresión que la designa como " el Cuerpo Místico de Jesucristo; es la que deriva, que florece por así decirlo. De lo que nos muestran las Sagradas Escrituras y los escritos de los santos Padres."

2.- Esta expresión " el Cuerpo Místico de Cristo" es una analogía metafórica revelada. Representa, más que una definición precisa y científica, una descripción de la naturaleza misteriosa de la Iglesia. En esta expresión, el adjetivo "místico" diferencia a la vez a la Iglesia del cuerpo físico de Cristo y de los otros cuerpos sociales de orden natural, cuya naturaleza es únicamente jurídica. Esto significa que la Iglesia es una sociedad, pero que no lo es exactamente en el mismo sentido que las sociedades de orden natural. La Iglesia es una "sociedad" de orden sobrenatural y por tanto en un sentido analógico. La analogía implica semejanza y diferencia. La semejanza con las sociedades naturales se da en cuanto que la Iglesia tiene un gobierno; pero la gran diferencia radica en que ese gobierno presupone primerio un Magisterio, ya que la profesión de fe es el vínculo radical y absolutamente prioritario de la unidad social de la Iglesia. Y la fe siendo la vía de salvación eterna (ya que es el comienzo de la salvación) supone que este gobierno tiene también un poder santificador.

3.- Es por esto que la unidad de la Iglesia no es sólo ni incluso fundamentalmente, una unidad de gobierno, como en otras sociedades de orden natural. Es también, y en primer lugar, una unidad de fe y de sacramentos. Como ya lo decía el Papa León XIII, en la encíclica Satis cognitum , la unidad de fe precede a la unidad de gobierno, como el acuerdo y la unión de los intelectos es el fundamento de la armonía de las voluntades y del acuerdo en las acciones. Y en la encíclica Mortalium animos, el Papa Pío XI decía ya también: " Es la unidad de fe la que debe ser el vínculo principal que una a los discípulos de Cristo. ¿Cómo conceder legitimidad a una especie de pacto en el que los integrantes, incluso en las cuestiones de fe, guardase cada uno sus formas particulares de juzgar y de pensar, contradiciéndose unos a otros? (1 Tim II,5) (…) En verdad, no sabemos cómo a través de una tan gran divergencia de opiniones se podría abrir un camino hacia la unidad de la Iglesia, cuando esta unidad no puede nacer más que de un Magisterio único, de una regla única de fe y de una misma creencia cristiana". Pío XI no dice que la unidad de la Iglesia nazca de la regla de la fe; dice que no puede nacer de otra forma.

4.- Pío XI dice que esta unidad de fe está causada por el Magisterio. Igual que él, León XIII lo afirma claramente en el texto citado anteriormente. El poder jerárquico divinamente instituido permanece por tanto, de todas formas, ante el principio de unidad visible de la Iglesia. Pero esto no impide que entre los efectos  que deben derivarse de este principio, haya un orden absolutamente necesario: el poder jerárquico de la Iglesia, el del Papa y el de los obispos debe ejercerse para conseguir primero la unidad de fe, para procurar a continuación la unidad de gobierno. Ya que la unidad de gobierno no podría darse sin que se diera primero la unidad de la fe. Este orden absolutamente necesario caracteriza el ser mismo de la Iglesia, dado que es una sociedad de orden sobrenatural. Y ya que es sobrenatural la Iglesia se debe definir como la sociedad de los fieles, como una "congregatio fidelium", es decir como la asamblea de los que profesan la misma fe. El poder de Magisterio procura la unidad inicial de la Iglesia causando la unidad de la profesión de fe. El gobierno es al principio de otra unidad, la unidad de gobierno, que se regula sobre la unidad de la profesión de fe y, por tanto, del Magisterio.

5.- Concebir la Iglesia como una pura unidad de gobierno, de la que la unidad de fe sería, sino excluida, al menos relativizada o vista como secundaria, equivaldría a negar la definición de la Iglesia transmitida por la revelación divina. Esta unidad de puro gobierno tal vez constituyese a la Iglesia como una sociedad natural, pero la Iglesia no es sólo eso. La sociedad que consiste en la unión de sus miembros con Cristo es mucho más que una unidad de gobierno; es una sociedad en sentido análogo y por tanto la unidad es primero ( fundamental y principalmente) una unidad de fe, cuyo principio es el Magisterio.

