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mercredi 28 novembre 2018

Ver "27e salon du livre pour Renaissance Catholique !"

California y la industria de la pornografía

Le Credo retrouve son consubstantiel

https://fsspx.news/fr/le-credo-retrouve-son-consubstantiel-42590

Le Credo retrouve son consubstantiel
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Mgr Guy de Kerimel, évêque du diocèse de Grenoble et président de la Commission épiscopale pour la liturgie et la pastorale sacramentelle, a eu la délicate mission de présenter au public les modifications du Missel français. 

« C'est un processus assez long... Il y a eu quatre sessions de relecture avec une équipe d'évêques francophones (…). Il n'y a pas de choses d'ampleur » : le prélat a dû multiplier les précautions de langage, tant la liturgie catholique célébrée dans la langue de Racine est souvent le théâtre de confusion et de drames qui n'ont rien à envier aux tragédies du solitaire de Port-Royal... 

En fait, le changement est, en qualité, de plus grande ampleur qu'il n'y paraît : « dans le Credo par exemple, nous ne dirons plus 'de même nature que le Père', mais 'consubstantiel au Père' », explique Mgr de Kerimel qui reconnaît là « une formule plus affinée sur le plan théologique ». Il était temps de s'en rendre compte. 

On se rappelle que la traduction du Credo « de même nature que le Père » avait provoqué une controverse théologique dans les années 60, où s'étaient illustrées de grandes figures telles que Etienne Gilson ou Jacques Maritain. 

Ce que pointait Jacques Maritain – et, avec lui, beaucoup d'autres théologiens – c'était l'ambiguïté de la nouvelle traduction. 

En effet, en latin, comme en grec, la profession de foi du concile de Nicée (325) affirme que le Fils est « consubstantiel » au Père. Or, cela désigne une unité beaucoup plus forte que le « de même nature ». 

Un père et un fils ici-bas sont « de même nature » : ils partagent la même nature humaine, mais ils sont évidemment deux hommes bien distincts. Le Père et le Fils, quant à eux, non seulement partagent la même nature divine, mais sont un seul Dieu. 

Saint Athanase et saint Hilaire, s'étaient déjà battus au IVe siècle contre une traduction assez proche de ce « de même nature » : nihil novi sub sole. 

« Quand on change de tradition, cela nous bouscule. Il faudra bien une bonne année pour se réhabituer », conclut Mgr de Kérimel. Il est piquant d'entendre qualifier de "tradition" un usage récent et contestable, mais il est rassurant de savoir qu'il suffira d'une année pour se réhabituer à un langage catholique et traditionnel. Un bon signe pour le jour où il faudra réhabituer les fidèles à un rite liturgique vraiment catholique. 

Pour l'heure, la proposition française de retour à la traduction traditionnelle du Credo doit maintenant être validée par Rome, et devrait entrer en vigueur dans la liturgie moderne au premier dimanche de l'Avent 2019. Lorsqu'il s'agit de détruire, les réformes sont autrement plus rapides, surtout sur le terrain. Souhaitons que la correction soit adoptée sans attendre... 

 

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Parla Müller: “Sì, nella Chiesa c’è grande confusione”

https://www.aldomariavalli.it/2018/11/28/parla-muller-si-nella-chiesa-ce-grande-confusione/

Parla Müller: "Sì, nella Chiesa c'è grande confusione" – Aldo Maria Valli
28Nov

Parla Müller: "Sì, nella Chiesa c'è grande confusione"

«Ora sono semplicemente un cardinale senza un incarico specifico. Un fatto alquanto insolito, visto che i vescovi normalmente restano in attività fino ai settantacinque anni. Evidentemente il papa ha sua disposizione consiglieri migliori di me. In quanto prete, vescovo e cardinale posso comunque continuare a servire la Chiesa, come docente e scrivendo libri».

Con una buona dose di understatement il cardinale tedesco Gerhard Müller, settantuno anni il prossimo 31 dicembre, risponde così nel corso di un'intervista al giornale olandese Trouw (https://www.trouw.nl/religie-en-filosofie/kardinaal-gerhard-muller-betreurt-het-leiderschap-van-paus-franciscus~a6c4e02d/).

Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede dal luglio 2012 al luglio 2017, quando fu rimosso da papa Francesco, Müller parla a ruota libera su molti argomenti riguardanti la situazione della Chiesa ma anche la sua condizione personale.

«Il mio senso di autostima e la mia identità non dipendono da un ufficio ricoperto nella Chiesa. Dal punto di vista teologico ho raggiunto alcuni risultati. Centoventi studenti si sono laureati con me ed ho scritto libri. Non penso che tutto ciò sia insignificante».

Durante una conferenza dall'associazione cattolica olandese CRK (Contact Rooms-Katholieken) a Den Bosh, Müller ha inoltre dichiarato: «La Chiesa cattolica non deve commettere l'errore di dare risposte secolari a una società secolarizzata. La Chiesa non è importante solo per le sue risposte ai problemi sociali e ambientali. Queste sono cose secondarie. Il primo compito della Chiesa è portare le persone a Dio. Chiunque sia con Dio può contribuire alla costruzione della società proprio a partire dalla fede. Non possiamo sostituire la Chiesa di Gesù Cristo e i sacramenti con un'organizzazione sociale».

«La Chiesa – ha poi detto Müller – deve essere segno visibile di una realtà superiore e testimoniare che l'uomo è chiamato a vedere Dio in mezzo alla comunione dei santi. Questa è la grande vocazione dell'uomo».

Secondo l'ex prefetto «la fede non è un prodotto e noi non siamo in un negozio che sta cercando di applicare i migliori metodi di vendita. I profeti e i discepoli di Gesù non si comportarono così. Dobbiamo vivere e agire come fece Gesù».

L'annuncio del messaggio del Vangelo deve essere sempre al primo posto; in caso contrario abbiamo un processo di «auto-secolarizzazione» della Chiesa, una Chiesa degradata che sminuisce la sua missione. «Ecco perché dobbiamo guidare la società in modo critico e non piegarci a tutto ciò che è moderno o nuovo. Dobbiamo ricordare ciò che è veramente buono per le persone, ciò che è morale, per la felicità umana».

In risposta a una domanda sulla sofferenza e la crisi della Chiesa e sulla possibilità che si tratti di sintomi forieri della fine dei tempi, il cardinale dice: «Non dobbiamo pensare che sia giusto per la Chiesa soffrire. Non fa bene alla Chiesa soffrire per gli scandali. Questi sono scandali che Cristo non vuole».

