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mercredi 28 février 2018

Oppositori dell’Ostpolitik: p. Alessio Ulisse Floridi (1920-1986) - CR - Agenzia di informazione settimanale

Oppositori dell'Ostpolitik: p. Alessio Ulisse Floridi (1920-1986) - CR - Agenzia di informazione settimanale

Oppositori dell'Ostpolitik: p. Alessio Ulisse Floridi (1920-1986)

(di Roberto de Mattei) Tra i più fermi oppositori della Ostpolitik vaticana, va ricordata una figura di notevole statura culturale e morale, il padre Alessio Ulisse Floridi (1920-1986). Entrato giovanissimo nella Compagnia di Gesù, padre Floridi aveva studiato al Pontificio Collegio Russicum, dove aveva imparato perfettamente la lingua russa e, nel 1949, era stato ordinato sacerdote nel rito bizantino slavo.

La sua aspirazione era di svolgere un apostolato clandestino in Russia, come altri suoi confratelli, ma i superiori lo destinarono alla Civiltà Cattolica, la rivista che rappresentava il fiore all'occhiello della Compagnia.

Padre Floridi divenne il sovietologo per eccellenza della rivista, a cui collaborava con articoli ricavati da letture di prima mano di giornali, riviste e documenti provenienti dall'Unione Sovietica. I suoi articoli, ricchi di note e di osservazioni, venivano letti e apprezzati, per la loro serietà, dagli stessi comunisti, in Italia e all'estero.

L'elezione di Giovanni XXIII e l'indizione del Concilio Vaticano II rappresentarono una svolta nella vita degli scrittori della Civiltà Cattolica. La rivista dei gesuiti, nel necrologio che fece di padre Floridi, il 20 dicembre 1986, scrive che egli lasciò la Civiltà Cattolica perché la vita di scrittore gli appariva «troppo statica e troppo sedentaria». In realtà, come mi raccontò personalmente padre Floridi, egli era stato bruscamente liquidato per non essersi piegato all'imposizione dei superiori, che gli avevano chiesto di applicare al comunismo la massima di san Francesco di Sales secondo cui «attira più mosche una goccia di miele che un barile di aceto».

Lo stesso discorso era stato fatto a padre Giovanni Caprile (1917-1993), che aveva invece accettato il suggerimento, e da critico implacabile, era divenuto apologeta della massoneria. Padre Floridi ricordava che il voto di obbedienza dei gesuiti non era indiscriminato, come molti credono, ma impone solo «di andare dovunque Sua Santità li invierà tra i fedeli e gli infedeli» (Costituzioni, § 7).

E non si sottrasse quando in alto loco fu deciso che egli fosse inviato il più lontano possibile da Villa Malta, la sede della Civiltà Cattolica a Roma. Così finì prima in Brasile, tra i profughi russi, e poi negli Stati Uniti, dove svolse una proficua missione tra i cattolici ucraini di rito orientale, ma senza mai arrendersi al nuovo corso. Quando lo conobbi, nel 1977, padre Floridi era un uomo imponente, di cinquantasette anni, dalla barba nera che gli incorniciava il volto aperto e gioviale, ricco di quell'umorismo che è tipico degli autentici "romani de Roma".

Nel 1976 aveva pubblicato per La Casa di Matriona, il libro Mosca e il Vaticano, poi tradotto in varie lingue, che è ancor un testo di riferimento capitale per lo studio dei rapporti tra il Vaticano e il Cremlino. Il 28 novembre 1977 gli feci, per il mensile Cristianità, un'ampia intervista che riproduco integralmente.

Rileggendola, mi sembra che la sua analisi storica ci aiuti a comprendere in profondità l'Ostpolitik di ieri e quella di oggi (In tema di dissenso e di Ostpolitik, in Cristianità, 32 (1977), pp.3-4).

D. Il taglio del volume che Lei ha dedicato a Mosca e il Vaticano è particolare. Reca come sottotitolo I dissidenti sovietici di fronte al «dialogo». La politica di distensione tra la Santa Sede e il Cremlino giudicata, cioè, dal dissenso sovietico. Qual è la ragione del suo interesse per i «dissidenti sovietici»?

R. È molto semplice. Ho sempre studiato l'Unione Sovietica, l'«uomo sovietico», un uomo la cui natura non è diversa dalla nostra, malgrado la «innaturalità» del regime in cui vive. Mi son reso conto, dunque, che in questo mondo qualcosa andava accadendo, che cominciava a prodursi una reazione.

D. Questa reazione è limitata a una élite culturale o estesa al popolo sovietico? C'è infatti il sospetto che si tratti di un fenomeno non sufficientemente radicato, quasi una «moda» culturale …

R. Il fenomeno non è assolutamente limitato a una élite intellettuale. Specialmente il dissenso religioso è esteso a larghi strati della popolazione. Penso, per esempio, ai cattolici ucraini e lituani, ai battisti, alla Chiesa ortodossa delle catacombe, ai seguaci di padre Dudko, o a quanto sta accadendo in Polonia, dove il dissenso si sta sviluppando e allargando tra gli operai. Va detto, però, che la realtà del dissenso non coincide sempre e necessariamente con l'immagine che se ne proietta in Occidente. In Occidente è conosciuto, infatti, solo un certo dissenso, quello che filtra attraverso i canali intellettuali, Mentre conosciamo molto meno la realtà del dissenso religioso popolare.

D. Qual è, dunque, il giudizio dei «dissidenti» nei confronti del «dialogo» tra Mosca e il Vaticano?

R. Estremamente negativo. I dissidenti non hanno nessuna fiducia nel dialogo, di cui sperimentano, oltretutto, in concreto le conseguenze. Dovrebbero essere i beneficiari di questa politica di distensione, e ne sono in realtà le vittime. Mi lasci aggiungere che mi sembra inconcepibile che, da parte cattolica, vi sia chi voglia gettare su di essi l'ombra della diffidenza e del sospetto. Mi riferisco a un articolo di un mio confratello svizzero, padre Hotz, apparso su La Civiltà Cattolica e del resto brillantemente confutato dalla vostra rivista . Mi sembra paradossale che, mentre i dissidenti scongiurano i cattolici occidentali di diffidare del dialogo, siano proprio i cattolici che, in Occidente, invitano a sospettare e a diffidare dei dissidenti.

D. Quali sono gli interessi del Cremlino nel «dialogo»?

R. Attraverso il dialogo l'Unione Sovietica ottiene il silenzio del Vaticano. E questo silenzio indebolisce l'opposizione interna ed esterna al regime comunista, contribuendo così a consolidare le posizioni interne dell'impero sovietico e a favorire il suo espansionismo internazionale. È chiaro che Mosca cerca appoggio da Roma per aumentare la sua «credibilità» sul piano internazionale. Una «distensione» tanto più ricercata, quanto più aumentano le tensioni interne.

D. Quali sono invece, a Suo avviso, i motivi che spingono il Vaticano a cercare il «dialogo» con il Cremlino?

R. Il discorso, qui, è più complesso. Direi che si possono individuare almeno due linee strategiche. La prima, diplomatica, concordataria, mira a ottenere un modus vivendi tra il Vaticano e lo Stato comunista al fine di salvaguardare la «pace» internazionale e la struttura ecclesiale cattolica nel territorio dell'impero sovietico. Il Vaticano preferisce, quindi, ignorare la Chiesa clandestina e catacombale, che conduceva e conduce un eroico apostolato oltre la cortina di ferro, per instaurare un nuovo tipo di rapporti «alla luce del sole» con le autorità comuniste. Questo significa, per esempio, che i vescovi cattolici devono avere il «placet» sovietico per la loro nomina… Si tratta di una strategia che fa capo all'arcivescovo Casaroli e al suo dicastero. Lo stesso Casaroli ne ha tracciato un programma sufficientemente esplicito nel suo discorso su La Santa Sede e l'Europa, tenuto a Milano il 20 gennaio 1972.