6.- Una unidad de gobierno, sin la unidad de fe, sería por tanto una unidad puramente legal y legalista, contraria a la naturaleza misma de la Iglesia. Una unidad más aparente que real. Tal es la unidad ecuménica que soñaron Pablo VI, Juan Pablo II y sucesores. Tal sería también la unidad de "plena comunión" que la Santa Sede muestra desde hace tiempo  a los herederos de Monseñor Lefebvre. El reconocimiento canónico de la Fraternidad san Pío X no habría sido, sin embargo, un acto de puro gobierno. Es un acto que, de una manera u otra, va a proponer el problema de la adhesión de la Fraternidad al nuevo Magisterio y a la nueva profesión de fe del Vaticano II. Las declaraciones del cardenal Müller y de Monseñor Pozzo son, en este sentido, bastante claras. Ahora bien, la nueva profesión de fe del Vaticano II no sabría representar el fundamento de la unidad de fe en la Iglesia. Ya que las cuestiones que comporta no son "preguntas abiertas". Todos los puntos sobre los que el Vaticano II ha querido "revisar" la doctrina de la Iglesia son puntos sobre los que la discusión es imposible, ya que el Magisterio se ha pronunciado sobre ellos con todo el peso de su autoridad.

7.- Añadamos también que el gobierno no puede causar la unidad más que en el momento presente, de manera provisional y refiriéndose a las circunstancias actuales (ya que da la aplicación de las leyes aquí y ahora) mientras que el Magisterio causa la unidad de la fe ayer, hoy y mañana, de manera definitiva y absoluta, ya que la verdad debe siempre permanecer invariante. La unidad de fe subsiste por tanto, independientemente de una eventual ausencia de jerarquía, en su predicación y en su gobierno, independientemente de una concepción puramente legalista de la "plena comunión" que supondría relativizar las exigencias de la revelación divina. Esta unidad, que es la unidad misma de la Iglesia, debe guardar la primacía sobre cualesquiera acuerdos pseudo-canónicos.

8.-Estos han sido los principios que permitieron a Monseñor Lefebvre rechazar "la Iglesia conciliar" en el nombre la Iglesia del Magisterio "de siempre".

Padre Jean-Michel Gleize

(Traducción: Duque de las Llaves. Courrier de Rome)

Artículos de opinión y análisis recogidos de otros medios. Adelante la Fe no concuerda necesariamente con todas las opiniones y/o expresiones de los mismos, pero los considera elementos interesantes para el debate y la reflexión.

jeudi 25 mai 2017

RORATE CÆLI: Fontgombault Sermon for the Ascension

RORATE CÆLI: Fontgombault Sermon for the Ascension

Fontgombault Sermon for the Ascension

Sermon for the Feast of the Ascension


Right Reverend Dom Jean Pateau

Abbot of Our Lady of Fontgombault

Fontgombault, May 25, 2017


The abbey in late spring

It is expedient to you that I go. (John 16:7) 

Dear Brothers and Sisters,

My dearly beloved Sons,

The feast of the Ascension of the Lord is a feast of faith and joy. St. Mark tells us that before He sent His apostles to preach the Gospel throughout the world, and was taken up into heaven, Jesus rebuked them for their lack of faith and hardness of heart, for they had not believed in His resurrection.


This correction takes on a special importance, whereas this day marks a change in the presence of Christ beside His apostles. His death had already deprived them of a constant life with the Master. From now on, the sight of the Lord will be taken away from them. How may we understand the disciples' lack of faith? Yet, they had been prepared to the separations entailed by the death on the Cross and the Ascension. But sorrow filled their hearts, which were deaf and hard. And did not the Lord Himself intensify too much the wound: "It is expedient to you that I go"? The image of their good Master picking His first disciples on the shore of the Sea of Tiberias kept coming to their mind. The months of solitary teaching, of fraternal life with such a good Rabbi, the miracles that drew the crowds' sympathies, the first preaching of the Word…

Also, so many men to convert in a land where various nations intermingle… Why couldn't all this last? The Kingdom that had been promised was not yet established, and the Roman invaders had not been cast out. Shouldn't the Emmanuel, God with us, have remained with us? On the contrary, the Lord yearned to fulfill everything, and especially His hour, this very hour for which He had come, and which was the will of the Father. What good would it do to leave the lush land of Galilee and the shore of the Sea of Tiberias? What good would it do to go away from the oasis near the banks of Jordan, so as to face the scorching heat of the Judea desert, and

the long ascent towards Jerusalem, except to reach the place where this "hour" was bound to come?