Nell'intervista con Trouw Müller torna sul tema della confusione nella Chiesa e conferma: «Sì, c'è una grande confusione nella Chiesa in questo momento. Il motivo è che il rapporto tra la dottrina della Chiesa e la cura pastorale per le persone in situazioni difficili non è chiaro. Non puoi accompagnare e aiutare i fedeli quando parti da una base sbagliata. Un prete è come un medico che si prende cura delle anime nel nome di Gesù Cristo. Ma un buon dottore offre aiuto solo quando prescrive il farmaco corretto. Non puoi confortare un paziente dicendogli: "Ascolta, hai un osso rotto, quindi ora ti metto un bel cerotto". Devi usare il farmaco giusto. Ciò significa che un prete deve spiegare la dottrina in modo chiaro, indipendentemente dal fatto che le persone lo accettino o meno».

«Ciò che vediamo adesso è che coloro che vogliono "migliorare" la dottrina falsificandola non sono disciplinati, mentre altri, che sono chiaramente fedeli alla Parola di Cristo, vengono accusati di essere "rigidi" e "farisei". È questo il modo di guidare l Chiesa?».

Molte persone, dice l'intervistatore, sperano che a febbraio, quando in Vaticano si terrà l'incontro dei responsabili delle Conferenze episcopali di tutto il mondo sulla crisi degli abusi, sarà messo in discussione il celibato obbligatorio dei preti. Lei è favorevole?

Risposta: «In generale si può dire che nel 99,99 per cento dei casi gli abusi sono commessi da qualcuno che è sposato o che comunque può avere rapporti sessuali. Inoltre il problema c'è anche nel clero di altre Chiese, nelle quali il celibato non è obbligatorio. Ciò significa che gli abusi non hanno nulla a che fare con la questione del celibato. È vero invece che si sta cercando di utilizzare questa crisi per ottenere l'abolizione del celibato obbligatorio. Ma così è come trattare un paziente dopo una diagnosi completamente sbagliata».

«Dobbiamo fare tutto il possibile – dice inoltre il cardinale – per prevenire gli abusi. È molto importante precisare che cos'è realmente il sacerdozio. Negli ultimi anni abbiamo vissuto una secolarizzazione di questo ruolo, per cui il sacerdote è diventato sempre più un funzionario nel sistema ecclesiastico e non è più il rappresentante di Gesù Cristo. Ma se diventi un funzionario pensi di poter fare ciò che vuoi nella tua vita privata. Invece un prete può essere credibile solo se ha una coscienza morale e conforma la sua vita a Cristo».

«L'abuso è principalmente un crimine, che deve essere perseguito in quanto tale dalle autorità civili. Inoltre ci deve essere un processo ecclesiastico per determinare quali conseguenze ha il comportamento del responsabile sull'ufficio che ricopre. Sono due cose diverse che devono andare insieme. Il processo da parte della Chiesa non deve equivalere a una copertura, però occorre seguire una certa procedura e ci vuole discrezione. Nei confronti dei responsabili, delle vittime e dei familiari».

Circa la vicenda dell'ex nunzio negli Usa Carlo Maria Viganò, Müller dice: «Se fossi stato Viganò non avrei mai chiesto le dimissioni del papa. Tuttavia Viganò ha fatto una serie di domande a cui occorre rispondere. Inchiodare Viganò alla gogna non è d'aiuto al papa e non porta a una soluzione adeguata. Sarebbe stato meglio se il papa avesse chiamato tutti per un confronto, così le cose avrebbero potuto essere chiarite».

Siamo di fronte a una lotta di potere o a uno scontro di diverse visioni circa la Chiesa?

«Penso che sia valida la seconda ipotesi».

Circa la difficile situazione della Chiesa cattolica in Olanda, a causa di una secolarizzazione rapida e profonda, il cardinale ha risposto: «I Paesi Bassi sono tra i paesi che hanno accolto il Concilio Vaticano II come una sorta di liberalizzazione o secolarizzazione della Chiesa, quando in realtà il Concilio ha avuto come obiettivo un modo nuovo di cristianizzare la società». Ma le speranza non sono perdute: «Potrebbe esserci una nuova fioritura. Dobbiamo pregare per questo e dare una buona testimonianza. Spero e prego che nei Paesi Bassi possa iniziare una nuova primavera per la Chiesa».

Aldo Maria Valli

 

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Marie apparaît Rue du Bac à Paris (II) 

La Sainte Vierge ajouta : Voilà le symbole des grâces que je répands sur les personnes qui me les demandent, me faisant entendre ainsi combien elle est généreuse envers ceux qui la prient.
Dans ce moment, j'étais ou je n'étais pas... je ne sais... je jouissais ! Il se forma alors, autour de la Sainte Vierge, un tableau un peu ovale, sur lequel on lisait, écrites en lettres d'or, ces paroles : Ô Marie conçue sans péché, priez pour nous qui avons recours à vous. Alors, une voix se fit entendre qui me dit : Faites frapper une médaille sur ce modèle, toutes les personnes qui la porteront recevront de grandes grâces ; en la portant au cou, les grâces seront abondantes pour les personnes qui la porteront avec confiance.
À l'instant le tableau m'a paru se retourner où j'ai vu le revers de la médaille ; inquiète de savoir ce qu'il fallait mettre du côté du revers de la médaille, après bien des prières, un jour, dans la méditation, il m'a semblé entendre une voix qui me disait : Le M et les deux cœurs en disent assez. 
(Suite du récit du 27 novembre 2018)

Découvrir plus sur mariedenazareth.com :
Description de la médaille miraculeuse  

Récit de sainte Catherine Labouré, voyante de la Vierge Marie à la Rue du Bac

mardi 27 novembre 2018

Ver "Salazar et la France, entretien avec Olivier Dard"

Tratado sobre la oración (1492)

Marie apparaît Rue du Bac à Paris (I) 



Le 27 novembre 1830, un samedi, veille du premier dimanche de l'Avent, à cinq heures et demie du soir, faisant la méditation en silence, j'ai cru entendre, du côté droit du sanctuaire, comme le bruit d'une robe de soie. J'aperçus alors la Sainte Vierge auprès du tableau de saint Joseph ; sa taille était moyenne et sa figure si belle, qu'il me serait impossible d'en décrire la beauté.
Elle était debout, vêtue d'une robe blanc-aurore, de la forme qu'on appelle « à la Vierge », c'est-à-dire montante et à manches plates. La tête était couverte d'un voile blanc qui descendait de chaque côté jusqu'aux pieds. Elle avait les cheveux en bandeaux, et, par-dessus, une espèce de serre-tête garni d'une petite dentelle posée à plat sur les cheveux. La figure était assez découverte, et les pieds reposaient sur un globe, ou mieux, une moitié de globe ; du moins, je n'en vis que la moitié. Ses mains, élevées à la hauteur de la poitrine, tenaient d'une manière très aisée un autre globe. Elle avait les yeux élevés vers le ciel, et sa figure s'illumina pendant qu'elle offrait le globe à Notre Seigneur. Tout à coup, ses doigts se sont remplis d'anneaux et de pierres précieuses très belles ...
Les rayons qui en jaillissaient se reflétaient de tous côtés, ce qui l'enveloppait d'une telle clarté, que l'on ne voyait plus ni ses pieds, ni sa robe. Les pierreries étaient plus ou moins grosses, et les rayons qui en sortaient étaient proportionnellement plus ou moins éclatants. Je ne saurais dire ce que j'éprouvai, ni tout ce que j'ai appris en si peu de temps. Comme j'étais occupée à la contempler, la Sainte Vierge abaissa les yeux sur moi et une voix me dit au fond du cœur : « Ce globe que vous voyez représente le monde entier et particulièrement la France et chaque personne en particulier. » 
(Suite du récit demain 28 novembre 2018)

