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jeudi 3 mai 2018

Il prete one man show, per Cristo o per il suo ego?

Il prete one man show, per Cristo o per il suo ego? - La Nuova Bussola Quotidiana

Il prete one man show, per Cristo o per il suo ego?

Due episodi di personalismi clericali che scandalizzano i fedeli e mostrano come il protagonismo di certi sacerdoti finisca per trasformare il culto in spettacolo e arbitrio. Ad Ancona il parroco vieta la comunione in bocca nonostante non gli sia consentito perché la liturgia non è di proprietà; a Vicenza il nuovo parroco fa il simpaticone a suon di battute durante la messa. E i giornali dicono che riempie le chiese. Ma trasmetterà anche Gesù o solo il suo ego? 

Quando il prete diventa un one man show la messa è il suo spettacolo. Guai, dunque, a contraddirlo. Potrebbe risentirsene personalmente. La deriva liturgica non accenna a fermarsi e scende sempre più verso l'abisso del personalismo. Ognuno fa quello che vuole, incurante del fatto che ai ministri è affidato un compito altissimo: custodire le cose sacre e comunicare Gesù.

Due episodi recenti forniti dalle cronache dovrebbero fare riflettere. Ad Ancona il blog Messa in latino ha raccontato che il parroco della parrocchia della Santa Famiglia gestita dai Salesiani, avrebbe proibito ai fedeli di ricevere la comunione in bocca e imposto soltanto la distribuzione sulla mano. Il fatto singolare è che la disposizione sarebbe stata persino annunciata dall'ambone giustificandola come una decisione di carattere ufficiale: "Abbiamo disposizione di dare la Comunione sulla mano, a meno che non ci siano impedimenti fisici importanti".

Infatti, stando a quanto racconta il sito riportando le parole di un fedele "ad una signora con handicap che stava in fila più avanti di me, l'hanno data sulla bocca. Il sacerdote ha giustificato: "per motivi più che ragionevoli" e l'ha presentato come un vantaggio aggiungendo: che una volta si doveva fare digiuno prima della Comunione, che si doveva andare a messa solo la domenica. Quindi ha invitato noi fedeli a non brontolare per il provvedimento. Praticamente, è un cambiamento conveniente".

Quella della distribuzione della comunione in mano o in bocca, in piedi o in ginocchio, è ormai una querelle di quelle ideologiche. A nulla sono valsi gli ammonimenti del cardinal Sarah, prefetto della Congregazione per il culto Divino e neppure le parole di Papa Francesco che, recentemente, ha ribadito, Messale generale alla mano, che la comunione si può ricevere in bocca e – incredibile dictu! – in ginocchio. Ma a certo clero questo non va giù. E qui scatta il personalismo che sfocia nell'arbitrio che ha come unico effetto quello di scandalizzare il popolo.

Ora. La denuncia del sito era sufficientemente circostanziata. Ma occorreva una verifica ulteriore. Così al telefono con la Nuova BQ è arrivata anche la conferma. "Certo, ne abbiamo facoltà", ha risposto don Angelo, uno dei sacerdoti della parrocchia. Alle nostre domande su chi abbia preso tale decisione con quale autorità, il sacerdote ha risposto: "Il parroco"; ma alla nostra obiezione che un parroco, e per la verità neanche un vescovo, non può proibire ciò che è stabilito nero su rosso dal Messale, il sacerdote ha ribadito che "questa è la forma consigliata, infatti per casi particolari la diamo in bocca".

Ma anche la dicitura "casi particolari" non rientra nel corretto linguaggio della liturgia della distribuzione della santa Ostia. Si veda il documento normativo redemptionis sacramentum (90-94). Poi aggiungiamo che proprio recentemente il Papa ha ribadito che ai fedeli è consentito riceverla in bocca. Niente da fare: il sacerdote ci ha riattaccato la cornetta con grande misericordia. E' il personalismo che fa della vita liturgica né più né meno che uno show. Uno show con un regista che dovrebbe stare al suo posto invece di pontificare in cattedra senza averne l'autorità. Perché, giova ricordarlo, la liturgia non è materia che un parroco può cambiare a piacimento.

Il risultato è sempre un impoverimento del mistero sacro che si celebra e uno scandalo, nel senso etimologico del termine, un ostacolo, per i fedeli. I quali hanno i loro diritti e ora, stando al sito, si recheranno dal vescovo per chiedere ragioni di questo atto unilaterale che si violenza. 

Ma il personalismo dei sacerdoti lo si vede ogni domenica anche in altri lidi e in altre circostanza. A Vicenza ad esempio, ieri Tgcom24 si è occupato di Domenico Pegoraro. Si tratta del nuovo parroco di Tremignon e Vaccarino. Che ha fatto costui di così "strano"?  Arriva in bici all'altare e se squilla il cellulare in chiesa, lui dice: "Risponda pure, speriamo non sia l'amante altrimenti fa brutta figura". Una volta parlando dell'importanza di volersi bene e di non parlare male di nessuno ha detto: "Non soffermiamoci a squadrare quello più grasso, più magro, quello più bello o più brutto, non dovete guardare neanche chi ce l'ha più lungo o più corto. Siamo tutti figli di Dio". Il tutto ovviamente ha come effetto le risate dei fedeli. Insomma, il prete in questione fa il simpaticone, cercando quindi di far passare l'idea che il sacerdote deve svecchiare i suoi modi e il suo slang per risultare più simpatico.

Sembra di tornare a don Camillo e don Chichì. Il fatto però è che – come riporta il sito – per ascoltarlo vengono anche dalle parrocchie circostanti. Capito l'antifona? Per attrarre fedeli il prete della nuova Chiesa non parla più di Gesù, dei santi, dei martiri. Ma fa il simpaticone per risultare più alla mano. Ma così facendo trasmetterà anche Gesù o soltanto il suo ego? 

Non per essere troppo normativisti, ma quando ci vuole, ci vuole. Torna ancora lo stesso documento redemptionis sacramentum, che al 186, avverte, non come cattivo carceriere ma come cartello stradale: "I Vescovi, i Sacerdoti e i Diaconi, nell'esercizio del sacro ministero, si interroghino in coscienza sulla autenticità e sulla fedeltà delle azioni da loro compiute a nome di Cristo e della Chiesa nella celebrazione della sacra Liturgia. Ogni ministro sacro si interroghi, anche con severità, se ha rispettato i diritti dei fedeli laici, che affidano a lui con fiducia se stessi e i loro figli, nella convinzione che tutti svolgono correttamente per i fedeli quei compiti che la Chiesa, per mandato di Cristo, intende adempiere nel celebrare la sacra Liturgia. Ciascuno ricordi sempre, infatti, di essere servitore della sacra Liturgia".