The apostles are sad. The Lord comforts them: Let not your heart be troubled. You believe in God: believe also in me. (John 14:1)

Faith was lacking from their hearts! Despite the assurance of the Lord, "I will not leave you orphans" (John 14:18), despite the promise of a Paraclete, the apostles' hearts remain hard. Despite men's tardiness, the design of God will be carried out. Very soon, the Consoling Spirit will rush down upon each of the disciples, and move them with a holy enthusiasm, to such an extent that passers-by will mistake them for drunkards. St. Luke, when he reports the Lord's Ascension, tells us that the apostles, after worshiping the Lord Who was blessing them while He was carried up into Heaven, came back to Jerusalem with already a great joy. Light had come back into their hearts. What then had taken place? The hearts of the disciples had opened up and received the grace of faith. The feast of Ascension is a feast of faith, and joy. God remains the Emmanuel.

Before He was carried up into Heaven, the Lord made a point to cure in His disciples a twofold disease of the soul: lack of faith, and hardness of the heart.

Monks have known for a long time one of the sisters of these two diseases, and they have called it by a special name, acedia, weariness of divine things, a sin against the joy that comes from God. It is a very contemporary disease, too. If it is very noticeable among monks, because in a monastic environment, everything speaks of God, everything should be done with God and for God, in the world, it assumes a veiled form, made of a frantic quest for excitement that affords but a deceptive liberation. Lack of faith, hardness of heart, acedia, go against God, and yield only despair and sorrow.

As paradoxical as it might seem, encounter with the Invisible, encounter with God, may take place only in a heart open to reality and the present time. An absent virtuality, a heart slumped on itself and deaf, are the lot of a soul affected with acedia. Weariness of God, weariness of reality, weariness of life, all go together.

Before the Passion, the apostles were not able to discern God's design in the words of Jesus. They were lacking faith, and their hearts were closed. The Lord's rebuke has opened the disciples' hearts. Today, the apostles have faith in the word of their Lord, their hearts are listening to Him, and joy is their share.

What an example for each of us! The Lord has not left us orphans. Everyday, He offers Himself to us on the altars of this earth. The Holy Spirit craves to be the guest of our souls. God is thirsting for souls, and this thirst is our joy. Each of our lives abounds in His kindnesses. If the assurance that we are not deceived by God is the cornerstone of our daily path, then the feast of the Ascension should by the same token truly be for us a feast of faith and joy. Should this not be the case, let us have enough courage to revert to the path of the disciples towards light. So many of our contemporaries go so easily without God! As for us, what room do we grant God in the present moment, in our days, our weeks? Do we have a taste for God? God has not left us orphans, that's settled; yet, do we not forget our Father? Are our hearts open to His teachings?

Whereas the novena preparing the feast of Pentecost is beginning, what shall we ask the Lord? The grace to taste ever more that we are richly endowed children, that we have been loved at the price of Blood, children who, far from being orphans, have a Father in Heaven. The grace of a docile heart, of a listening heart. The grace of faith.

May the Lord, Who has also given us a Mother, bless us on this day, so that we may be, in the place where He has called us, His witnesses; all of us witnesses, to the ends of the earth.

Amen, Alleluia.

[French original at Le Petit Placide]

mercredi 24 mai 2017

Le Salon Beige - blog quotidien d'actualité par des laïcs catholiques: Incompatibilité avec la franc-maçonnerie : les évêques feront lire un texte à la messe du 28 mai

Le Salon Beige - blog quotidien d'actualité par des laïcs catholiques: Incompatibilité avec la franc-maçonnerie : les évêques feront lire un texte à la messe du 28 mai

Incompatibilité avec la franc-maçonnerie : les évêques feront lire un texte à la messe du 28 mai

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24 mai 2017

Les évêques de Côte d'Ivoire :

"Au terme de la 107è assemblée plénière des Evêques catholiques de Côte-d'Ivoire qui a eu lieu à Bonoua, les Evêques ivoiriens ont donné la position claire et sans équivoque de l'Eglise catholique de Côte d'Ivoire sur la possible conciliation entre la foi catholique et la franc maçonnerie."

Dans un message officiel, lu par Monseigneur Antoine Koné, Evêque d'Odienné et qui fera l'objet d'une

« large diffusion et lecture dans toutes les églises le dimanche 28 mai », les évêques catholiques ont clairement dit que la foi chrétienne catholique est incompatible avec les fondements et les pratiques de cette société ésotérique et bien d'autres qui ont, en ce moment, pignon sur rue dans le pays. Que ce soit dans ses aspirations, ses pratiques et surtout ses fondements, les positions de la franc maçonnerie sont inconciliables avec les doctrines de l'Eglise catholique ».