D. Parlava anche di una seconda direttrice…

R. Sì, è quella che potrei definire «ecumenica», e che fa capo al segretariato per l'unità dei cristiani, presieduto dal cardinale Willebrands. Si tratta, cioè, del «dialogo ecumenico» tra la Chiesa cattolica romana e il patriarcato ortodosso di Mosca. Fu lo stesso mons. Willebrands, allora segretario del dicastero, a «trattare», nel corso di un soggiorno a Mosca (27 settembre-2 ottobre 1962), la partecipazione degli ortodossi russi al Concilio Vaticano II come osservatori. I rappresentanti russi furono, anzi, i primi osservatori ortodossi presenti a Roma fin dalla sera dell'inaugurazione del Concilio (11 ottobre). Proprio in questi giorni c'è, al Russicum, una delegazione ortodossa, venuta – al solito – per un pellegrinaggio.
Un comunicato ANSA precisa che «gli incontri avvengono nell'ambito degli scambi periodici di visite tra rappresentanti della Santa Sede e della Chiesa ortodossa russa ed in coincidenza con la visita di una delegazione vaticana al patriarcato di Mosca». Il Concilio Vaticano II rappresentò, dunque, la «svolta» storica nel corso dei rapporti tra la Chiesa di Roma e il patriarcato ortodosso di Mosca, caratterizzato, fino ad allora, da un violento atteggiamento anticattolico.

D. Quali sono, a Suo parere, i motivi di questa inversione di rotta?

R. Non bisogna dimenticare il legame di stretta collaborazione e di diretta dipendenza del patriarcato di Mosca dal Cremlino. Ed è certo che, da parte del Cremlino, vi fosse un profondo interesse a impedire ogni eventuale tentativo del Concilio di condannare ufficialmente il comunismo. Non mancarono le occasioni in cui gli ospiti russi fecero capire chiaramente che il silenzio sulla questione del comunismo costituiva una condicio sine qua non per la continuazione della loro presenza a Roma. La Chiesa ortodossa russa sciolse le sue «riserve» nei confronti del Concilio solo dopo che apparve chiaro che il Concilio non avrebbe condannato il comunismo.

D. Quali sono gli «ostacoli» che incontra la Santa Sede nel suo «dialogo ecumenico» con il patriarcato di Mosca?

R. Uno dei principali è costituito, oggi, dalla scomoda presenza di sei milioni di cattolici ucraini decisi a restare fedeli alla propria tradizione religiosa, storica e culturale. La Santa Sede non vuole riconoscere il patriarcato ucraino, solo mezzo per mantenere viva, in patria e all'estero, la Chiesa cattolica ucraina, perché la Chiesa ortodossa di Mosca esige la soppressione dei cattolici ucraini. Il Vaticano ha oggi maggiori riguardi per i metropoliti scismatici Nikodim e Pimen che per il patriarca cattolico Slipyi.

D. Perché questo rapporto così stretto tra il Cremlino e il patriarcato di Mosca?

R. Il patriarcato di Mosca svolge due funzioni capitali. La prima, interna, è una funzione di filtro, di cuscinetto. Consiste nel tenere sottomessi i credenti al regime comunista; la seconda, esterna, consiste nel convincere i capi delle altre Chiese cristiane che il comunismo non è poi tanto cattivo come viene dipinto e nell'accreditare, anzi, il suo «sforzo» per la pace nel mondo. Significativa, a questo proposito, la funzione svolta dalla Chiesa ortodossa di Mosca all'interno di quel Consiglio mondiale delle Chiese che si è rifiutato di appoggiare i pacifici dissidenti sovietici, mentre non lesina il suo appoggio ai «dissidenti», per lo più terroristi, di altri paesi occidentali.

D. Non crede che il Cremlino consideri in prospettiva analoga lo sviluppo dei suoi rapporti con il Vaticano?

R. Certamente. Nei paesi comunisti in cui si stabilisce un rapporto diplomatico o concordatario, le autorità governative concedono il loro beneplacito alla nomina dei vescovi, a condizione che questi accettino tutta la legge sovietica, compresa, evidentemente, la parte che riguarda la religione. In tale modo il governo scarica sulle autorità ecclesiastiche il peso odioso di fare rispettare leggi inique. Oggi il sacerdote zelante che insegna il catechismo è spesso punito dal suo vescovo, prima che dall'autorità civile.

D. Come reagiscono i fedeli di fronte a questa drammatica situazione?

R. I fedeli, oltrecortina, si trovano di fronte a veri drammi di coscienza. Li risolvono, generalmente, scegliendo la strada difficile, ma coraggiosa, della resistenza alle autorità ecclesiastiche. Questo è forse l'aspetto più interessante del fenomeno: l'allargarsi del dissenso dalla sfera civile a quella ecclesiastica. Succede in Ungheria, in Cecoslovacchia, in Lituania. Più di cento sacerdoti lituani hanno chiesto al Santo Padre di voler rimanere senza un vescovo piuttosto che tradire il mandato di Cristo.

D. Ritiene anche Lei impossibile un modus vivendi tra lo Stato sovietico e il Vaticano?

R. Temo che il Vaticano dimentichi una cosa ribadita anche dai dissidenti alle udienze Sacharov, e cioè che lo Stato sovietico vuole la distruzione di ogni religione e quindi della religione cattolica. Non vedo, dunque, quali potrebbero essere gli elementi su cui fondare un modus vivendi tra la Chiesa cattolica e l'ateismo comunista.

D. Cosa pensa della tesi secondo cui un irrigidimento del Vaticano potrebbe mettere in pericolo la pace internazionale?

R. A noi hanno sempre insegnato nel catechismo, fin da bambini, che Dio va anteposto a tutto il resto e che sarebbe meglio che perisca il mondo, piuttosto che si commetta un peccato, una offesa a Dio. Una catastrofe nucleare, cioè, sarebbe meno grave di un peccato mortale. Questa fede sembra venuta meno nelle autorità ecclesiastiche, ossessionate dalla ricerca della pace a ogni costo. La salvezza delle vite umane sembra loro preferibile alla violazione dei diritti di Dio. È questo un problema gravissimo, la cui soluzione spetta ai teologi, ai vescovi e al Papa. Giro a loro questo interrogativo. Questo atteggiamento giustifica, io credo, il dissenso religioso, che fa suo l'insegnamento di san Pietro, secondo cui è necessario «ubbidire a Dio prima che agli uomini» (Atti, 5, 29).

Padre Alessio Ulisse Floridi morì prematuramente, il 7 novembre 1986, nella clinica Regina Apostolorum di Albano (Roma), dopo alcune impreviste complicazioni seguite ad un'operazione. Le suore della clinica furono edificate per il suo comportamento nella malattia. Noi oggi lo invochiamo come testimone di accusa contro la "svendita" della Chiesa cinese al regime comunista da parte di papa Francesco e del cardinale Parolin. (Roberto de Mattei)

Four Old Classics in New Editions

RORATE CÆLI: Four Old Classics in New Editions

Four Old Classics in New Editions

I am happy to announce the appearance of four more titles from OS JUSTI PRESS, which republishes long out-of-print volumes of serious worth to contemporary Catholics. All are available at Amazon; the titles below are hyperlinks.

The True Vine and Its Branches by Rev. Edward Leen, S.J., published in 1938, is a study of Jesus Christ as the new Adam, and the way in which all things human are re-established in Him. By the gift of incorporation into His Body and by the gift of His grace, each Christian lives and moves and IS in Him. This is the central mystery of our existence as "sons in the Son," the deepest source of our identity, our direction in life, our consolation, our ability to suffer, our promise of victory. Fr. Leen writes:

To be stamped with the image of a divine Christ is a title to glory far more exalted than the glory due to us were we to bear the image of a purely human head, even though a sinless one. When God pardoned, He pardoned magnificently. So far was He from being grudging in His concessions to submissive humanity. He loaded it with favors. He gave with a divine generosity. He did not content Himself with restoring what had been forfeited. He added superabundantly to His first gifts. God's incredible magnanimity brought it about that man, instead of losing all by the Fall, can profit exceedingly by it, if only he is willing to utilize all that has been won for him and placed at his disposal by the great Sacrifice of Jesus on the cross.