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Récit des apparitions à la Rue du Bac  

Récit de sainte Catherine Labouré, voyante de la Vierge Marie à la Rue du Bac

lundi 26 novembre 2018

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Vísperas sicilianas

Le droit de la messe romaine

https://fsspx.news/fr/le-droit-de-la-messe-romaine-42401

Le droit de la messe romaine
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Le droit de la messe romaine

26 Novembre, 2018
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A partir du début de 1964, la liturgie latine entre dans une période de très forte mutation, à la suite de la Constitution Sacrosanctum Concilium, promulguée le 4 décembre 1963 par le pape Paul VI et les Pères du concile Vatican II (1962-1965).

En 1967 est fondé le bimensuel Courrier de Rome, qui va contester cette réforme liturgique et bien d'autres bouleversements auxquels le Concile a ouvert les portes. L'abbé Raymond Dulac (1903-1987) est alors l'un des premiers animateurs et rédacteurs de ce périodique. D'une plume alerte et chatoyante, emplie d'allusions littéraires et historiques, avec une vigueur polémique remarquable, il va démonter un à un tous les prétendus arguments historiques, théologiques, liturgiques, canoniques, pastoraux, qu'on apporte en faveur de ce formidable bouleversement. Il sera de 1967 à 1971 la principale « plume » du bimensuel Courrier de Rome

Au terme d'une analyse minutieuse, l'abbé Dulac s'attache particulièrement à démontrer que la messe en vigueur au moment du concile Vatican II, messe dite « de saint Pie V » (du nom de celui qui en publia en 1570 une version autorisée), n'a jamais été interdite, et ne pouvait l'être en aucun cas : une conclusion reconnue officiellement comme vraie, vingt ans après sa mort, par le Motu Proprio Summorum Pontificum.

Dans ce recueil des principales chroniques qu'il a publiées entre 1967 et 1972, l'abbé Dulac aborde bien d'autres points d'histoire liturgique et ecclésiastique, de droit canonique, de philosophie politique, de théologie, de littérature, qui éclairent d'un jour saisissant la situation actuelle de l'Eglise et de la société.

Né le 4 octobre 1903 à Sète, Raymond Marius Dulac obtient à quinze ans le baccalauréat avec mention bien ; ils seront moins de 10.000 élèves à obtenir le diplôme cette année-là. Formé au Séminaire français de Rome, que dirige le Père Le Floch, il fait de brillantes études. Il est ordonné prêtre à l'âge de vingt-deux ans, grâce à une dispense, le 3 avril 1926 à Saint-Jean-de-Latran. Docteur en philosophie et en théologie, licencié en droit canonique puis ès lettres, l'abbé Dulac est nommé professeur de philosophie à Juvisy en 1928, vicaire à Saint-Cloud en 1930, curé de Chamarande en 1932, aumônier du pensionnat de Sannois en 1937, puis du lycée de Sèvres de 1943 à 1945. Dès 1945 il est avocat ecclésiastique auprès de l'officialité de Versailles. Enfin, il se retire au Carmel de Draguignan. Rappelé à Dieu le dimanche 18 janvier 1987, en la fête de la chaire de saint Pierre, ses funérailles sont célébrées chez les sœurs dominicaines de Saint-Pré (Brignoles) le 20 janvier par l'abbé Paul Aulagnier alors supérieur du district de France de la Fraternité Saint-Pie X. L'abbé Raymond Dulac repose au cimetière marin de Sète.

Abbé Raymond Dulac, Le droit de la messe romaine, Courrier de Rome, 310p., 21€, frais de port 6,40€. On peut se procurer l'ouvrage auprès des éditions du Courrier de Rome, B.P. 10156 – F-78001 Versailles Cedex – Courriel : courrierderome@wanadoo.fr – site internet : www.courrierderome.org

 

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ZORROS EN EL GALLINERO | CATAPULTA

Sermon for the Last Sunday After Pentecost: Learning the Four Last Things with Dante

https://rorate-caeli.blogspot.com/2018/11/sermon-for-last-sunday-after-pentecost.html?m=1#more