Se fondant sur un certain nombre « d'incompatibilités profondes entre la franc maçonnerie et la foi chrétienne », les Evêques ont tranché. Ils ont donc dit qu'il n'est point permis aux chrétiens catholiques d'adhérer à cette société secrète. Parce que « cela est un péché grave ». Pour ceux qui s'y seraient déjà engagés, les Evêques, par la voix de Monseigneur Antoine Koné, demandent un retour à la maison, à l'image de l'enfant prodigue. Ceux qui persisteraient dans ce choix sont indignes de la communion et des honneurs funéraires dus à tout chrétien catholique et de tout autre acte de la foi chrétienne catholique.

Posté le 24 mai 2017 à 19h45 par Michel Janva | Catégorie(s): Franc-maçonnerie

Vidéoformation n°60 : Les apparitions de Notre Dame à Fatima : quelles conséquences pour nous? - gloria.tv

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Pastores e ideólogos

Pastores e ideólogos

Pastores e ideólogos

Manteneos, pues, hermanos, firmes, y guardad las enseñanzas que recibisteis, ya de palabra, ya por nuestra carta. 2 Tes. 2, 15.

¡Oh Timoteo!, guarda el depósito a ti confiado, evitando las vanidades impías y las contradicciones de la falsa ciencia, que algunos profesan extraviándose de la fe. La gracia sea con vosotros. 1 Tim. 6, 20.

Pues esos falsos apóstoles, obreros engañosos, se disfrazan de apóstoles de Cristo; y no es maravilla, pues el mismo Satanás se disfraza de ángel de luz. No es, pues, mucho que sus ministros se disfracen de ministros de la justicia: su fin será el que corresponde a sus obras. 2 Cor. 11, 13-15.

El buen Pastor está para la edificación del cuerpo de Jesucristo.

Queridos hermanos, lo que con mayor interés debemos considerar aquellos a los que el Señor nos ha investido con la autoridad para pastorear es que toda la ciencia del cristiano se encierra en estas palabras de nuestro Señor Jesucristo: Esta es la vida eterna, que te conozcan a ti, único Dios verdadero y en tu enviado Jesucristo (Jn. 17, 3). Es nuestra sagrada misión que los fieles deseen de veras conocer y amar al Señor y a este crucificado: Nunca este vosotros me precié de saber cosa alguna, sino a Jesucristo, y éste crucificado (1 Co. 2, 2); y que estén del todo persuadidos y  crean firmemente que no hay otro nombre bajo el cielo que se nos haya dado para salvarnos: En ningún otro hay salvación, pues ningún otro nombre nos ha sido dado bajo el cielo, entre los  hombres, por el cual podamos salvarnos (Hech.4,12), porque este Señor es propiciación por nuestros pecados. Él es la propiciación  por nuestros pecados. Y no sólo por los nuestros, sino por los de todos el mundo (1 Jn. 2. 2). Más, ¿cómo sabemos que conocemos a Jesucristo, sólo si guardamos sus mandamientos: Sabemos que le hemos conocido si guardamos sus mandamientos. El que dice que le conoce y no guarda sus mandamientos, miente, y la verdad no está en él (1 Jn. 2, 3).

He aquí la obligación de que tenemos los pastores, y quienes más responsabilidad tienen,  de enseñar la verdad de la salvación, de predicar la verdad de nuestra fe. No tenemos autoridad para enseñar doctrina contraria a la fe católica, a la verdad de las Sagradas Escrituras y de la Tradición, a las verdades reveladas, al depósito de la fe. Pues a los sucesores de Pedro no fue prometido el Espíritu Santo para que propusiesen una nueva doctrina revelada por él, sino para asistiéndolos él guardasen religiosamente y expusiesen con fidelidad la revelación comunicada por los Apóstoles, o depósito de la fe (Constitución Dei Filius, cap. 4. Concilio Vaticano I).

Esta es la obligación del buen pastor: llevar la luz a los que están en tinieblas, ser doctor de los ignorantes, maestro de los sencillos e instruir a los espirituales. Los labios del sacerdote han de guardar la sabiduría y de su boca ha de salir la doctrina, porque es un enviado del Señor de los Ejércitos (Mal. 2, 7).

El buen Pastor no tiene más amor que por sus fieles, ni más ardor de corazón que por la gloria de Dios; es un amor tierno y afectivo para con Dios y estricto y riguroso para consigo mismo, amor ardiente por la salvación de las almas y por los intereses de la Iglesia. Cuando el corazón del clérigo de realmente del Señor, entonces también lo serán sus obras. Anima a sus ovejas con el propio ejemplo, las consuela con la palabra y las socorre con su ayuda. Desea, como San Pablo, ser anatema  por  sus hermanos, ofreciéndose en sacrificio como víctima publica para aplacar la Justicia de Dios a causa de los pecadores y de tantas ofensas a la divina Majestad.