God in Me: Sanctifying Grace or the Mystery of God's Life in Us by Rev. Matthew Swizdor. When I first paged through an old copy of this book a few years ago, I had to ask myself: Why did books like this suddenly vanish from the world? It is so lucid, so convincing, so doctrinally orthodox, and indeed so stirring that it would have been a perfect text for a serious catechism class. And then, as always, I remembered with a sigh: the Second Vatican Council — that's what happened, and all its sorry aftermath, sweeping away everything good like a gigantic tidal wave. But thanks to the ease of print-on-demand, this potent little treatise on grace is available again to the post-postconciliar world. From the Preface:

Nothing is so important to the soul as sanctifying grace; yet nothing is more difficult than the task of imparting to people, especially to children, an effective knowledge of the meaning and importance of this divine gift. In undertaking to supply a practical exemplification of the way in which the meaning and reality of such grace can be brought home even to children, Father Matthew has undertaken a most useful piece of work. Father Matthew's skill as a catechist is born of his native ability and the loving devotion he has given to many years of experience in instructing children in the truths of their religion. The time and care he has lavished on this little book are immediately evident, and reflect his own love of God, his affection for the children he serves, and his devotion to the great work of the catechist. What characterizes this book is the profuse but clear and apt use of many of the illustrations found in Holy Scripture to explain the significance and effectiveness of sanctifying grace, and the ingenious comparisons he has worked out to imprint these things indelibly on the mind. This book is a real treasure that will never be forgotten by those who read it.

God: His Knowability, Essence, and Attributes by Fr. Joseph Pohle. From a highly-praised series of Thomistic textbooks. Fr. Pohle's work is characterized by its readable style, copious citations of sources, organizational clarity, and engagement with modern questions. A brief description of the content:

Here below man can know God only by analogy; hence we are constrained to apply to Him the three scientific questions: An sit, Quid sit, and Qualis sit, that is to say: Does He exist? What is His essence? and What are His qualities or attributes?  Consequently in theology, as in philosophy, the existence, essence, and attributes of God must form the three chief heads of investigation. The theological treatment differs from the philosophical in that it considers the subject in the light of supernatural Revelation, which builds upon and at the same time confirms, supplements, and deepens the conclusions of unaided human reason. Since the theological question regarding the existence of God resolves itself into the query: Can we know God?—the treatise De Deo Uno naturally falls into three parts: (1) The knowability of God; (2) His essence; and (3) The divine properties or attributes.



The Author of Nature and the Supernatural: Creation, Anthropology, and Angelology by Fr. Joseph Pohle. Another volume in the same series of neoscholastic manuals. A fine treatment of its subject, which is God as creator and sanctifier of the entire universe and, in a special way, of the intellectual creatures, namely, angels and men. A brief description:

God's first and primal work is the Creation of the universe. Creation constitutes the fundamental and essential postulate of all being and operation in the natural order as well as of all supernatural institutions, such as the Incarnation, Grace, the Sacraments, etc. Hence, the dogmatic treatise De Deo Creante et Elevante, which forms the subject matter of this volume, views God as the Author of Nature and the Supernatural. A true idea of Creation is indispensable to deepen and perfect the conception of God gained from the treatises De Deo Uno and De Deo Trino. Further, the consideration of the creation of men and angels and of their natures—anthropology and angelology—is the most important counterpart to the consideration of God as Creator.

The following two images contain a complete "catalogue" of the books we have printed or reprinted.

Le sacrifice eucharistique préfiguré dans l'Ancien Testament - Mercredi ...

https://youtu.be/a_hCaRTa0mA

'Hay que reflexionar sobre el modo de distribuir la comunión' | InfoVaticana

'Hay que reflexionar sobre el modo de distribuir la comunión' | InfoVaticana

'Hay que reflexionar sobre el modo de distribuir la comunión'

El Prefecto de la Congregación para el Culto Divino y la Disciplina de los Sacramentos, Robert Sarah, anima a promover "la belleza, la propiedad y el valor pastoral" de recibir la Santa Comunión en la lengua y de rodillas.

La Nuova Bussola Quotidiana ha publicado algunos pasajes del prólogo al libro de don Federico Bortoli, 'La distribución de la comunión en la mano. Perfiles históricos, jurídicos y pastorales', escrito por el Prefecto de la Congregación para el Culto Divino y la Disciplina de los Sacramentos, el cardenal Robert Sarah: 

La Providencia, que dispone con sabiduría y suavidad todas las cosas, nos ofrece la lectura del libro La distribuzione della Comunione sulla mano (La distribución de la Comunión en la mano) de don Federico Bortoli, precisamente después de haber celebrado el centenario de las apariciones de Fátima. Antes de la aparición de la Virgen María, en la primavera de 1916, el Ángel de la Paz apareció a Lucía, Jacinta y Francisco, y les dijo: «No tengáis miedo, soy el Ángel de la Paz. Rezad conmigo». […] En la primavera de 1916, en la tercera aparición del Ángel, los niños se dieron cuenta que el Ángel, siempre el mismo, tenía en su mano izquierda el cáliz, en el que estaba suspendida una hostia. […] Dio la Santa Hostia a Lucía y la Sangre del cáliz a Jacinta y Francisco, que permanecieron de rodillas, mientras decía: «Tomad y bebed el Cuerpo y la Sangre de Jesucristo, horriblemente ultrajado por los hombres ingratos. Reparad sus crímenes y consolad a vuestro Dios». El Ángel se postró nuevamente en tierra repitiendo con Lucía, Jacinta y Francisco de nuevo, tres veces, la misma oración.

El Ángel de la Paz, por lo tanto, nos indica cómo debemos comulgar el Cuerpo y la Sangre de Jesucristo. La oración de reparación dictada por el Ángel, sin embargo, no es para nada obsoleta. Pero, ¿cuáles son los ultrajes que Jesús recibe en la Hostia Santa, que es necesario reparar? En primer lugar, son los ultrajes contra el propio Sacramento: las horribles profanaciones de las que han dado noticia algunos exsatanistas conversos, cuya descripción es espeluznante; ultrajes son también las Comuniones sacrílegas, recibidas no en gracia de Dios o no profesando la fe católica (me refiero a ciertas formas de la llamada 'intercomunión'). En segundo lugar, constituye un ultraje a Nuestro Señor todo lo que podría impedir lo provechoso del Sacramento, sobre todo los errores sembrados en las mentes de los fieles para que ya no crean en la Eucaristía. Las terribles profanaciones que se desarrollan en las llamadas «misas negras» no hieren directamente a Aquél que es ultrajado en la Hostia, terminando sólo sobre los accidentes del pan y del vino.

Ciertamente, Jesús sufre por las almas de los profanadores, por los cuales ha derramado esa Sangre que ellos, de forma tan miserable y cruel, desprecian. Pero Jesús sufre más cuando el extraordinario don de su Presencia eucarística divino-humana no puede conseguir los efectos potenciales en las almas de los creyentes. Entonces se comprende cómo el ataque diabólico más insidioso consiste en intentar apagar la fe en la Eucaristía, sembrando errores y favoreciendo un modo no conveniente de recibirla; verdaderamente, la guerra entre Miguel y sus Ángeles por una parte, y Lucifer por la otra, sigue en el corazón de los fieles: el objetivo de Satanás es el Sacrificio de la Misa y la Presencia de Jesús en la Hostia consagrada. Este intento de robo sigue a su vez dos vías: la primera es la reducción del concepto de «presencia real». Muchos teólogos no cesan de escarnecer o desdeñar –a pesar de los continuos llamamientos del Magisterio– el término «transubstanciación». […]

Veamos ahora cómo la fe en la presencia real puede influir sobre el modo de recibir la Comunión, y viceversa. Recibir la Comunión en la mano implica, sin duda alguna, una gran dispersión de fragmentos; al contrario, la atención a las más pequeñas migas, el cuidado en purificar los vasos sagrados, no tocar la Hostia con las manos sudadas, se convierten en profesiones de fe en la presencia real de Jesús, también en las partes más pequeñas de las especies consagradas: si Jesús es la sustancia del Pan Eucarístico y si las dimensiones de los fragmentos son accidentes sólo del pan, ¡poco importa cuán grande o pequeño sea un trozo de Hostia! ¡La sustancia es la misma! ¡Es Él! Al contrario, la desatención a los fragmentos hace perder de vista el dogma: lentamente podría prevalecer el pensamiento: «Si tampoco el párroco presta atención a los fragmentos, si administra la Comunión de modo que los fragmentos puedan dispersarse, entonces quiere decir que en ellos no está Jesús, o bien está hasta un cierto punto».