RORATE CÆLI: Sermon for the Last Sunday After Pentecost: Learning the Four Last Things with Dante
From today's Gospel: For as the lightning comes forth from the east and shines even to the west, so also will the coming of the Son of Man… And he will send forth his angels with a trumpet and a great sound, and they will gather His elect from the four winds, from one end of the heavens to the other. (Matthew 24:27 ff.)
Literary critics are a prickly and opinionated group, but they have always agreed that one of the greatest works of Western Literature is Dante's Divine Comedy, both as poetry and as human epic. A few years ago a human rights organization called Gherush 92, which acts as a consultant to the United Nations body on racism and discrimination called for the banning of Dante's Divine Comedy, specifically the first part called the Inferno, from the classroom.  Dante's epic is "offensive and discriminatory" and has no place in a modern classroom, said Valentina Sereni, the group's president.  She went on to say: "We do not advocate censorship or the burning of books, but we would like it acknowledged , clearly and unambiguously, that in the Divine Comedy there  is racist, Islamophobic and anti-Semitic content. Art cannot be above criticism". She goes on to say that school children who studied the work lack the "filters" to appreciate its historical context and were being fed a poisonous diet of anti-Semitism and racism.
One could not ask for a better example of where post-modern Western culture is than this irrational screed from Signora Sereni.  And for us here this morning we just heard the gospel for this Sunday which speaks of the Last Things, and speaks in graphically violent and unambiguous terms: that all of this will come to an end and an integral part of the end is judgment, judgment by God on every person who is part of, as we say, this world. This business about banning the Commedia Divina is of existential interest to me, for I taught  the Inferno in my Advanced Latin Class at my school along with the sixth book of Vergil's Aeneid, both of which have to do with depictions of the Underworld, or, in impolite circles, Hell.  The fact is, and this is what is relevant to Catholics, that Signora Sereni's fears of students lacking filters to screen out the trash in the Inferno are quite unfounded.  For the fact is that there are no filters to screen anything out. Or rather, the filters work very well indeed in a culture in which the individual and his wants are central to understanding anything at all.  Most students, including Catholic students, would treat the Inferno as they would any literary composition of the Past, as if they were reading Paradise Lost, or Don Quixote, or Huckleberry Finn, or, better still, Alice inWonderland.  The very premise of the Inferno, that God's justice demands the existence of Hell of which the denizens are tortured by various punishments for eternity, is incomprehensible to most students of today in Western culture, including those Catholics who have undergone the "rigors" of religious education in order to gain the prize of Confirmation.  They are what concern us here today, but we cannot dismiss our concern as well for those who are the products of a denatured and de-Christianized Protestantism for which post-modern culture has effectively neutralized the sting of the Gospel. 
Where can one begin to address Signora Sereni's difficulties with those in Dante's Hell?  With the lustful? With the heretics? With the blasphemers, with the sodomites, with the usurers, with the panderers, with the murderers, with those who betrayed their country and their friends, with Judas Iscariot, with Lucifer?  There is nowhere to begin, for the decadent Western world in which we live will not tolerate judgment of any kind: except that judgment that is safe, the judgment that does not concern them.  And so they revel in condemnation of corporate greed (a bit close to the bone all too often in this part of the world), of the rich not caring enough about the poor, about the state of education for minorities, about the inequality of the sexes in the workplace, and so forth.  But this condemnation is of the moment and of no personal moment. It has no eternal consequences. It is posturing, it is posing, for none of this relates to the judgment of God and the Last Things, over which they or we have any control.
When one teaches the Inferno, one has a choice:  to teach it as one of the greatest literary work of the Western canon and to comment on it as if one were commenting on an insect preserved in aspic, talking only about the beauty of the poetry, the sweep of history, the relationship to Classical literature, etc, etc.  Or, while teaching all of the above, one teaches the context of the Inferno which is Dante's deep Catholic understanding of the essence of things:  the Natural Law that is given by God, the presence and meaning of the Catholic Church in everyday life and in history, the terrible reality of sin and its consequences, the awe-ful justice of God, but also the harrowing of Hell and the reality of redemption in Jesus Christ and the mercy of Purgatory and the joy of Heaven:  all this, all this, but yet and also the reality of the horror of Hell that is the place forever of those who have rejected in an absolute way the offer of the mercy of God in the redemption made real by the Cross of Jesus Christ. The Divine Comedy, the journey to God, is the essence of the drama of what it means to be a man, a human being.  It is not the base existential allure of Waiting for Godot. It is not the insane but plausible Superman of Nietzsche. It is not the debased sentimentality of contemporary belief that all is permissible as long as it hurts no one else.  It is not the Catholicism that is reduced to the mawkish strains of "Let there be peace on earth" and "Eagles' wings" against which the gates of Hell are more than a match. 
We have heard so much in the past few years about the mercy of God, as if the mercy of God does not depend on the justice of God.  Without justice there can be no mercy. The mission of the Church is not primarily to proclaim the mercy of God. The mission of the Church is to proclaim Jesus Christ as Lord and Savior.  The mercy of God is surely seen and exemplified once and for all in the Cross of Jesus Christ. There is no greater symbol of God's mercy and love. Those silly "resurrected Christs" that are placed on a cross over an altar in some Catholic churches are a product of sentimentality and denial of the justice of God. And yet when one looks at the Cross one sees there the terrible, horrible, judgment of God on this world of sin, that God would have to have his Son die in this way:  what does that say about this world, about you and me?  The obvious answer is quite negative. But you see, the deepest answer to that question is Love, there is the answer. But not the cheap love the world would have us believe in, love defined as what I want to do, love defined apart from the laws of God, love defined so as to upturn reality into perversity, a false love that is doomed to hell, as Dante saw, as Christ told us, as St. Paul wrote, that is doomed to death, for it is the opposite of Love.
The gospel today speaks clearly of the second coming of Christ, a time of judgment, a time when the justice of God will be revealed and will be exacted.  This will be a time, yes, a time of mercy on those sinners who have repented and who have believed in the Lord Jesus Christ as their Savior. And those will hear those words: "Come ye blessed of my Father…" But this will also be a time of justice, when the wicked who have not repented, who have reveled in their sinfulness, who have spit at the law of God, will receive their reward.
And it will probably much worse than anything Dante could have imagined.
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AGOSTINO NOBILE: L’ATTRAZIONE FATALE FRA LAICISMO E ISLAM. IL NEMICO DEL MIO NEMICO È IL MIO AMICO

http://www.marcotosatti.com/2018/11/26/agostino-nobile-lattrazione-fatale-fra-laicismo-e-islam-il-nemico-del-mio-nemico-e-il-mio-amico/

AGOSTINO NOBILE: L'ATTRAZIONE FATALE FRA LAICISMO E ISLAM. IL NEMICO DEL MIO NEMICO È IL MIO AMICO. : STILUM CURIAE

AGOSTINO NOBILE: L'ATTRAZIONE FATALE FRA LAICISMO E ISLAM. IL NEMICO DEL MIO NEMICO È IL MIO AMICO.

26 novembre 2018 Pubblicato da wp_7512482 --

Marco Tosatti

Cari Stilumcuriali, mentre si discute di Global Compact sulle migrazioni volentieri ospitiamo quesa riflessione di Agostino Nobile, in tema di laicismo e islam.

 

Èlite laicista e islam, un'attrazione fatale 

Perdonate se insisto sul tema, ma se continuiamo ad accoglire in pompa magna l'Emiro del Qatar Al-Thani che, oltre a sovvenzionare moschee in Europa, sostiene i Fratelli Musulmani che progettano la conquista dell'Occidente, siamo condannati all'islamizzazione. Davvero ci vogliono barattare per un piatto di lenticchie? Ancora più preoccupante se pensiamo che molti governi occidentali si comportano allo stesso modo. Non è solo per denaro. C'è qualcosa che dovrebbe farci molto preoccupare. Il "Global Compact on Migration" deciso dall'ONU prova senza ombra di dubbio la volontà di islamizzare l'Occidente. Perché questa ostinatezza?

I mondialisti sanno che un popolo costituito da atei è difficilmente controllabile, come hanno dimostrato i comunismi che, nonostante il pugno violento dell'ideologia, hanno fallito. Evidentemente si sono persi l'ammonimento di François-Marie Arouet, in arte Voltaire. Il mangiapreti per eccellenza, nel suo Dictionnaire Philosophique, scrive "Per quale motivo una società di atei sembra impossibile? Perché si ritiene che uomini che non avessero freno non potrebbero mai vivere insieme; che le leggi non possono nulla contro i crimini segreti; che ci vuole un Dio vendicatore che punisca in questo mondo o in quell'altro i malvagi sfuggiti alla giustizia umana". Più avanti leggiamo: "È indubbio che, in una città civile, è infinitamente più utile avere una religione, sia pur cattiva, che non averne affatto". Riguardo a coloro che non si pongono domande sull'esistenza di Dio, o vivono come se Dio non esistesse, aggiunge "sono come bambini; un bambino non è né ateo né teista, non è nulla".

