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mercredi 17 mai 2017

MiL - Messainlatino.it: Caro Papa Francesco, chi va alla Messa Antica lo fa per adorare Dio, e non per nostalgia.

MiL - Messainlatino.it: Caro Papa Francesco, chi va alla Messa Antica lo fa per adorare Dio, e non per nostalgia.

Caro Papa Francesco, chi va alla Messa Antica lo fa per adorare Dio, e non per nostalgia.


Non per nostalgia ma per adorazione si frequenta la Messa Tradizionale 
 Un commento di Mag. theol Michele Gurtner, per MiL




una bici con rotelle e uno
skate board alla Messa antica
a Imperia. Altro che "nostalgici"

La Chiesa vive dalla Liturgia, la quale è il suo primo e più importante compito.

 Sono proprio il Culto divino - specie la celebrazione del sacrificio divino - e la conservazione della fede rilevata da Dio nel Figlio e la sua divulgazione che sono determinanti per la Chiesa di Cristo. La Chiesa è stata costituita da Cristo innanzitutto come una liturgia perenne, come ci insegna per esempio l'Apocalisse di San Giovanni. Solo una Chiesa che entra nell'eterna Liturgia divina è a gradimento di Dio, e solo così, cioè essendo perfettamente liturgica, potrà svolgere tutti gli altri compiti adeguatamente: la cura delle anime, la catechesi, la formazione ed educazione, la carità e via dicendo. Ma tutto ciò deve partire dal suo primissimo e più centrale incarico che ha ricevuto: la Liturgia. Da lì comincia tutto, da essa dipende ogni altra cosa in successo e qualità.


Non è un caso che la Chiesa si trovi in quasi ogni singolo aspetto in una profondissima crisi, che la colpisce ormai da decenni: essa è una diretta conseguenza di una nuova valutazione della Liturgia. Quando la Chiesa cambia la Liturgia, allora cambia anche come si autodefinisce, e di conseguenza come agisce. Questi cambiamenti hanno effetti non indifferenti anche sulla fede vissuta, sui fedeli e sugli insegnamenti dei preti e dei vescovi. Fede e Liturgia cambiano sempre assieme e si influenzano a vicenda.


Il modo – o la forma esteriore ed interiore, se vogliamo definirlo così – in cui la Chiesa celebra la sua Sacra Liturgia non può dipendere allora né da gusti personali, né da una

"moda" o da effimeri influssi mondani, ma è circoscritta dalla volontà divina siccome dalla verità eterna, le quali le sono state trasmesse nella sua rivelazione. Non nei dettagli dei singoli gesti e riti ovviamente, ma nei suoi lineamenti, che non possono essere trasgrediti senza che la Chiesa (e quindi anche la fede della gente) subisca drastici effetti collaterali. Quindi non si parla su quale rito (romano, ambrosiano, bizantino, gallico, mozarabico ecc.) sia quello più adatto, dal momento che i riti possono giustamente essere diversi. Ma si deve assolutamente ripensare sui principi fondamentali quali devono essere presenti e rispettati in ogni rito cattolico, qualunque sia – ed è proprio lì che ci sono i problemi della Liturgia e della Chiesa di oggi.
Ora è successa una cosa, che fino agli anni 50 o 60 sarebbe stata del tutto impensabile: perfino in Vaticano c'è chi definisce la Messa tradizionale difettosa, che meglio non si dovrebbe celebrare, perché ora ne esisterebbe una migliore. Non è solo qualche giovane imperito e ribelle vicecappellano a Roccacannuccia a screditare chi frequenta la Messa tradizionale come "nostalgico", ma persino qualche vescovo a Roma!

Questo cambiato atteggiamento verso il cuore della Chiesa, che è la Liturgia, è un indizio chiaro, che con esso anche la visione riguardo la Chiesa stessa è cambiata. Se uno associa l'aggettivo "nostalgico" ad uno che preferisce la classica liturgia romana, allora vede quel rito legato a sentimenti e preferenze meramente personali (come ad esempio gusti, abitudini eccetera) e non riconosce, che vi siano criteri oggettivi che indicano la forma classica come quella preferibile per via della teologia (più profonda) che sta dietro.