El segundo punto sobre el que se desarrolla el ataque contra la Eucaristía es el intento de eliminar el sentido de lo sagrado del corazón de los fieles. […] Mientras el término «transubstanciación» nos indica la realidad de la presencia, el sentido de lo sagrado nos hace entrever su absoluta peculiaridad y santidad. ¡Qué desgracia sería perder el sentido de lo sagrado precisamente en lo que es más sagrado! ¿Cómo es posible? Recibiendo el alimento especial del mismo modo que recibimos el alimento ordinario. […]

La liturgia está hecha de muchos pequeños ritos y gestos, cada uno de los cuales es capaz de expresar estas actitudes cargadas de amor, de respeto filial y de adoración hacia Dios. Precisamente por esto es oportuno promover la belleza, la propiedad y el valor pastoral de una práctica desarrollada durante la larga vida y tradición de la Iglesia, es decir, el acto de recibir la Santa Comunión en la lengua y de rodillas. La grandeza y la nobleza del hombre, como también la más alta expresión de su amor hacia su Creador, consisten en ponerse de rodillas ante Dios. El propio Jesús rezó de rodillas en presencia del Padre. […]

A este propósito me gustaría poner el ejemplo de dos grandes santos de nuestros días: San Juan Pablo II y Santa Tersa de Calcuta. Toda la vida de Karol Wojtyła estuvo marcada por un profundo respeto por la Santa Eucaristía. […] A pesar de estar extenuado y sin fuerzas, […] siempre se impuso arrodillarse delante del Santísimo.

Era incapaz de arrodillarse y levantarse solo. Necesitaba la ayuda de otros para doblar las rodillas y después levantarse. Hasta sus últimos días, quiso darnos un gran testimonio de reverencia al Santísimo Sacramento. ¿Por qué somos tan orgullosos e insensibles a los signos que Dios nos ofrece para nuestro crecimiento espiritual y nuestra íntima relación con Él? ¿Por qué no nos arrodillamos para recibir la Santa Comunión siguiendo el ejemplo de los santos? ¿Es verdaderamente tan humillante postrarse y estar de rodillas ante el Señor Jesucristo? Y, sin embargo, Él «siendo de condición divina, […] se humilló a sí mismo, hecho obediente hasta la muerte, y una muerte de cruz» (Fil 2, 6-8).

Santa Madre Teresa de Calcuta, religiosa excepcional que nadie osaría considerar tradicionalista, fundamentalista o extremista, cuya fe, santidad y don total de sí a Dios y a los pobres son conocidos por todos, tenía un respeto y un culto absoluto hacia el Cuerpo divino de Jesucristo. Sin duda, ella tocaba diariamente la "carne" de Cristo en los cuerpos deteriorados y sufrientes de los más pobres de los pobres. Y, sin embargo, llena de estupor y de respetuosa veneración, la Madre Teresa se abstenía de tocar el Cuerpo transubstanciado de Cristo; más bien, lo adoraba y lo contemplaba silenciosamente, permaneciendo durante largo tiempo de rodillas y postrada ante Jesús Eucaristía. Además, recibía la Santa Comunión en su boca, como un niño pequeño que se deja nutrir humildemente por su Dios.

La Santa se entristecía y se apenaba cuando veía a los cristianos recibir la Santa Comunión en sus manos. Además, afirmó que, según cuanto ella conocía, todas sus hermanas recibían la Comunión sólo en la lengua. ¿Acaso no es ésta la exhortación que Dios mismo nos dirige: «Yo soy el Señor, Dios tuyo, que te saqué de la tierra de Egipto; abre la boca que te la llene»? (Sal 81, 11).

¿Por qué nos obstinamos en comulgar de pie y en la mano? ¿Por qué esta actitud de falta de sumisión a los signos de Dios? Que ningún sacerdote pretenda imponer la propia voluntad sobre esta cuestión, rechazando o maltratando a quienes desean recibir la Comunión de rodillas y en la lengua: vayamos como niños y recibamos humildemente de rodillas y sobre la lengua el Cuerpo de Cristo. Los santos nos dan su ejemplo. ¡Son los modelos que Dios nos ofrece para que los imitemos!

Pero, ¿cómo se ha convertido en algo tan común la praxis de recibir la Eucaristía en la mano? La respuesta nos la da, apoyada por una documentación hasta ahora inédita, extraordinaria por calidad y cantidad, don Bortoli. Se ha tratado de un proceso para nada claro, una transición de lo que concedía la instrucción Memoriale Domini al modo ahora tan difundido. […] Por desgracia, como en lo que atañe a la lengua latina o a una reforma litúrgica que debería haber sido homogénea con los ritos precedentes, una concesión particular se ha convertido en la ganzúa para forzar y vaciar la caja fuerte de los tesoros litúrgicos de la Iglesia. El Señor conduce al justo por «vías rectas» (cfr. Sab 10, 10), no por subterfugios; por lo tanto, además de las motivaciones ideológicas indicadas más arriba, también el modo con el que se difundió la praxis de la Comunión en la mano parece haberse impuesto no según los caminos de Dios.

Que este libro pueda animar a esos sacerdotes y fieles que, movidos también por el ejemplo de Benedicto XVI –que en los últimos años de su pontificado quiso distribuir la Eucaristía en la boca y de rodillas–, deseen administrar o recibir la Eucaristía de este modo, más adecuado al propio Sacramento. Deseo que pueda haber un redescubrimiento y una promoción de la belleza y el valor pastoral de esta modalidad. En mi opinión y según mi juicio, ésta es una cuestión importante sobre la que la Iglesia de hoy debe reflexionar. Es un ulterior acto de adoración y de amor que cada uno de nosotros puede ofrecer a Jesucristo. Me causa verdadero placer ver a tantos jóvenes que eligen recibir a Nuestro Señor de manera tan reverente de rodillas y en la lengua. Que el trabajo de don Bortoli pueda favorecer un replanteamiento general sobre el modo de distribuir la Santa Comunión; como decía al inicio de este prólogo, acabamos de celebrar el centenario de Fátima y estamos animados por el triunfo seguro del Corazón Inmaculado de María: entonces triunfará también la verdad sobre la liturgia.

(Artículo publicado originalmente por La Nuova Bussola Quotidiana. Traducción de Helena Faccia Serrano para InfoVaticana)

Appel de Chartres n°217


Appel de Chartres n°217


SPE GAUDENTES

La concision de la langue latine étonnera toujours. En deux simples mots, Saint-Paul dresse le portrait-type idéal des Chrétiens dans son épître aux Romains (12, 12 : facile à retenir !) : spe gaudentes.

Espérance et joie. Joyeux dans l'espérance, espérance joyeuse…à chacun son expression. La Bible Crampon donne un joli texte en français à la fois plus long et plus lyrique : « Soyez pleins de la joie que donne l'espérance ».

Franchement, ne boudons pas notre plaisir pour une fois, c'est l'image que nos chapitres projettent à chaque Pentecôte, sur les routes de Chartres, comme nous le disent de nombreux observateurs extérieurs. Certes, l'âge moyen des pèlerins (21 ans !) et leur nombre croissant qui gonfle les chapitres en sont la raison. Le prochain pèlerinage ne dérogera pas à la règle.