I laicisti, al contrario dei marxisti, hanno fatto tesoro dei consigli del loro padre ideologico. Così hanno puntato sulla religione-ideologia rappresentata dall'islam, che significa per l'appunto sottomissione. Dottrina ideale che consente di cancellare quei diritti umani che solo il cristianesimo possiede e custodisce. Possiamo dunque comprendere i motivi che hanno spinto l'ONU e i Governi a creare il neologismo "islamofobia", sebbene migliaia di morti sono cristiani ammazzati dai musulmani. Molti fatti ci portano a pensare che tra l'élite laicista e l'islam corra buon sangue. La monarchia saudita, per ovvie ragioni, non ha firmato la Dichiarazione dei Diritti Umani, ma grazie al supporto malcelato del Regno Unito nel 2016 l'Arabia Saudita è stata nominata Capo del Consiglio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani. Poco importa se nel 2015 ha sentenziato oltre cento decollazioni, vieta tutte le altre religioni e punisce chi cerca entrare nella patria dell'islam con la Bibbia.

Dato che il laicismo sostiene una libertà dei costumi che l'islam aborre, qualcuno potrebbe pensare che io stia scrivendo delle fesserie. Ma siamo sicuri che non sia una provocazione pianificata per aizzare i giovani musulmani contro un'Europa che, dopo averla metodicamente svuotata della sua fede, ha superato tutti i limiti della decenza? Se nella maggior parte dei paesi musulmani una donna con la minigonna è considerata una spudorata, come si può pensare di integrare milioni di giovani che, pur disinteressati all'islam, si ritrovano in una società dove gli uomini si sposano con gli uomini e le donne con le donne? Davvero i laicisti sono così rimbambiti? Da come stanno andando le cose è certo che laicisti e islamisti condividono l'antico proverbio che recita "il nemico del mio nemico è mio amico". L'ONU e i nostri Governi, corrompendo i costumi e le intelligenze, hanno dato su un piatto d'argento l'anima europea all'islam. Gli imam stabiliti in Europa, per sobillare i giovani musulmani battono sempre lo stesso chiodo: corruzione dei costumi, donne puttane e uomini effeminati incapaci di tenerle a freno. Dall'altro lato, sempre l'ONU, seguita a ruota dai Governi occidentali, non ha mai puntato il dito contro le aberrazioni che avvengono nel mondo islamico. Anzi, fanno di più. In questi giorni, sul blog JihadWatch, Robert Spencer ci informa che il giudice federale di Detroit, Bernard Friedman, ha stabilito che il Congresso non ha l'autorità per rendere illegale l'infibulazione. Quindi i musulmani americani, come nel resto del mondo, hanno il diritto di mutilare i genitali delle loro bambine.

Le persecuzioni praticate durante i secoli dai musulmani contro i cristiani è paragonabile all'odium fidei dei rivoluzionari francesi e marxisti. Nel laicismo postumano come nell'islam non esiste il concetto di persona, ma di Popolo e Massa, quello che l'islam definisce Umma. Per le due dottrine il concetto di persona è sostituito con una struttura sociale piramidale o, se vogliamo, totalitaria, dove la dignità del singolo viene liquefatta per essere assorbita dalla Massa-Umma, che si traduce nell'azzeramento della dignità individuale e della famiglia monogama.

Basta consultare la Storia per comprendere i comuni intenti dell'élite laicista e islamica. Già Martino Lutero sperava che i turchi mangiassero in un boccone "la prostituta di Roma". Mentre Hitler amoreggiava coi mufti musulmani per estinguere prima gli ebrei e dopo, come lui stesso affermava, i cattolici.

L'attrazione tra islam e laicisti, dunque, esiste da secoli e le fedi nunziali già pronte. Aspettavano solo la benedizione del terzo incomodo. Cosa che è arrivata in questi ultimi anni. La teologia acattolica, gli inviti degli imam nelle chiese, che recitano il Corano, e la politica immigrazionista del Vaticano fanno supporre che sono andati oltre la benedizione. Sembra che abbiano celebrato, tacitamente o meno, un bizzarro matrimonio a tre.

Agostino Nobile







Oggi è il 92° giorno in cui il Pontefice regnante non ha, ancora, risposto.

"Quando ha saputo che McCarrick era un uomo perverso, un predatore omosessuale seriale?"

"È vero, o non è vero, che mons. Viganò lo ha avvertito il 23 giugno 2013?"

Joseph Fessio, sj: "Sia un uomo. Si alzi in piedi e risponda".




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Notable teólogo del Vaticano llama a examinar la validez de la renuncia del Papa Benedicto XVI

dimanche 25 novembre 2018

Ver "Mons. Aguer - Ideología de Género: no pasa nada... ¿o está pasando?"

Ver "PIENSA EN LA MUERTE Y NO TE ATREVERÁS A PECAR por Agnus Dei Prod"

Homélie pour la solennité du Christ-Roi de l’univers (année B)

https://www.islam-et-verite.com/homelie-pour-la-solennite-du-christ-roi-de-lunivers-annee-b/

Homélie pour la solennité du Christ-Roi de l'univers (année B)

(Liturgie de la Parole : Dn 7 13-14 ; Ps 92 ; Ap 1 5-8 ; Jn 18 33-37)

En ces temps hérités de la Révolution qui avait, et qui a toujours, pour devise « Ni Dieu, ni maître », l'Église nous appelle à renouveler notre confiance en Jésus-Christ Roi de l'Univers, Souverain de tous les rois de la terre. Car connaître le Christ et se soumettre au joug très doux de Sa domination éternelle, c'est échapper à la tyrannie du Prince de ce monde, d'autant plus efficace qu'elle se prétend libérale, et entrer, avec tous les saints, dans la Félicité bienheureuse du Père, du Fils et du Saint-Esprit.

Jésus-Christ est Roi, et Il l'est à plus d'un titre. D'abord en raison de Sa nature divine, par laquelle tout ce qui existe Lui est nécessairement soumis, car tout ce qui existe, existe par Lui et pour Lui [Jn 1 1]…

Jésus est encore Roi en raison de la dignité de Sa nature humainequi, unie à Sa nature divine, en a reçu une noblesse incomparable… royale ! C'est ce que vit Daniel : « un Fils d'homme », venant sur les nuées du ciel, à Qui « fut donné domination, gloire et royauté ; tous les peuples, toutes les nations et toutes les langues Le servirent [Dn 7 13-14] ». Après l'assomption de Son humanité dans la gloire divine, c'est en tant qu'homme qu'Il est le Tout-Puissant. « Tout pouvoir M'a été donné au ciel et sur la terre [ Mt 28 18]. » Toute l'Écriture Sainte, avec le psaume de ce jour, rend témoignage à la Royauté de Jésus : « Le Seigneur est Roi, […] dès l'origine Ton trône tint bon [Ps 92 1-2] », Lui qui par l'ascendance de Son père Joseph est déjà Fils du roi David.