Donde no hay gobierno va el pueblo a la ruina, en la abundancia del consejo está la salvación (Prov. 11, 14). Así como .la multitud de sabios salva el mundo, los falsos sabios son los que lo pierden. A la Iglesia no se le dan los sabios o doctores sino para la edificación del Cuerpo místico de Jesucristo. Cuando la ciencia es sólida y pura, perfecciona ese cuerpo; pero cuando es superficial y corrompida lo debilita.

Todos nosotros a cara descubierta contemplamos la gloria del Señor como en un espejo y nos transformamos en la misma imagen, de gloria en gloria, a medida que obra en nosotros el Espíritu del Señor (2 Co. 3, 18). Nada se puede decir más elogioso de un buen Pastor que lo que se ha dicho de la regla de  San Agustín: condujo a los pecadores  a la penitencia, a los justos a la perseverancia, a los tibios al fervor, a los mundanos y sensuales a la soledad y al retiro. El amor de Dios es lo que debe dirigir toda la vida del buen sacerdote, blanco de todos sus pensamientos, deseos, ejercicios, penitencias y trabajos.

El ideólogo está para la edificación de su propia doctrina.

No hay nada que irrite más al Clérigo ideólogo que le contradigan; inicialmente se presentará afable, dicharachero, dará confianza, se mostrará como uno más, no valora su dignidad eclesial, aparentemente, y así trata de dar la imagen de sencillo, porque lo aparente es muy importante para el clérigo ideólogo.

¿Qué es la ideología? Responde el diccionario de la Real Academia de la Lengua: Conjunto de ideas fundamentales que caracterizan el pensamiento de una persona, colectividad o época, de un movimiento cultural, religioso o político. ¿Y el ideólogo? Es una persona que organiza y elabora una doctrina específicamente política o religiosa.

Nos encontramos, pues, ante una colectividad de Pastores ideólogos que organizan y elaboran una doctrina religiosa propia, que les caracteriza a ellos, no a la Iglesia Cuerpo místico de Jesucristo,  y que es propia de una época determinada de la historia de la Iglesia. Por tanto su ideología no es universal, sino particular,  no une, más bien divide, y no forma parte de la tradición, sino más bien se opone; pero todo ello no es de la preocupación de los ideólogos, pues ni siguen ni buscan la verdad universal contenida en la Iglesia católica, sino su propia idea, que la imponen; porque el ideólogo sólo busca imponer sus ideas, nunca discutirlas.

El Pastor ideólogo lo ve todo blanco y  negro con matices grises. Quiere convencer a los demás de su idea original, pero no quiere afrontar la discusión justa basada en hechos y pruebas, porque no las tiene. No juega limpio, porque valora más el ganar que el intercambio de ideas; no tiene el menor reparo de urdir todo tipo de estrategias y engaños para salirse con la suya.

El Clérigo ideólogo presenta sus ideas y opiniones como hechos materiales, de la vida diaria, no le importa si hay evidencia de lo contrario. No le importa si las fuentes de sus opiniones son de consistencia dudosa, no le importa los medios ni  los que no están de acuerdo con sus puntos de vista. No defiende sus propios principios sino que ataca los del otro. Su personalidad es muy inconsistente, no le importa utilizar un principio cualquiera si le sirve para justificar su idea, pero no le importa cambiar de principio si éste es usado por el oponente. Por eso, el ideólogo dice una cosa y luego parece decir la contraria; aunque nunca habla claro. Éste es una de los rasgos característicos del pastor ideólogo. Otro de los rasgos es la soberbia. No soporta la sana doctrina y se rebela contra ella, la manipula, la retuerce y la adultera; porque la única doctrina es la suya, sus ideas propias. El clérigo ideólogo no está sometido a ninguna doctrina que le venga de afuera, sea la Tradición sea las Sagradas Escrituras, pues todo lo reelaborará a su propia conveniencia.

Sois mis amigos si hacéis lo que os mando.

Lo que une y ha unido siempre a la Iglesia, y seguirá uniendo a la Iglesia de Jesucristo, a su Cuerpo místico, es la verdad de la doctrina cristiana, del depósito de la fe. Sois mis amigos si hacéis lo que os mando (Jn. 15, 14). La fidelidad a la amistad de Dios, la fidelidad al cumplimiento de sus mandatos. El amor al prójimo es fruto del amor a Dios. Los tres primeros Mandamientos miran a Dios, y el resto a nosotros mismos y al prójimo. Lo que nos indica que Dios es la causa de lo que hacemos por el prójimo; por lo que amamos al prójimo, según el mandamiento de la Ley de Dios, cuando le amamos en Dios. Nadie ama al prójimo sino cumple la Ley de Dios.