C'est très important qu'il en soit ainsi car notre marche est missionnaire, pour chacun d'entre nous et pour tous ceux que nous croisons. Combien ont grandi, fortifié leur foi, affermi leur vocation, choisi leur état de vie, sur les routes de Chartres, souvent en revenant partager à nouveau ce qu'ils y avaient vécu une première fois.

Cette espérance joyeuse du « pélé de Chartres » et ce goût inimitable de revenez-y, malgré les fatigues, nous, anciens pèlerins, les connaissons tous.

Pourtant, joie et espérance ne sont pas données à tout le monde, ce sont deux biens précieux, au point que le Pape François, dans son adresse aux prêtres de Rome, le 3 mars 2017, n'a pas hésité à justement nous mettre en garde : 'Le démon cherche à nous voler la joie et l'espérance'. Paroles fortes.

Nous les voler…. pourquoi ? Osons le dire, parce qu'ils nous sont propres à nous, Catholiques : nous seuls pouvons affirmer que nous possédons le secret de la vraie joie, humaine et surnaturelle en même temps, parce que portée par la vertu théologale de l'espérance.

Bien sûr et heureusement, beaucoup d'êtres connaissent des moments de joie naturelle, beaucoup cultivent des espoirs, même si ce n'est pas simple. Soyons réalistes : nous vivons dans un monde difficile où vacillent les valeurs fondamentales de l'humanité, où chaque année apporte son lot de menaces, contre la Vie et la Dignité de l'homme. Les mots lourds s'entrechoquent : avortement, manipulations biologiques, euthanasie, marchandisation du corps, transhumanisme, théorie du genre et tous ses avatars, esclavage, terrorisme, etc.

Mais justement, dans ce monde déprimé où l'ivraie côtoiera toujours le bon grain, qui d'autre que nous peut rappeler ouvertement et affirmer chaque jour qu'il y aura toujours, jusqu'à la fin du monde, des croyants joyeux, 'Spe gaudentes' ?

Car nous Catholiques savons que, quoiqu'il arrive, le Christ fera aboutir son dessein pour l'humanité.

Rendez-vous à Notre-Dame de Paris, le samedi 19 mai.

Hervé Rolland
Délégué Général NDC



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Notre-Dame de Chrétienté - 191 avenue du Général Leclerc 78220 Viroflay - Tél: 01.39.07.27.00

El pudor y la moda

El pudor y la moda

El pudor y la moda

Existe un hermoso librito de 120 páginas, que recoge tres escritos de don Dolindo Ruotolo, don Giuseppe Tomaselli y don Enzo Boninsegna, titulado Pudore… se ci sei batte un colpo [Pudor… si estás ahí, da un golpe, ndt][i]. Recomiendo su lectura y ofrezco algunas reflexiones a los lectores.

Don Dolindo Ruotolo 

El primer escrito pertenece a don Dolindo Ruotolo, data de 1939 y se titula La moda e il decoro cristiano. 

Ostentar el cuerpo

Acertadamente, el Autor, ya en 1939, advertía que "los vestidos muestran demasiado a menudo la preocupación de ostentar la carne y, en no pocos casos, tienden más a desnudar a que a vestir" (p. 8).

Por ello, el Autor ponía en guardia ante los vestidos demasiado ajustados, transparentes, cortos, escotados, que evidencian demasiado el cuerpo. 

La táctica del Comunismo en España (1936-39) 

En 1939 acababa de terminar la guerra civil española, en la que hubo miles de Mártires, que habían sacrificado su vida para dar testimonio de la Fe. Pues bien, el Comunismo, ilustra don Dolindo, había utilizado en España la táctica de servirse de la inmodestia y de la impureza como cabeza de ariete para abatir el Cristianismo: "está históricamente demostrado que el bolchevismo español, antes de comenzar su obra de descristianización y de destrucción, reclutó a las mujeres más insolentes para que preparasen, con la corrupción, el camino al Comunismo" (p. 10).

Las mujeres cristianas que visten mal se hacen colaboradoras del Maligno

¿Qué decir, por tanto, de las mujeres que, aun profesándose cristianas, se convierten, en la práctica, con la manera de vestir, en las primeras colaboradoras de Satanás y del Comunismo? "No se consigue comprender cómo pueden creerse sin culpa grave cuando está claro para todos que sus exhibiciones inducen a pecados de deseo" (ivi).

Antes del pecado original, el hombre, inocente, no necesitaba cubrir su cuerpo porque en él todo estaba ordenado a Dios, pero, después del pecado de Adán, Dios lo revistió misericordiosamente. Satanás, en cambio, intenta, por odio contra Dios, desnudar a la creatura humana, que perdió la inocencia y siente la rebelión de las pasiones, para empujarla más fácilmente al pecado y a la condenación.

La moda despoja de la verdadera feminidad

La moda actual ha hecho perder a las mujeres su verdadera feminidad, que consiste en ser personas inteligentes, libres, hechas a imagen de Dios, madres y esposas, convirtiéndolas en puros objetos de concupiscencia. Se entiende, así, el terrible fenómeno del así llamado "feminicidio", convertido hoy casi en habitual, precisamente cuando el feminismo, con el pretexto de liberar a la mujer, la ha degradado y la ha convertido en un objeto que poseer como si fuera una simple cosa que se puede incluso destruir si no puede obtenerse.

El respeto humano

Uno de los motivos que empuja a las mujeres que se dicen cristianas a seguir la moda es el respeto humano o temor de lo que dirá la gente si vistieran decorosamente y no según los dictámenes de la moda inmodesta. Don Dolindo comenta: "No quieren aparecer distintas, temen que se burlen de ellas, no quieren parecer pasadas de moda" (p. 11).

¿Qué hay de malo?

Un estribillo repetido por las mujeres que siguen la moda inmodesta y que querrían conciliar a Cristo con el Mundo es el siguiente: "¿Qué hay de malo?". Don Dolindo comenta: "Un carbonero, habituado a tener las manos negras, cree normal su suciedad (no culpable), mientras que las mujeres que siguen la moda y dicen "¿Qué hay de malo?" demuestran tener un corazón corrompido ya y un hábito a la suciedad moral" (p. 13).

"Ay de quien da escándalo"

Dar escándalo, o sea, actuar de manera que el prójimo se encuentre en ocasión de caer en pecado por nuestro comportamiento, es un pecado grave; además, los pecados de deseo, si son plenamente advertidos y si hay en ellos materia grave, son pecados mortales. Pues bien, la moda indecente incita a los demás al pecado contra el 9º Mandamiento: "No desearás la mujer de otro", y la materia del 6º y 9º Mandamientos es siempre grave. Por tanto, la moda indecente empuja objetivamente a los demás al pecado mortal. Por lo que respecta al escándalo, Jesús dijo que sería mejor arrancarse el ojo o cortarse la mano o acabar en el fondo del mar con una piedra al cuello antes que dar escándalo (Mc., IX, 42-47). Don Dolindo comenta: "Las mujeres que se exhiben con una moda provocadora se convierten en ocasión de muchos pecados de pensamiento y esto es ya un mal gravísimo" (p. 14).

Triunfo de la materia sobre el espíritu

La moda inverecunda es también el triunfo de la materia sobre el espíritu, es un mirar más el cuerpo que el alma, más aún, es como negar el alma en favor de los caprichos del cuerpo. El cardenal Giuseppe Siri decía: "Cuanto más se ve el cuerpo, menos aparece el alma".

El cuerpo mal vestido es un ídolo

Don Dolindo compara a quienes siguen la moda inverecunda con quien roba las almas a Dios, ya que aparta de El y las concentra en la materia y en el fango. El cuerpo mal vestido es semejante a un ídolo que intenta tomar el lugar de Dios, como cuando los Hebreos construyeron y veneraron un Becerro de oro mientras Moisés hablaba con Dios en el Monte Sinaí (p. 15).