Jésus est enfin Roi par droit de conquête, car Il a, au moyen de Sa croix et du témoignage qu'Il a ainsi rendu à la Vérité, vaincu le Prince de ce monde qui tenait l'humanité entière captive de ses mensonges et esclave de l'ignorance. Lui, « le Témoin fidèle [Ap 3 14] », est venu rétablir la vérité. La royauté du Christ est la royauté de la Vérité qui règne par la seule force de conviction qu'exerce la vérité sur les intelligences et les cœurs… « Je suis roi [et] Je suis venu dans le monde pour ceci : rendre témoignage à la Vérité. Tout homme qui appartient à la Vérité écoute Ma voix [Jn 18 37] »… Quelle bonne nouvelle pour nos contemporains qui doutent de pouvoir jamais connaître où est le vrai et où est le faux et si quelque chose est certain ! Car si rien de certain ne peut être affirmé, alors la vie humaine n'a pas non plus de but certain, et donc de raison de vivre valable ; voila ce qui conduit, notamment notre jeunesse, au désespoir et à la révolte. En venant rendre témoignage à la Vérité, le Christ résout le problème le plus fondamental de la vie humaine. « Dès lors, plus de mensonge, mais que chacun dise la vérité à son prochain [Ep 4 25] »…

Comme tout roi, le Christ possède le triple pouvoir de légiférer, juger et faire exécuter Ses sentences. Il est législateur par la loi naturelle qui régit l'univers entier en sa si riche diversité, et Il est législateur dans l'ordre surnaturel, par le Décalogue et la Loi Nouvelle de l'Évangile. « Si vous M'aimez, vous garderez Mes commandements[Jn 14 15]. » Il est juge : « Le Père ne juge personne, mais Il a donné au Fils le jugement tout entier [Jn 5 22] », affirme-t-Il. Ce jugement est d'ordre surnaturel parce qu'il concerne les âmes, mais il est aussi d'ordre naturel parce qu'il est « inséparable [du] droit de récompenser ou de châtier les hommes, même durant leur vie terrestre [Quas primas, 11 décembre 1925, n. 10] », écrit Pie XI, à qui nous devons l'institution de cette fête du Christ Roi. L'enseignement du pape condamne donc celui de certains chrétiens qui voudraient que le Christ ne châtie pas ici-bas ses sujets. Mais s'Il ne châtiait pas, Il ne devrait pas non plus récompenser, et en somme Il Se désintéresserait de la marche de l'humanité. Sainte Jeanne d'Arc et Notre-Dame du Rosaire sont là pour nous rappeler le contraire. Cette hérésie qui prétend si bien séparer le domaine temporel du domaine spirituel s'appelle le « laïcisme [Ibid., n. 18]», et c'est pour la combattre que cette fête du Christ-Roi a été instituée…

Jésus exerce enfin Son pouvoir exécutif dans l'ordre surnaturel par Sa grâce, les sacrements, et l'exécution des sentences judiciaires qu'émet Son Église (« Tout ce que vous lierez sur la terre sera lié au Ciel [Mt 18 18] »), et Il l'exerce dans l'ordre naturel par Sa divine Providence dont la sollicitude embrasse aussi bien les plus grands événements de l'histoire que les plus infimes. On entend parfois : «Oh, le bon Dieu, Il ne S'occupe pas de ça ! », comme si quelque chose pouvait exister sans Lui ! Serait-Il le Tout-Puissant si quelque chose, si infime soit-il, pouvait Lui échapper ? « Pas un moineau ne tombe à terre que Dieu ne le sache, et vos cheveux même sont tous comptés [Mt 10 29-30]. » En fait, Il est si puissant qu'Il fait servir même le mal au bien de ceux qui L'aiment [Cf. Rm 8 28].

La royauté du Christ est donc universelle et ne connaît aucune limitation de temps, de lieu ou de personne… Et si Jésus répond à Pilate que Sa royauté n'est pas de ce monde [Cf. Jn 18 36], cela ne signifie pas que Jésus n'exerce pas Sa royauté en ce monde, mais que Sa royauté est d'origine divine et qu'en conséquence nul ne peut la Lui ravir. C'est pourquoi Il n'a nul besoin que des gardes se battent pour Lui… Par contre, Il a besoin que nos intelligences s'ouvrent à Son témoignage. Nous devons croire, avec une complète soumission, d'une adhésion ferme et constante, les vérités que Jésus nous a révélées et que l'Église enseigne en Son nom. « Qui vous écoute, M'écoute [Lc 10 16]. » Il faut que Jésus règne sur nos volontés, alors nous accomplirons les commandements de Dieu. Il faut que Jésus règne sur nos cœurs, afin que nous sacrifions nos affections naturelles et aimions Dieu par-dessus toutes choses, nous attachant à Lui seul. Il faut qu'Il règne sur nos corps, qui serviront ainsi d'instruments de justice au service de Dieu et de la sanctification de nos âmes.

Cette fête du Christ-Roi nous invite à « combattre, vaillamment et sans relâche, sous les étendards du Christ-Roi [Pie XI, op. cit., n. 19 ] », afin que Son règne vienne… sur la terre comme au Ciel [Mt 6 10]… Nous disons cette prière chaque jour, mais comprenons-nous ce que cela implique pour nous ? Pour les laïcs, être fidèle au caractère royal de leur baptême, cela ne signifie pas seconder les prêtres dans leur ministère, mais agir sur le terrain de la vie publique, et certains le font aujourd'hui en portant des gilets jaunes. Jean-Paul II enseigne que « les fidèles laïcs ne peuvent absolument pas renoncer à la participation à la "politique", à savoir à l'action multiforme, économique, sociale, législative, administrative, culturelle [ Christifideles laici, 30 décembre 1988, n. 42] », tant il est vrai que « de la forme donnée à la société, conforme ou non aux lois divines, dépend et découle le bien ou le mal des âmes [Pie XII, radio-message, 1er juin 1941, n. 3] »… Il est quasiment impossible, en effet, à la grande majorité des hommes d'observer les commandements divins dans une société qui n'est pas chrétienne, dans une société dont les institutions sont moralement perverties ou idéologiquement faussées. Aussi, ceux qui militent sous la bannière du Christ-Roi ne peuvent-ils absolument pas s'abstenir de lutter de tout leur pouvoir pour créer des conditions sociales qui permettent au plus grand nombre de sauver leur âme.
Léon XIII écrivait : « [Ceux] qui pensent qu'il n'est pas opportun de résister de front à l'iniquité puissante et dominante, de peur, disent-ils, que la lutte n'exaspère davantage les méchants, [ceux] qui font semblant d'ignorer que tout chrétien doit être un vaillant soldat du Christ, ceux qui prétendent obtenir les récompenses promises aux vainqueurs en vivant comme des lâches et en s'abstenant de prendre part au combat, ceux-là, non seulement ne sont pas capables d'arrêter l'invasion de l'armée des mauvais, mais ils secondent ses progrès [De præcipuis civium Christianorum officiis, 10 janvier 1890]. »

Que Notre-Dame ait pitié de nous et nous obtienne que son Fils règne en nous ! Que tout en nous soit à Lui et par Lui au Père dans l'unité du Saint-Esprit ! Qu'il ne reste plus rien en nous qui ne soit totalement à Lui, et que par nous Il puisse ainsi régner autour de nous en tout ce qu'Il nous donne et que nous devons Lui offrir en retour. Ainsi soit-il !