La enseñanza y asistencia del Espíritu Santo nunca se contradice. El buen Pastor enseña la verdad inspirada por el Espíritu Santo contenida y recogida en el depósito de la fe. El Pastor ideólogo retuerce la verdad sin argumentar, atacando y descalificando.

Queridos hermanos, habrán comprobado que no hay citas evangélicas para los ideólogos, a menos que las que hablan de asalariados y mercenarios, que es lo que son. Además, estos ideólogos se sienten incómodos con la Palabra de Dios, les recuerda en su fuero interno que no la obedecen, y prefieren farfullar una palabra de aquí y otra de allá, intentando construir un mensaje coherente según su ideología, no resultando más que un mensaje inconexo, insultante y ofensivo, nunca para construir sino para atacar a quienes no comparten su ideología.

El buen Pastor no acomoda el Evangelio a sus opiniones, sino sus opiniones al Evangelio. Causa temor al pecador, pero no lo desespera; consuela a los justos pero cuida de no se enorgullezcan, presenta estrecho el camino del Cielo, pero no lo hace impracticable. No promete la salvación sino al que cumple con la Ley de Dios sin corromperla con interpretaciones suaves, ni interpretaciones rigurosas.

La sabiduría de Dios habla por boca del buen Pastor.

Ave María Purísima.

Padre Juan Manuel Rodríguez de la Rosa.

Padre Juan Manuel Rodríguez de la Rosa. Nació en Palamós (Gerona) en 1956, y se ordenó sacerdote en 12 de octubre del 2007 en la catedral de Getafe. Es licenciado en Estudios Eclesiásticos y en Derecho Canónico. Preside una Asociación privada de fieles de vida de oración contemplativa. En la actualidad es capellán de una residencia de ancianos de Madrid. Es autor del vídeo "Mysterium Fidei" sobre la Misa tradicional.

MiL - Messainlatino.it: Lettera-preghiera di Mons.Negri ai giovani morti di Manchester: "si sono solo dimenticati di dirvi che c’è il Male".

MiL - Messainlatino.it: Lettera-preghiera di Mons.Negri ai giovani morti di Manchester: "si sono solo dimenticati di dirvi che c'è il Male".

Lettera-preghiera di Mons.Negri ai giovani morti di Manchester: "si sono solo dimenticati di dirvi che c'è il Male".

In questo momento di grande dolore ci affidiamo alle parole,  pervase della luce rigenerante del Cristo Risorto, di Mons.Luigi Negri. 

Mater consolationis ora pro nobis! 

AC 


Decine di giovani morti in attentato a Manchester 

"Poveri figli della società che non riconosce il Male" 

 di Luigi Negri*

Carissimi figli, mi sento di chiamarvi così anche se non vi conosco. 

Ma nelle lunghe ore di insonnia che hanno seguito l'annuncio di questo terribile attentato, in cui molti di voi hanno perso la vita e molti sono rimasti feriti, vi ho sentiti legati a me in un modo speciale. 

Siete venuti al mondo, molte volte neanche desiderati, e nessuno vi ha dato delle «ragioni adeguate per vivere», come chiedeva il grande Bernanos alla generazione dei suoi adulti. 

Vi hanno messo nella società con due grandi princìpi: che potete fare quello che volete perché ogni vostro desiderio è un diritto; e l'importanza di avere il maggior numero di beni di consumo. 

Siete cresciuti così, ritenendo ovvio che aveste tutto. 

E quando avevate qualche problema esistenziale – una volta si diceva così – e lo comunicavate ai vostri genitori, ai vostri adulti, c'era già pronta la seduta psicanalitica per risolvere questo problema. 

Si sono solo dimenticati di dirvi che c'è il Male. 

E il Male è una persona, non è una serie di forze o di energie. 

È una persona. 

Questa persona s'è acquattata lì durante il vostro concerto. 

E l'ala terribile della morte che porta con sé vi ha ghermito. 

Figli miei, siete morti così, quasi senza ragioni come avevate vissuto. 

Non preoccupatevi, non vi hanno aiutato a vivere ma vi faranno un "ottimo" funerale in cui si esprimerà al massimo questa bolsa retorica laicista con tutte le autorità presenti - purtroppo anche quelle religiose - in piedi, silenziose. 