Satanás quiere destruir la semejanza de la creatura femenina con Dios

La mujer es una creatura de Dios, hecha a Su imagen y semejanza. Pues bien, Satanás, con la moda inmodesta, intenta desfigurarla envileciendo la imagen divina que se encuentra en ella, sustituyéndola con su misma imagen afeada y ridícula por el maquillaje excesivo y por la moda llamativa. Don Dolino dice a la mujer: "Eres una obra maestra de la creación, una obra de arte de Dios, y Satanás intenta profanarte, cubriéndote de miserias y de fealdad. Un maquillaje demasiado llamativo deforma tu armonía, te hace perder tu verdadera expresión y te vuelves ridícula. Los hombres que piensan en ti sueñan el usar y tirar y tú ni siquiera lo sospechas. La admiración que fingen por ti es puramente sensual porque no está dirigida a tu persona, sino a tu cuerpo, y te miran como un objeto de placer" (pp. 17-18). Pues bien, el cuerpo sin alma es un cadáver, la persona es un cuerpo vivificado por el alma, en la que el primado corresponde al alma, que debe ser dueña y dirigir el cuerpo y no convertirse en su esclava.

Al cuerpo se le abre la tumba, al alma el Cielo

Además, como decía don Dolindo: "debes pensar que al cuerpo se le abre la tumba y al alma debe abrírsele el Cielo" (p. 21), conforme a lo que Pío XI enseñaba: "¡Cuando penséis en vuestra vestimenta, oh mujeres, pensad también en cómo os reducirá la muerte!" (ivi). Es insensato cuidar lo que se disuelve en detrimento de lo que permanece eternamente.

Don Giuseppe Tomaselli

El segundo escrito es de don Giuseppe Tomaselli, data de 1966 y se titula Moda femenina.

El 9º Mandamiento

El Autor comienza inmediatamente citando a Jesús, que enseñó: "El que mira a una mujer para desearla, ha cometido ya adulterio con ella en su corazón" (Mt., V, 28). Después comenta: "Todas las miradas puestas hacia ti con malicia son pecados que se cometen. Semejantes pecados son imputables a quien te mira, pero ante todo y sobre todo son imputables a ti, si eres su causa voluntaria, oh mujer" (p. 41).

Educación a la decencia

Por lo que respecta a la educación a la decencia, don Tomaselli recuerda que "ser demasiado tolerante con una hija y concederle de hecho la libertad de vestir de manera deshonesta, significa favorecer su ligereza, ayudarla a perder el natural sentido del pudor, que es la salvaguardia de la pureza" (p. 45).

La playa es un lugar preferido por Satanás

Uno de los "lugares preferidos de Satanás es la playa en el periodo estival. Aquí, la inmoralidad se extiende porque el mal, por su enorme difusión, no aparece ya como mal, sino que aparece normal, algo lícito y legalizado" (p. 47), y, sin embargo, no se puede considerar que una vestimenta indecente en sí misma se convierta en lícita porque es común a muchas personas.

Sodoma y Gomorra

"La Justicia divina hizo caer del cielo fuego y azufre y destruyó las ciudades corrompidas de Sodoma y Gomorra (Gén., XIX, 27-29). Debería llover sobre las playas fuego y azufre para incinerar a aquellas que, inmodestamente vestidas, pasan horas y días en el pecado y en el escándalo" (ivi).

Atención a los malos espectáculos

Los padres deberían asimismo no permitir a sus hijos mirar espectáculos indecentes en la televisión, en el cinematógrafo y, hoy, en el smartphone.

Don Enzo Boninsegna

El tercer escrito, titulado Ha ancora senso il pudore oggi? [¿Tiene sentido todavía hoy el pudor?, ndt], es de don Enzo Boninsegna, que lo escribió en 1994.

El Autor retoma los dos escritos de don Dolindo Ruotolo y de don Giuseppe Tomaselli y los actualiza a los recientes descubrimientos de internet.

La impudicia, de fenómeno personal a fenómeno de masas

Ante todo, advierte que el escrito de don Dolindo databa de 1939 y se dirigía a algunas mujeres en particular (que no eran todavía la mayoría), las cuales pisaban el pudor, no habiéndose convertido todavía, entonces, la impudicia en un fenómeno de masas; mientras que el escrito de don Tomaselli de 1966 se dirigía ya a toda la sociedad, en cuanto que comenzaba a difundirse la mala moda cada vez más porque se estaba a las puertas de la "Revolución estudiantil" del 68, que ha trastocado, por medio de la mala moda, la música y la impudicia, las mentes del hombre contemporáneo.

Hoy estamos en un diluvio de impudicia

Don Enzo Boninsegna comenta: "de mal predominantemente personal, como era en la generación precedente [1939], se ha convertido, en su [de don Tomaselli] tiempo [1966], en un mal social. Hoy, 28 años después del escrito de don Tomaselli, hemos llegado mucho más allá del nivel de guardia, estamos en pleno aluvión. En muchos sin-Dios de ayer, todo estaba muerto, pero el pudor no. En muchos cristianos de hoy, el pudor no está muerto y no puede morir, por la simple razón de que no ha nacido jamás. Los tiempos de don Ruotolo, de don Tomaselli y nuestro tiempo: tres épocas, tres generaciones, tres distintos niveles del problema. En la primera de dichas generaciones (1939), la insolencia era una niña un poco tímida, que se asomaba al escenario; en la segunda (1966), se había hecho ya adulta y un poco demasiado arrogante; en la tercera, hoy (1994), se ha vuelto asesina del pudor" (pp. 53-54).

El plan masónico para destruir el Cristianismo mediante la corrupción moral

Don Boninsegna atribuye, acertadamente, a la masonería el plan de la corrupción del pudor. En efecto, según la secta secreta, "la religión no teme la punta del puñal, pero puede caer bajo el peso de la corrupción. No nos cansemos, por tanto, de corromper. Hagamos popular el vicio en las multitudes. Volved los corazones viciosos y ya no tendréis cristianos" (p. 81).

Don Boninsegna comenta: "con la persecución, la Iglesia da lo mejor de sí misma y produce mártires, mientras que la corrupción produce débiles y pudre. El fin de la Masonería, por tanto, es incluso demasiado claro y los hijos de la Masonería, el Comunismo ateo y el Capitalismo salvaje, han encontrado en la corrupción el mejor camino para alcanzar su fin: la desaparición de la Fe, la eliminación de la Iglesia y la esclavización de la humanidad (ivi).

De igual manera, según el plan masónico, es necesario comenzar a corromper a la mujer y la moda inverecunda es un medio poderosísimo para obtenerlo. Don Boninsegna cita las otras consignas de la Masonería: "la primera conquista que se debe alcanzar es la conquista de la mujer, que debe ser liberada de las cadenas de la Iglesia y de la Ley. Para abatir el Cristianismo es necesario comenzar suprimiendo la dignidad de la mujer: la debemos corromper como debemos hacer con la Iglesia" (p. 83).

El "feminicidio"

Por lo que respecta al problema de la violencia contra las mujeres, don Boninsegna afirma que "desde hace muchos años se asiste a un crescendo vertiginoso de estímulos y de provocaciones [especialmente por medio de la moda] al instinto sexual. Es verdad, esto no justifica a quien hace violencia a las mujeres, pero ayuda a entender" (p. 108). Da un ejemplo muy sencillo: "Comer una buena comida ante pobres hambrientos con la esperanza de que estén allí tranquilos, mirando, sin intentar apoderarse de ese bien de Dios tan deseado por ellos es una pura ilusión. ¿No es acaso previsible que ante las continuas provocaciones que la moda actual nos regala, alguno no muy equilibrado explote en actos de violencia sobre las mujeres? Pero quien agrede es sólo el último anillo de una cadena de responsables, que han trabajado para hacer del sexo el 'dios' de nuestro tiempo" (p. 108).