Può darsi che ci sia davvero qualche individuo nostalgico verso il rito tradizionale: ma questo non esclude mica che non vi siano anche altri motivi più validi (cioè quelli teologici). Per lo più, la generazione che può essere "nostalgica" sta per estinguersi. A prescindere da questo fatto, è l'argomento come tale che non regge: ci sono per esempio anche tanti preti e vescovi in giro che ammettono apertamente di aver "nostalgia" per i "bei tempi" del concilio vaticano II e della "primavera conciliare" che secondo loro sarebbe stata una "nuova Pentecoste": Ma pur non condividendo certe loro idee non sarebbe per niente intellettualmente onesto ridurre il loro entusiasmo verso l'ultimo concilio ad una pura preferenza personale o alla nostalgia (forse) provata. Anche se di tanto in tanto troviamo tracce di nostalgia, queste né promuovono né cancellano gli argomenti sui livelli razionali. Per rimanere retti bisogna supporre, che indipendentemente da un'eventuale loro nostalgia, abbiano anche dei motivi ed argomenti seri per sostenere certe idee, valide o errate che siano. Questo vale in generale, cioè appartiene alla rettitudine intellettuale senza la quale nessun dibattito serio sarà possibile, e vale come una regola universale: per la Liturgia come per il concilio vaticano II e per ogni altra materia.


nella foto si vedono molti giovani.
nostalgici anche loro?
S. Messa antica a Imperia

Ma cosa significa in concreto per l'argomento in questione, ovvero per la Messa antica? Quale è l'argomento che supera in qualità quello attribuito falsamente a chi desidera frequentare il rito tradizionale, cioè quello di farlo per mera nostalgia? Ecco almeno qualche accenno, visto che se ne potrebbe esporre a questo punto tutta una teologia della Liturgia, paragonandola con i due riti in questione. Qui ci dobbiamo limitare a qualche "boccone" come esempio a causa della brevità dovuta, ma basta così per aprire la pista al retto pensiero.


Dal fatto che il primo dovere di ogni umano è l'adorazione di Dio risulta un doppio diritto per lui: a) che la Chiesa stessa (attraverso la quale l'uomo compie questo suo dovere) compia i suoi doveri e compiti nel migliore dei modi e rispettando minuziosamente la rivelazione divina e le conseguenze teologiche che ne risultano, e che b) la Chiesa gli metta a disposizione tutti i mezzi necessari e disponibili nel migliore e più perfetto dei modi, perché anch'egli sia in grado di corrispondere il meglio possibile ai suoi doveri, e per nutrire e preparare nel miglior modo possibile la sua anima eterna.


A differenze del rito riformato, la liturgia tradizionale favorisce attraverso il modo in cui si svolge (riti, preghiere, gesti, per l'insieme delle cose come è fatta) l'"esclusivismo divino". La Liturgia è l'unico momento nella nostra vita, in cui conta solamente l'adorazione del nostro Creatore. Questi momenti non possono essere sostituiti da altro, visto che è proprio la Liturgia stessa che ci permette quel specifico modo di "entrare nel cielo" per qualche istante per stare da soli con Dio. Certo che in qualche modo ciò può avvenire anche tramite la Liturgia riformata: però in maniera meno completa. Perché non è soltanto l'essenziale ciò che ci permette quei momenti del "stare soli col Signore", ma anche le circostanze esteriori devono essere adeguati per poter raggiungere quella intimità con Dio.


Il sacrificio (parlando della Santa Messa in specifico) avviene in ogni celebrazione valida, e quindi anche nel novus ordo Missae. Questo non è il punto. Il punto però è (quanto riguarda la Chiesa) quale sia il modo più adeguato di corrispondere alla sostanza del mistero divino anche nel modo di celebrare la Liturgia, e quanto riguarda le persone, come il modo di celebrare i sacri misteri favorisce meglio quei momenti della più profonda adorazione di Dio da parte dei fedeli e la loro più completa possibile partecipazione alla Liturgia celeste, alla quale ci colleghiamo attraverso quella terrestre.


La nuova Liturgia ha perso questa sensibilità per il Sacro, e di conseguenza essa ha tolto ai fedeli la possibilità di "avvicinarsi" tramite la Liturgia a Dio per adorarlo come prima – e questa mancanza si fa sentire oggi in gravi sintomi di crisi ed in una fede sempre più mancante.


La Liturgia tradizionale allora non è preferibile perché più antica, ma perché più "adorante" e più concentrata su Dio! Non perché ci ricorda a tempi migliori, ma perché è quell'unico momento in cui solo Dio ci basta - e senza la presenza di una tale Liturgia questi momenti non ci sarebbero più, perché solo una Liturgia ce li può offrire. Essa è insostituibile! È un fatto di adorazione, non di nostalgia. 


P.s.
un grazie al carissimo amico Luca P.B. per le foto prese durante la messa settimanale (ogni domenica e festa di precetto) nell'Oratorio di N.S. di Loreto a Borgo Peri di Imperia Oneglia.