 

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Le Synode sur les jeunes ?


Que restera-t-il du Synode sur les jeunes ?
Vendredi 27 octobre à Rome. Le synode des jeunes se termine. Dans une salle aux lumières de boîte de nuit, des jeunes filles se déhanchent au son de la musique rythmée. Leurs camarades entraînent dans leur farandole cardinaux et archevêques dont les ceintures violettes et pourpres flottent tout en changeant de teinte fluorescente à mesure que les spots font varier les couleurs sur leurs habits. Craignant peut-être de n'avoir jamais été jeunes ou de se croire éternellement ringardisés, les prélats se mettent à se trémousser devant le pape que les jeunes n'ont tout de même pas osé solliciter. Le ridicule ne tue peut-être pas mais il désacralise considérablement. En tout cas, il peut difficilement crédibiliser les trois semaines de synode qui se sont déroulées et au cours desquelles les organisateurs ont dit constamment vouloir se mettre, comme ce soir-là, à l'écoute des jeunes.

Attentes contradictoires

« Ce que j'attends de ce synode aujourd'hui c'est davantage une exhortation à devenir des saints, à utiliser ces bases solides que nous avons pour devenir missionnaires, pour vouloir devenir des saints. » Tels sont les mots d'un jeune breton parti à pied à la rencontre du pape François à l'occasion du Synode pour les jeunes réuni du 3 au 27 octobre à Rome. À ses côtés, l'un de ses camarades s'exclame : « Je dirai au pape François : Enracinez-nous dans la vérité qu'est l'Évangile ». Respect de la vie, lutte contre l'indifférence spirituelle, attrait de la vocation sacerdotale en proposant la vie communautaire, tels sont les thèmes qu'ils disent vouloir aborder tandis que les journalistes essayent de les diriger, sans grand succès, sur les terrains de la sexualité, du numérique, de l'écologie. Mais ces deux étudiants n'ont certainement pas été les seuls à s'être adressés aux deux cent soixante-sept pères réunis. Comme l'a souhaité le cardinal Lorenzo Baldisseri, secrétaire général du secrétariat du Synode des Évêques : « Il y aura aussi des non-catholiques, des non chrétiens, des non croyants, afin que l'écoute des jeunes se réalise le plus possible à 360 degrés ». Le recrutement des participants a été dévoilé par la presse. Parmi eux figure cet athée helvétique au propos monothématique : Le pape, affirme Sandro Bucher « devrait se concentrer davantage sur la réparation des dommages causés par l'Église catholique. Par exemple en ce qui concerne l'accès à la contraception, à la politique sur l'avortement ou aux droits fondamentaux des femmes et des homosexuels ». Jonas Feldmann, suisse qui se qualifie de catholique critique et non pratiquant, s'en prend à la doctrine à propos de « la position des femmes dans la société et dans l'Église, la discrimination à l'égard des couples homosexuels, la question de la contraception, de l'avortement et de l'euthanasie. » A-t-on déjà vu une réunion de quelque organisation que ce soit qui invite ceux qui s'opposent à ses fondamentaux lesquels n'ont d'autre optique que de les mettre officiellement en pièce ? Cela laisse craindre des intentions des organisateurs. De tous ces sujets, ceux des bretons n'ont guère été abordés. En revanche, ceux des opposants, qui sont finalement les attaques habituelles du monde, ont été bien discutés, telle que l'incontournable question de l'homosexualité, comme cela avait déjà été le cas lors des synodes sur la famille. Le secrétariat a même osé utiliser le terme « catholique LGBT » dans l'Instrumentum laboris, le document de travail distribué à tous les pères en début de session, tout en essayant de camoufler les raisons de l'introduction de cet acronyme fabriqué dans les sphères les moins morales. Mais l'opposition des prélats africains et l'intervention remarquée de Mgr Charles Chaput, archevêque de Philadelphie, ont contraint les protagonistes de ce scandale à reculer. Ils ont néanmoins conservé dans le paragraphe 150 le passage suivant : « De nombreuses communautés chrétiennes proposent déjà des parcours dans la foi pour les personnes homosexuelles : le Synode recommande de les encourager ». Mais à nul moment, le document ne rappelle, comme le catéchisme de l'Église le confirme, que les actes homosexuels sont intrinsèquement désordonnés. Pas plus que n'est réaffirmé solennellement au cours de ces synodes répétés que l'acte charnel est lui aussi désordonné s'il est séparé de la finalité qu'est la procréation, que son usage extra-conjugal est contraire à l'ordre voulu par Dieu, comme cela a été enseigné pendant deux mille ans. Or, une des dernières fois où ces principes furent clairement résumés, ce fut à l'occasion de la publication de l'encyclique Humanae Vitae le 25 juillet 1968 mais à l'heure où Paul VI était proclamé saint, les journalistes remarquèrent que ses écrits sur le sujet avaient été savamment éclipsés du synode. Mgr Bruno Forte, l'un des rédacteurs des documents de travail, a cependant assumé cet oubli : « Nous n'en avons pas parlé. Il ne me semble pas qu'il y ait eu d'éléments à prendre en considération : ce qui compte dans ce message, c'est la valeur que doit avoir la procréation responsable, un message fondamental qui reste. » Un tel oubli et même la volonté délibérée de ne pas éclairer davantage la jeunesse sur ce point ne sont-ils pas surprenants quand on considère les dangers auxquels elle est confrontée ? Toujours est-il que, après la triste affaire McCarrick et les révélations de Mgr Carlo-Maria Vigano, il devenait très compliqué pour ceux qui voulaient introduire une brèche pour légitimer l'homosexualité d'insister sur le sujet…