Don Enzo trae el ejemplo de Alejandro Serenelli, que mató a Santa María Goretti. El contó en el tribunal que leía periódicos ilustrados con figuras provocadoras y las exponía en su habitación. La madre de María Goretti no quería que sus hijos entraran en aquella habitación para no tener que ver aquellas imágenes. Alejandro era un muchacho un poco difícil, pero no totalmente estropeado: iba a Misa todos los domingos, rezaba el Rosario todos los días, y, sin embargo, fue cegado por la pasión que le fue inspirada por las imágenes indecentes, como contó, y mato a María, que no quiso concederse a sus deseos. Desgraciadamente, hoy, los padres ponen televisiones en las habitaciones de sus hijos, les regalan smartphones y los hacen 100 veces más peligrosos que Serenelli.

La amonestación de San Pablo

"En cuanto a la fornicación y a todo tipo de impureza… sobre estas cosas, la ira de Dios cae sobre aquellos que Le resisten" (Ef., V, 3-6); "Fornicación, impureza, pasiones, malos deseos… cosas todas que atraen al ira de Dios sobre aquellos que desobedecen" (Col., III, 5-6).

Los remedios:

Querer entender 

No se busca remedio a un mal que no existe o no se quiere ver. Don Enzo nos incita: lo primero que hay que hacer, por tanto, es abrir los ojos y mirar a la cara la realidad así como es y no como nos aparece a nosotros. "Hasta que el corazón del hombre sea tierra quemada (y así seguirá siendo hasta que reine en él la impureza) por las pasiones insanas, ninguna siembra dará buen fruto. Cuántas iniciativas y cuántos planes da a luz la Iglesia desde hace algunos decenios… y, sin embargo, los frutos no se ven, porque el corazón de los jóvenes está ocupado ya por el vicio y ya no hay espacio para Dios" (p. 112). 

No resignarse 

Sería ingenuo esperar grandes resultados hoy y en un breve espacio de tiempo, pero una sola alma salvada es mucho (p. 113). 

Oración y penitencia 

Jesús nos enseñó: "Este tipo de demonios se expulsa sólo con la oración y el ayuno" (Mt., XVII, 21). Además, es necesario hablar en la predicación y en la familia de la virtud de la pureza. "El silencio respecto a la pureza es un silencio impuro" (Santa Teresa de Calcuta). 

Conclusión

Como se ve, la moda ejerce un gran poder sobre los hombres heridos por el pecado original. Ahora bien, si queremos ir al Cielo, educar adecuadamente a la juventud y vivir en una Sociedad sana, debemos tomar muy en serio el problema de la moda y del pudor. Es inútil hacerse ilusiones: una moda indecorosa corrompe las almas, las lleva al infierno, trae el caos y la anarquía violenta en la Sociedad, quema a la juventud y destruye la familia. Por tanto, si queremos verdaderamente vivir como cristianos en una Sociedad cristiana, debemos prestar mucha atención al problema del pudor y de la moda. 

Puedan los escritos de los tres Autores iluminar la mente del hombre contemporáneo y pueda la gracia de Dios fortalecerlo en el camino del bien y darle la valentía de huir el mal. 

Titus

(Traducido por Marianus el eremita)

[i]      Para pedidos, dirigirse a Don Enzo Boninsegna, via San Giovanni Lupatoto, n. 16, 37134 – Verona; tel. +39. 045. 820. 16. 79; móvil +39. 338. 990. 88. 24.

Mateo 5,37: "Que vuestro modo de hablar sea sí sí no no, porque todo lo demás viene del maligno". Artículos del quincenal italiano sí sí no no, publicación pionera antimodernista italiana muy conocida en círculos vaticanos. Por política editorial no se permiten comentarios y los artículos van bajo pseudónimo: "No mires quién lo dice, sino atiende a lo que dice" (Kempis, imitación de Cristo)

Mi  Señor sacramentado

Mi  Señor sacramentado

Mi  Señor sacramentado

Mi Señor sacramentado, que siendo como eres Dios Todopoderoso, creador de Cielos y tierra, has querido quedarte, con tu Omnipotencia y con todos tus divinos atributos, y toda tu esencia divina, y con toda tu infinitud sin principio ni fin, y con toda tu excelsa divinidad, y con todo tu adorable misterio, en esta Sagrada Hostia que está en mis manos. En mis manos te sostengo y con mis manos te elevo, para que los fieles te adoren, y para que el Padre acoja tu amorosísimo y dolorosísimo sacrificio.

Tu Amor, mi Señor sacramentado, es el Amor del Padre Celestial, que tanto nos ha amado que nos ha entregado a su Hijo, que eres Tú, porque Tú eres el Amor del Padre, subiendo al madero de la Cruz nos muestras cuánto nos ama, y te ama, y cuánto os amáis, hasta el punto que el amor con que os amáis, Padre e Hijo, es la tercera Persona de la Santísima Trinidad, el Espíritu Santo. Y, ahí, en el Calvario se hace presente el Amor infinito de un Dios, que es Uno y Trino a la vez, realidad divina tan incomprensible como incomprensible, por su magnitud, el Amor que tenéis a los hombres por su eterna salvación, tan amenazada por el pecado.

La Sagrada Hostia sigue en mis manos, en las mías, manos sacerdotales, y no otras; manos consagradas para albergar, sostener, tener, acariciar, abrazar, proteger, cuidar, elevar al mismísimo Dios. Manos temblorosas que tienen un sagrado deber, que es el de ofrecer el Santo Sacrificio para la gloria de Dios, bien de su Iglesia, conversión de los pecadores y salvación de las almas. No es para menos que el sacerdote debe temblar al pensar en su elevada misión y responsabilidad. ¿Tengo a Dios en mis manos, y no soy santo? o al menos, ¿no me esfuerzo con todas mis fuerzas en ello? ¡Ay, se me pedirá cuenta el terrible día de mi juicio! ¿Qué diré, desgraciado de mí, si mis manos no  han cuidado como debían al mismísimo Dios sacramentado? ¡Pobre de mí, pues basta una sola Santa Misa para que el juicio divino recaiga sobre mi alma! ¡Una sola Misa!

Mi Señor sacramentado, sigues viniendo a mis manos en cada Santa Misa, siempre de la misma forma. Desde hace más de dos mil años nada ha cambiado,  al término de las palabras de la consagración lo que era pan y era vino han dejado de serlo, aunque su apariencia sea la misma, sólo la apariencia, pues todo ha cambiado por al poder divino de la Palabra creadora de Dios. Siempre igual a lo largo de generaciones, de la misma forma, en el mismo lugar -el altar-, con la misma intención del sacerdote de hacer lo que quiere la Iglesia, nada ha cambiado, como Tú no cambias, ni tu Amor disminuye lo más  mínimo, es el Calvario que se hace presente en el instante y en la eternidad. Todo igual, todo lo mismo, nada cambia, el Calvario ha quedado presente desde el principio hasta el fin. Todo pasa, el hombre termina su peregrinar, la Iglesia progresa y camina, pero el Calvario sigue inamovible, sigue con la Santa Cruz alzada y tu divino Cuerpo crucificado por nuestros pecados. Es la Cruz que ha querido quedarse en tu Iglesia como testimonio de tu Amor infinito.

Todo este inabarcable misterio se hace presente al sacerdote sosteniendo la Sagrada Hostia, son segundos de eternidad, de realidad sobrenatural, de diálogo divino-humano que tienen lugar entre el sacerdote y el Señor sacramentado. Y todo bajo la atenta mirada del mismísimo Padre Celestial, y la Iglesia triunfante, que como "notario" registra en el "libro de la vida" ese instante, limitado y eterno, entre el sacerdote y la divina Hostia. Instante que debe ser santo, puro, inmaculado, reverente, silencioso, pausado, delicado, temeroso y gozoso, cuidadoso y amoroso. Es el silencio del Calvario, es el sacrosanto momento en que el mismo Dios-Hombre entrega su divino Espíritu al  Padre. Es el momento en que inclina su santa cabeza. Jesucristo ha muerto. Es el momento en que de su sagrado costado salen las últimas gotas de su preciosísima Sangre y divinísima Agua. Y Cristo ha vencido a la muerte, porque la vida nadie se la quitó, fue Él quien la entregó, donde y cuando quiso, y de la forma que Él quiso. Porque es el Señor de todo, es Señor de Si mismo, es soberano de todos de todos sus actos, y Rey de  lo creado y de las criaturas. Poderoso en palabras y hechos. Dios hecho Hombre sin dejar de ser Dios. Misterio tras misterio. Grandeza tras grandeza.