Naturalmente i vostri funerali saranno fatti all'aria aperta, anche per quelli che credono, perché ormai l'unico tempio è la natura. Robespierre riderebbe perché neanche lui è arrivato a questa fantasia. 

Del resto nelle chiese non si fanno più funerali perché, come dice acutamente il cardinale Sarah, nelle chiese cattoliche ormai si celebrano i funerali di Dio. 

Non dimenticheranno di mettervi sui marciapiedi i vostri peluche, i ricordi della vostra infanzia, della vostra prima giovinezza. 

E poi tutto sarà archiviato nella retorica di chi non ha niente da dire di fronte alle tragedie perché non ha niente da dire di fronte alla vita. 

Io spero che almeno qualcuno di questi guru – culturali, politici e religiosi - in questa situazione trattenga le parole e non ci investa con i soliti discorsi per dire che «non è una guerra di religione», che «la religione per sua natura è aperta al dialogo e alla comprensione». 

Ecco, io mi auguro che ci sia un momento silenzioso di rispetto. Innanzitutto per le vostre vite falciate dall'odio del demonio, ma anche per la verità. 

Perché gli adulti dovrebbero innanzitutto avere rispetto per la verità. 

Possono non servirla ma devono averne rispetto. Io comunque, che sono un vecchio vescovo che crede ancora in Dio, in Cristo e nella Chiesa, celebrerò la messa per tutti voi il giorno del vostro funerale perché dall'altra parte – quale che siano state le vostre pratiche religiose – incontriate il volto carissimo della Madonna che, stringendovi nel suo abbraccio, vi consolerà di questa vita sprecata, non per colpa vostra ma per colpa dei vostri adulti. 

 * Luigi Negri 

   Arcivescovo di Ferrara-Comacchio 

mardi 23 mai 2017

RORATE CÆLI: Ratzinger to Fumone. Burke to Campo De' Fiori. Someone is 'getting bent out of shape'

RORATE CÆLI: Ratzinger to Fumone. Burke to Campo De' Fiori. Someone is 'getting bent out of shape'

Ratzinger to Fumone. Burke to Campo De' Fiori. Someone is 'getting bent out of shape'

By Marco Tosatti

May 20, 2017

Reading three news articles yesterday makes me think that someone is really "getting bent out of shape" and we are entering now a perilous phase of decline: those who don't agree with the boss – off with their heads! An unprecedented populist degeneration in the life of the modern Church. I sincerely hope I'm wrong: I'm not just saying this, I really hope so. However we have signs that are anything but comforting.

The crux of the matter, it seems to me, is once again the Pope's non-response (a year has now gone by) to the five questions asked by the four Cardinals on the controversial points of the Apostolic Exhortation, Amoris Laetitia. Questions made in a spirit of obedience, following the classical procedure of the Church, i.e. asking the Pontiff and the Congregation for the Doctrine of the Faith for a clarification. Two months after the questions had been made, when the Cardinals discovered that the Pontiff had no intention of responding, they made the questions public. These regard everyone and in substance can be reduced to one only: is it licit, in mortal sin and with no change to one's life habits, to receive Holy Communion?

We don't know the reason for the Pope's non-response. We seem to recall that a certain Jesuit close to him had said that the reason was the fact that the questions were of an ideological nature. Forgive me, but this sounds a bit weak. It is the task of authorities to clarify their thoughts: and in doing so it will make clear whether a question is useless or has some point.  In the Church, especially, is an authority which doesn't respond fulfilling its duties?


Instead of a response, there sparked never-ending attacks against the four Cardinals, and against anyone who shared their perplexity. We don't wish to believe, as we have heard, that the Pontiff had encouraged or given "the green light"  for his followers to do this. However, there is no doubt that the only one of the four who still holds an office – Raymond Leo Burke, Patron of the Order of Malta – has entered and is still in, the firing range. As regards Malta you can find a summary here.  Perhaps in fact it was Burke's parrhesia that was so irritating.

And so we come to the first of yesterday's three episodes: the disconcerting personal attack by Cardinal Rodriguez Maradiaga on Cardinal Burke is unprecedented. Maradiaga in an interview-style book, written along with his Salesian confrere Antonio Carriero entitled "Only the Gospel is Revolutionary",  with regard to the Dubia, writes about Burke in the preface: "The Cardinal who sustains this, is a disillusioned man, inasmuch as he wanted power and lost it. He thought he was the highest authority in the United States". And he adds: "He is not the Magisterium: the Holy Father is the Magisterium, and it is he who teaches the entire Church. The other just states his own ideas, and they deserve no further comment.  These are the words of a poor man." This is precisely the point though: he is asking for a clarification on the Magisterium which has not yet been given. However for Maradiaga, the Pope's great sponsor, this is an insignificant detail and he also lashes out at a not-well-defined "Catholic right-wing" which wants "power and not truth.  If they say they find some "heresy" in Francis' words, they are greatly mistaken, since they think like men and not as the Lord wills."