Un texte obscur

Dans le document final du synode, les pères chargés de sa rédaction ont écrit à propos des jeunes : « Beaucoup d'entre eux trouvent que notre monde ecclésial est complexe à déchiffrer. » (§ 130). À vrai dire, le long texte de soixante pages n'est pas non plus facile à appréhender. Cela est sans doute dû au fait que, la jeunesse ayant part à tous les faits de société et à tous les domaines de l'Église, une multitude de points les plus divers sont abordés, certains ne concernant d'ailleurs pas exclusivement les jeunes, comme la crise migratoire, l'écologie, la place des femmes, etc. Aldo Maria Valli faisait remarquer, non sans justesse qu'un : « raisonnement qui fait des jeunes une catégorie [le] convain[quait] peu. Comme si les jeunes étaient une espèce animale particulière. En réalité, les jeunes, exactement comme les adultes et les vieux, ont besoin de recevoir de l'Église une doctrine juste, une liturgie respectueuse et la réaffirmation des vérités éternelles ». À cet égard, les chapitres apparaissent bien souvent comme des textes de compromis, usant de verbes nuancés, pour contrebalancer des arguments. Ils sont très rarement définitoires. C'est pour cette raison que les moyens pour guider la jeunesse, peut-être parce que les décisions ou même les constats ne faisaient pas l'unanimité au sein de l'aula, n'apparaissent pas clairement. Quand les paragraphes du texte final furent votés les uns après les autres par les pères, ils le furent en peu de temps à partir de leur unique version italienne, ce qui suscita de vives réactions parmi les pères comme parmi les journalistes. Plusieurs semaines après la fin du synode, le site du Vatican ne faisait d'ailleurs paraître qu'une version italienne, ce qui n'œuvre évidemment pas en faveur d'une large diffusion de ce long texte. Néanmoins, au milieu, aux paragraphes 120 à 123, les observateurs ont bien relevé un passage très expressif, relatif à la nécessité de faire progresser la pratique synodale dans l'Église, thème qui n'avait pas été abordé dans l'aula aux dires des commentateurs, essentiellement tournée sur les questions liées à la jeunesse. Pourtant, l'ouverture à la synodalité est promue de façon résolue pour une Église décrite tantôt église « dynamique et émouvante », tantôt « participative et co-responsable ». Derrière ces termes se cache la volonté de dépasser le schéma hiérarchique de l'Église établie par Notre Seigneur et confiée aux Apôtres. Toujours pour éviter le fameux « cléricalisme », il faudra donc relativiser le statut des clercs : « Animés par cet esprit, nous pourrons évoluer vers une Église participative et coresponsable capable de se munir de la richesse de sa diversité, en recevant avec gratitude l'apport des fidèles laïcs, y compris des jeunes et des femmes ». Avec le paragraphe sur l'homosexualité, ce passage sur une Église synodale fut le plus contesté, même s'il a obtenu les deux-tiers des voix. Au regard de l'actualité, on aurait pu craindre que le célibat ecclésiastique en prenne un coup, mais il est réaffirmé au paragraphe 110. La conclusion du texte est, par ailleurs, très claire et fort bienvenue, elle explique de façon précise et enflammée qu'aucune jeunesse ne pourra être dignement préparée au futur si elle ne cherche pas d'abord à se sanctifier et si les hommes d'Église ne visent pas le même but. Mais les moyens proposés aux jeunes pour l'atteindre ne sont pas toujours faciles à déceler. Sur les soixante pages, seul le paragraphe 110 évoque rapidement les : « retraites, exercices spirituels et pèlerinages ». Le scoutisme n'est même pas cité. Pourtant ces moyens auraient objectivement eu davantage leur place que l'écologie ou les longs passages liminaires sur l'écoute ou la sexualité. De façon générale, s'il y a des constats lucides sur le manque d'engagement des jeunes, les dangers auxquels ils sont confrontés, comme la pornographie ou la drogue, ils sont souvent noyés dans des formulations fort nuancées, très rarement contraignantes, dont des passages entiers ressemblent davantage à une description sociologique qu'à un enseignement. Aussi, dans quelle mesure un tel écrit pourra-il susciter la curiosité des jeunes générations ? « Que demandez-vous à l'Église de Dieu ? » demande le prêtre au jeune baptisé. Ses parrain et marraine répondent : « La Foi ». Le prêtre interroge alors : « Que vous procure la Foi ? » et il s'entend répondre : « La vie éternelle ». Les jeunes catholiques sont comme ces enfants baptisés dans ce rite traditionnel, ils réclament à l'Église d'être baptisés, d'être enseignés, d'être sanctifiés, d'être emmenés vers le Ciel. C'est d'ailleurs cette soif qui fait leur jeunesse. Si les hommes d'Église cherchent à affiner cet appel à travers le langage des jeunes de leur époque, alors ils ont raison de réunir ces foules et de les encourager. Le texte final du Synode va même très loin, il déclare que : « même aujourd'hui, Dieu parle à l'Église et au monde entier par le biais des jeunes, de leur créativité et de leur engagement, ainsi que de leurs souffrances et de leurs demandes d'aide. » Mais si les clercs pensent entendre la voix de Dieu à travers les propos de jeunes qui refusent résolument de suivre l'Église, qui veulent encourager l'amoralité en promouvant l'homosexualité et le libertinage, qui renoncent catégoriquement à la chasteté, qui veulent travailler à la progression de la culture de mort, ce n'est plus la jeunesse qu'ils écoutent, c'est un monde mort et repu, c'est celui des ténèbres. Or c'est malheureusement, pour partie, cette catégorie, vieillie avant l'heure, que L'Église a reçue et écoutée, une foule qui insiste pour dire qu'elle n'a plus soif.

Côme de Prévigny

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vendredi 23 novembre 2018

Ver "¡FELIZ NAVIDAD! ¡FELIZ PROMESA! por Agnus Dei Prod"

Ver "Leçon de catéchisme N° 107, la prière."

Ver "Pascendi Dominici Gregis et l'immanence vitale"

Marche Pour La Vie 2019 : mobilisation !



MARCHE POUR LA VIE : objection de conscience pour tous !

 RDV le dimanche 20 janvier prochain à Paris !

Pour rappeler que la vie humaine doit être respectée de sa conception à sa mort naturelle. 

Pourquoi ? Parce que plus de 220 000 avortements sont toujours pratiqués chaque année et qu'il n'y a ni volonté politique ni prise de conscience collective pour faire diminuer le nombre d'IVG en France. Leurs conséquences sont autant de drames vécus par des femmes et des familles entières, mais pas seulement : les médecins sont de plus en plus nombreux à faire valoir l'objection de leur conscience qui les dissuade de pratiquer un acte contraire à la médecine, et qu'ils jugent intrinsèquement mauvais

Face aux menaces qui pèsent sur la liberté de conscience des professions médicales, face aux nouvelles transgressions annoncées par la révision de la loi de bioéthique (PMA, libéralisation totale de la recherche sur l'embryon, marchandisation du corps de la femme), nous appelons toute la société civile, médecins, chercheurs, biologistes, femmes enceintes, à faire valoir leur droit à l'objection de conscience le dimanche 20 janvier 2019 à Paris.

L'être humain ne peut pas être une marchandise, un objet de laboratoire, une variable d'ajustement des désirs du moment. Face à la marche de la mort, nous appelons les Français à se mettre en marche pour la vie.

Aidez-nous dès maintenant pour faciliter l'organisation et partagez ce message à tous vos contacts :

La Marche Pour La Vie ne vit que de vos dons !

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Marche pour la vie - 2 rue de l'Arrivée, 75014 Paris