Mi Señor sacramentado sigue en mis manos, y en todas las manos sacerdotales, y todo sigue igual, el Señor no cambia, sigue hablando de igual forma, desde hace siglos, al sacerdote; pero…, y el sacerdote, yo mismo, ¿sigo igual de indiferente, de frio, de pecador? O, por el contrario, ¿la realidad de Jesucristo sacramentado en mis manos me hace ser un poco más santo, aunque sea lo poco que pueda?

Queridos hermanos, las manos del sacerdote no pueden profanar el Cuerpo de Cristo sin que esto tenga gravísimas consecuencias para él y para la misma Iglesia. No se puede mancillar la Sagrada Hostia sin que el castigo del Padre recaiga en el mismo cuerpo místico de la Iglesia. No se puede injuriar el mismo Santo Sacrificio sin que la ira de Dios recaiga sobre su Iglesia. El tiempo de Dios no es medible por el hombre, ni es predecible por él, ni es cuantificable, ni imaginable cómo será. Pero el tiempo de Dios viene a su Iglesia y al mundo. No se puede ofender al Hijo sin que el Padre no actúe. No se puede ofender al Amor de Dios sin que Éste siga en silencio.

El silencio de Dios en el Calvario, fue el silencio que debía atraer a la humanidad hacia Él. Fue el silencio de la Sabiduría divina que invita al hombre a mirar la Cruz y a cambiar su corazón. El silencio de Dios es el silencio de su divina Paciencia. El silencio de Dios es el silencio del Amor infinito que espera la conversión del pecador. Pero el silencio de Dios no es connivencia con la profanación de su sagrado Cuerpo sacramentado. No se puede pisotear el Amor sin que la Sangre derramada clame justicia divina.

Mi Señor sacramentado está en mis manos sacerdotales, y en ellas estará cuidado, protegido y a salvo del enemigo infernal, y sus colaboradores, porque no soy yo quien vive en mí, sino Él en mí.

Ave María Purísima.

Padre Juan Manuel Rodríguez de la Rosa

Padre Juan Manuel Rodríguez de la Rosa. Nació en Palamós (Gerona) en 1956, y se ordenó sacerdote en 12 de octubre del 2007 en la catedral de Getafe. Es licenciado en Estudios Eclesiásticos y en Derecho Canónico. Preside una Asociación privada de fieles de vida de oración contemplativa. En la actualidad es capellán de una residencia de ancianos de Madrid. Es autor del vídeo "Mysterium Fidei" sobre la Misa tradicional.

En route pour Chartres…


Le 25 février 2018

Église universelle : 16 mars. La Nuit des Témoins à Notre-Dame de Paris.

Directeur de l'Aide à l'Eglise en Détresse (AED) Marc Fromager présente l'origine et les buts de cette association, créée à l'issue de la seconde guerre mondiale par un chanoine prémontré néerlandais le père Werenfried Van Straaten. Il s'agissait alors de venir en aide aux Allemands chassés d'Europe de l'Est. À l'occasion de la prochaine Nuit des Témoins qui aura lieu le 16 mars en la cathédrale Notre-Dame de Paris, trois invités témoigneront des persécutions que les chrétiens subissent dans leurs pays respectifs : Mgr. Kyrillos William Samaan évêque copte catholique d'Assiout en Egypte, Mgr. Ramon Castro Castro évêque de Cuernavaca au Mexique et le père Paul-Elie Cheknoun, un musulman converti, prêtre en Algérie.

Église en France : 19-20-21 mai, 36ème pèlerinage de Pentecôte Notre-dame de Paris/ Notre-Dame de Chartres.

Présentation par monsieur l'abbé Garnier, aumônier du pèlerinage de Chrétienté, du thème de cette année : Saint Joseph, Père et Serviteur. Une nouvelle progression numérique du nombre de pèlerins est anticipée ce qui a conduit l'organisation à étendre les lieux de bivouac et à dédoubler la colonne de marcheurs. Le pèlerinage aura la joie et l'honneur d'accueillir pour la célébration de la messe du lundi le cardinal Robert Sarah, préfet de la congrégation pour le culte divin et la discipline des sacrements.

Église en Marche : Jésus. L'enquête film de Jon Gunn

Au cinéma à partir du 28 février, ce film est l'adaptation cinématographique du récit autobiographique de Lee Strobel. Dans ce récit l'auteur, journaliste renommé au Chicago Tribune et spécialiste des questions policières et judiciaires applique au cas "Jésus" les méthodes d'investigation journalistiques qu'il pratique quotidiennement. Il rencontre ainsi un archéologue, un médecin, un psychologue, etc. Hubert de Kérangat, responsable de Saje Distribution et donc de la diffusion de ce film en France présente la démarche apologétique de l'auteur qui ne rend pas inutile l'acte de foi mais, au contraire, le conforte et le purifie.

Vous pouvez aussi voir l'émission ci-dessus sur le site de TV Liberté : https://www.tvlibertes.com/2018/02/25/21834/terres-de-mission-67-route-chartres



Editeur : Renaissance Catholique
http://www.renaissancecatholique.org


Prochaines projections : La Persécution des Chrétiens dans le monde



Chers amis, 
Aujourd'hui, 215 millions de femmes, d'hommes et d'enfants, dans 50 pays, sont persécutés en raison de leur foi.
Le réalisateur Raphaël Delpard a mené son enquête et vous propose, en 90 minutes, un documentaire exclusif sur la terrible réalité de la persécution des Chrétiens dans le monde.

Ne manquez pas les prochaines projections près de chez vous :
* 1er mars, Brest 
Cinéma Les Studios, 136, rue Jean Jaurès, 29200 BREST
Une seule séance à 20h

* 15 mars, Mulhouse
Cinéma Le Palace, 10, avenue de Colmar, 68100 MULHOUSE
Deux séances : 14h - 19h30

* 15 mars, Tourcoing 
Cinéma Les Écrans, 4, Promenade de la Fraternité, 59200 TOURCOING
Deux séances : 14h - 19h30

* 22 mars, Armentières
Cinéma Ciné Lumières, 1, rue de la Gare, 59280 ARMENTIERES 
Deux séances : 14h - 19h30

* 29 mars, Cambrai 
Cinéma Le Palace, 17, rue du Maréchal de Lattre de Tassigny,  59400 CAMBRAI
Deux séances : 14h - 19h30

 
Le réalisateur Raphaël Delpard entend montrer ce que recouvre le terme générique de "persécutions" avec l'aide de témoins : comprendre pourquoi au XXIème siècle on tue des chrétiens, mettre à jour la faillite des Etats, la disparition de la liberté religieuse et de conscience, promise en 1948 avec la Déclaration universelle des Droits de l'Homme.
Prenez 90 minutes de votre temps, et venez découvrir l'ethnocide qui se déroule à un jet de pierre de notre conscience. Car, si rien n'est fait pour arrêter le flot destructeur, plus tard, que restera-t-il des chrétiens en dehors des lieux sanctuarisés ? Si un tel malheur arrivait, vous ne pourrez pas dire que vous en saviez pas.
Très cordialement,
 
François Billot de Lochner
Président de l'Association pour la Fondation de Service politique

Constance Prazel
Déléguée générale de l'Association pour la Fondation de Service politique
Pour ceux qui le souhaitent, quelques exemplaires du DVD La Persécution des Chrétiens dans le monde sont encore disponibles à la commande sur le site de Liberté Politique.
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