The virulence of the words is staggering.  Where have the dialogue and mercy gone?

Now we come to the second episode, which is also significant. Its protagonist is a certain Andrea Grillo, layman, Professor of Theology at St. Anselm's.  Grillo would be – according to what we are told – in the never –officially-announced and officially unknown to the Prefect of Divine Worship (i.e. the authority that should deal with this issue) commission to study if and how to create a Mass in which Catholics and Protestants can participate together. This is a problem of no small consequence, seeing as the significance of the Eucharist is understood completely differently [in the two parts].

The Prefect of Divine Worship is the African Cardinal Robert Sarah, appointed by the Pontiff, and for reasons of reform, he had to move him from where he had been, i.e. Cor Unum. In the afterword of his book soon to be issued, Benedict XVI said that with Cardinal Sarah, the liturgy was in good hands.  This doesn't appear to us to be a scandalous affirmation; it is only for those who hate Sarah.

This Andrea Grillo, whom we don't have the misfortune of knowing personally, let it all loose:  "We need to consider well the rarity of the situation. A Pope abdicates the exercise of his Petrine Office. The procedure of succession is opened and his successor is elected. Normally this occurs "mortis causa". When the reason is not the death of the predecessor, but the "resignation" thereof, this fact for the institution opens up a delicate case of possible conflict of authorities which should have been surmounted by the predecessor's "consignment of silence", and who, in the preface wherein he praises Cardinal Sarah's accomplishments, cites a text by St Ignatius of Antioch saying: "It is better to remain in silence."  If he not only speaks, but even praises a Prefect who has created continuous embarrassment to the Church and his successor, a perilous conflict opens up, which would require more prudent behavior and more responsible words. In future, norms which regulate the predecessor's "institutional death" in a clearer and more certain way should be envisaged and the full authority of the successor, in the case of resignations".

Along with other unpleasant and disrespectful things, Grillo also said: "There cannot be cohabitation. This is now completely evident. As is evident that the white garments, the loquacity and the residence, must be regulated in detail. The Emeritus Bishop must depart the Vatican and be silent forever.  Only under these conditions it is possible to give shape to a real 'succession'.  The intentions of discretion and humility have been manifestly broken, in an almost scandalous way. I find it truly disconcerting that the Emeritus Bishop of Rome praises Francis for an appointment that he knows well he had strongly influenced in bringing about. To me this seems to be the most serious datum, a sign of clericalism and would say also of a certain hypocrisy".

The solution we can suggest is that of Fumone, the castle in Ciociara where Celestine of Morrone ended his days! We know well at least one of the owners, and if necessary we can act as mediators! Joking aside, what is scandalous is this thuggery shown by the champions of the new course. [It is] malice on such a scale that someone at Santa Marta should perhaps be worried about it.

To conclude, we arrive at the third episode: the Pontiff's words at Santa Marta. He was addressing the problem of pagans wanting to become Christians, and the discussion of this problem among the Apostles. The Pontiff describes the situation like this: "the group of Apostles who want to discuss the problem and others who go about creating problems, dividing, dividing the Church, they say that what the Apostles are preaching is not what Jesus said - that it is not the truth."

In the end an agreement is reached and the pagans can enter [the Church] without physical circumcision.  The Pontiff affirms that "it is the Church's duty to clarify doctrine" (Oh oh! The Dubia? Editor's note!) until "what Jesus said in the Gospels is understood well - and is the Spirit of the Gospels".

"But there have always been those [type of] people, who, with no office, go about troubling the Christian community with talk that throws souls into confusion: This one who said that is heretical, the one who says you cannot say that, this no, the doctrine of the Church is this… And they are fanatics of things that are unclear, like those fanatics who went about sowing discord to divide the Christian community.  And this is the problem: when the doctrine of the Church –  which comes from the Gospel, inspired by the Holy Spirit - because Jesus said: 'He will teach you and will remind you what I have taught' -, that doctrine becomes ideology. This is the great error of these people. " 

Let's play a little game: in which of the two groups cited by the Pontiff would Maradiaga and Grillo be placed? And if the fanatics speculate on things that are unclear, why not clarify them, when one is asked about them, and so cut off ambiguity at the roots?

* https://en.wikipedia.org/wiki/Fumone

Translation: Contributor, Francesca Romana